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Progetto case: mettere a fuoco un patrimonio da valorizzare (intervista)

Progetto case: è stato utile a fermare l’esodo degli aquilani nei primi momenti del post-terremoto. In molti si dirigevano verso la costa, altri raggiungevano le grandi città, oltre i confini. Si è trattato di una risposta fruttuosa, sul momento, data l’emergenza. Quando gli abitanti hanno ricostruito, c’è stata un’apertura nei confronti di coloro che fanno riscontrare fragilità sociale, di giovani coppie e single. Si parla di destinare ora questi nuclei abitativi a studenti e turisti, via via che le persone rientrano nelle case di proprietà: si tratterebbe di alloggi con prezzo calmierato. Ma non mancano problematiche rilevanti. Abbiamo interpellato in argomento Lelio De Santis, consigliere comunale, segretario regionale dell’Italia dei Valori e Capogruppo di L’Aquila Cambiare insieme. “Si tratta di 5500 alloggi in totale; 4450 per il Progetto Case, posto che quelli che restano sono Moduli abitativi provvisori. Il Comune a emergenza trascorsa, nel 2012, si è trovato ad amministrare un patrimonio ingente: non aveva attrezzature, competenze, personale. Avevo allora la delega al Bilancio. Ma facciamo un passo indietro. Per costruire fu spesa una cifra ingente. Un miliardo, per un totale di 2750 euro a metro quadrato: sembra di essere a Roma, a piazza Venezia“. Come doveva muoversi il Comune di L’Aquila, con questa realtà a disposizione? “Si trattava di amministrare una realtà rilevante, nella consapevolezza dei costi di gestione. Una problematica da focalizzare in primo luogo è quella della riscossione delle utenze, che avrebbe dovuto essere organizzata nella giusta maniera fin dall’inizio: il Comune non era dotato di personale esperto e la problematica si protrae tuttora”.

Progetto case: la ricostruzione tra provvisorio e definitivo

Che cosa avviene oggi? “Dall’applicazione del progetto della ‘Ricostruzione tra provvisorio e definitivo’ sono trascorsi 11 anni. Parliamo di alloggi ormai precari, con tutti i segni del tempo. Al fine di realizzare ciò, sono stati utilizzati anche terreni agricoli, che rendevano come tali. Nel 2014, ho avuto appunto la delega al Progetto case. Un complesso di servizi inadeguati ha portato, mentre il tempo trascorre, alla necessità di manutenzione: si pensi alla dispersione termica al piano terra delle costruzioni, che porta a costi aggiuntivi di riscaldamento. Ma ragioniamo sul problema spinoso delle utenze e del pagamento forfettario del canone: non funzionando la riscossione delle medesime è accaduto che Enelgas, per esempio, non sia stata pagata. Parliamo, nel complesso, di un buco colossale: 20-25 milioni in totale. La Corte dei Conti agì in argomento, condannando in prima istanza Massimo Cialente (allora sindaco), Alfredo Moroni, Fabio Pelini e la dirigente Patrizia Del Principe, successivamente assolti tenendo conto dell’emergenza“. Come vivono gli abitanti? “Mettiamoci nei panni degli abitanti del Progetto case: per l’anno 2017-2018, per esempio, le bollette non sono state emesse. Dopo tre anni di amministrazione di centrodestra, la situazione non è migliorata. Non si tratta, per i single e i nuclei familiari, di pagare gradualmente, ma di trovarsi a rimborsare cifre ingenti, che al più si possono rateizzare: parliamo di 5000-7000 euro circa, in una volta. I problemi che ruotano intorno a questo discorso sono tanti: nel 2014 Cese di Preturo ha fatto notizia per i balconi crollati, a causa dell’inadeguatezza della parte strutturale. Per miracolo non ci furono morti. Le strutture dei balconi stessi, senza guaina, erano esposte alle infiltrazioni: le vicende giudiziarie in argomento sono note”.

Progetto case: non bisogna rendersi complici, il disagio permane

Come agire in argomento? “Non si può “vivacchiare” nel silenzio e rendersi complici dello sfascio. Qualche giorno fa ho svolto una relazione relativa al Progetto case: in ambito tecnico e politico. La V Commissione ha deciso all’unanimità: ha inviato gli atti, le relazioni, i verbali alla Corte dei Conti, posto che il quadro non è migliorato e il disagio permane: è necessario dare un’impronta razionale a livello organizzativo. E’ stato evidenziato un debito di oltre 15 milioni, riferito ai mancati incassi dei canoni e dei consumi del gas. Da risorsa, questo patrimonio rischia di diventare fonte di criticità. Non bisogna dimenticare, infine, di valorizzare le piastre inutilizzate, per diverse finalità “.

Progetto case, ma non soltanto: a che punto è la ricostruzione?

“La ricostruzione privata è a buon punto, ma fanno sentire la loro mancanza le strutture di rilevanza pubblica: il Liceo classico, la biblioteca, il teatro, e naturalmente la sede unica del Comune. 35 milioni di euro sono stati stanziati a questo livello dopo il terremoto, con una delibera Cipe. Del Parco di Piazza d’Armi, con appalto a un’impresa di Caserta, del valore di 22 milioni e con ribasso del 50%, non si sa ancora nulla. Cerco di fare il mio lavoro in modo dinamico, autonomo, critico. Aspettando che L’Aquila recuperi il suo antico aspetto di nucleo ben delineato e non di realtà urbanistica polimorfica, dalle mille periferie”.

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