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Affaire randagi a Messina: nonostante le promesse, c’è un nuovo bando del Comune

Sull’affaire randagi a Messina, Day Italia News si deve “accontentare” delle notizie pubblicate ufficialmente all’albo pretorio e in generale sul sito del Comune. Dal 16 giugno a oggi, infatti, non si sono ottenuti riscontri ai tre distinti messaggi diretti all’assessore competente né alla richiesta di informazioni spedita via email sempre all’assessore competente, Massimiliano Minutoli.

 “No alla deportazione dei randagi messinesi”

La questione randagi sta a cuore a molti cittadini. Basti vedere il movimento social praticamente quotidiano sull’argomento. Movimento che – sia detto per inciso – già un paio di volte, soprattutto ma non soltanto attraverso una petizione che raccolse migliaia di firme in pochi giorni, nel dicembre 2019, ha bloccato di fatto i bandi precedenti per affidamento esterno del servizio di canile comunale al grido: “No alla deportazione dei cani messinesi”.

Comunque sia, a Messina per i randagi non c’è pace. Dopo quelli ritirati, in corso c’è un nuovo bando. Oggetto: “Affidamento tramite procedura aperta del servizio di canile comunale, per la durata di 2 anni – accordo quadro con uno o più operatori economici – CIG 830229890A importo 1.066.530,00 € di cui 10.665,30 € per oneri sicurezza non soggetti a ribasso asta – costo manodopera stimato dalla Stazione Appaltante 288.000,00 €”. La scadenza è fissata al 7 luglio.

Il senso è che sia i randagi via via accalappiati sia quelli attualmente nei rifugi andranno a finire in un qualche canile senza che i volontari che finora se ne sono occupati possano più saperne niente. E c’è da dire che nei rifugi ce ne sono tanti ormai anziani, spesso malati.

Che fine faranno i randagi di Messina?

Le domande poste via email all’assessore erano: Si tratta del terzo o quarto bando varato sulla questione. I precedenti sono stati ritirati o sospesi con la promessa (dichiarazioni di stampa): i cani di Messina resteranno a Messina. Come si colloca questo ennesimo bando rispetto a questa promessa? Non sarebbe più opportuno, e anche economico, venire incontro alle associazioni no profit che chiedono al Comune un investimento per un canile e un gattile sanitari, strutture di cui l’intera area metropolitana ha necessità? Cosa risponde alle associazioni animaliste hanno chiesto al Comune di acquistare ed eventualmente attrezzare un terreno affidandone la gestione alle stesse associazioni di volontariato, ovviamente con il controllo dell’Ente pubblico?

Le questioni non sono peregrine. Oltre alla straordinaria performance della petizione a riprova dell’attenzione da parte dell’opinione pubblica e oltre alla disponibilità continuamente confermata da parte dei volontari a trovare insieme con l’Ente pubblico una soluzione alternativa al canile esterno, c’è da dire che con l’equivalente della somma messa a bando – un milione di euro – moltissimo si potrebbe realizzare in termini di strutture, e con esse di buone pratiche da esperire e affinare. Strutture che verrebbero lasciate in dotazione al territorio. Un bando che “risolve il problema” per due anni, in effetti non risolve il problema, ma ne sposta la soluzione in là nel tempo.

Randagi e canili lager: una storia dell’orrore

La storia di Sam, il cucciolo salvato dal maxi sequestro di un canile Lager, è stata al centro della puntata del 13 giugno di “A 4 zampe”, su Rai 2. A Teano è stato scoperto un canile lager (e un esercito di zecche ha bloccato l’ispezione dei tecnici dell’Asl). È successo il 18 giugno. A sant’Ilario dello Jonio, nella provincia di Reggio Calabria, è stato sequestrato un canile lager a seguito delle indagini nate dalla denuncia di un’associazione. E sono stati deferiti un imprenditore e un dirigente dell’Asp (l’azienda sanitaria). Il sequestro è datato 24 maggio. In Sardegna viene scoperta una truffa milionaria, realizzata, neanche a dirlo, attraverso un canile lager. Viene indagato anche un veterinario. Era il 5 giugno.

Non sono che i primi risultati ottenuti su google. L’elenco dà l’idea dello scenario in cui ci si muove. E se tra un caso e l’altro, a essere indagata c’è anche qualche associazione, sono tanti i Comuni che – si legge nelle cronache giudiziarie – si scoprono “truffati” attraverso, appunto, le partecipazioni a bandi e/o gli affidamenti.

Ed è già scaduto il bando per l’accalappiacani

Ma la questione canile – la questione cioè che non c’è a Messina un canile comunale e, proprio per questo, si può adottare un bando che prevede l’affidamento del servizio a un canile esterno – ha forse fatto passare in secondo piano un altro tema, quello dell’accalappiamento dei randagi.

Tema che il Comune di Messina non ha però dimenticato. Così che oltre al milione di euro per il canile, ha messo sul piatto un’altra manciata di euro per l’accalappiacani. Il bando riguarda il “Servizio di cattura, prelievo e trasporto dei cani randagi vaganti, presenti nel territorio comunale di Messina, per la durata di anni 2 – Affidamento tramite procedura aperta – Importo 164.400,00 € di cui 3.288,00 € per oneri sicurezza non soggetti a ribasso d’asta –  CIG: 82178017E9 – CPV 98380000-0”. Ed è già scaduto, termine ultimo per presentarsi era infatti il 16 giugno.

Su questo bando le domande poste all’assessore Minutoli riguardavano tutte la procedura: Quanti candidati si sono presentati? Il servizio è già stato assegnato oppure no? Se si, chi ha vinto l’appalto? Nessuna risposta.

Ma quanto costa non risolvere il problema randagi?

Ma quanto costano i randagi a Messina, oltre al milione appostato per il canile e ai 164 mila euro appostati per l’accalappiacani? Un dato ufficiale può dare un’idea. È la “Liquidazione Ospedale Veterinario Didattico per servizio di pronto soccorso veterinario e degenza di cani e gatti randagi soccorsi nel Comune di Messina-mese gennaio/2020 CIG: Z7926D86BA”. Per un totale di € 10.824,06 Iva compresa. Ancora una volta, il problema del costo del randagismo esiste anche sotto il profilo meramente economico-finanziario. La domanda alla fine è se questo problema lo si voglia affrontare, ma soprattutto risolvere per davvero

Le soluzioni esistono, non c’è nulla da inventare

Ovunque si sia ottenuta una soluzione, questa è passata da una programmazione strategica, da incentivi alle “buone abitudini” dei cittadini (quindi alle adozioni, alle sterilizzazioni, alle cure comunitarie) e da campagne martellanti di comunicazione e informazione. L’Olanda è l’esempio più citato. Fino al 2000, anno più anno meno, ne vagavano per le strade olandesi tantissimi. Nel 2012 il report pubblicato dalla Animal Fundation Platform racconta una lunga storia. Il randagismo cominciò là dove i Comuni introdussero la dog tax. E là dove i proprietari si convinsero che i cani trasmettessero la rabbia – e c’è una terribile assonanza con l’attualità dei nostri giorni. L’Olanda però è un paese particolare. Amsterdam già a metà dell’Ottocento aveva il proprio canile nel quale accogliere i randagi. E i Paesi Bassi ebbero per primi in Parlamento esponenti del Partito Animalista. Anche l’associazionismo in difesa dei diritti degli animali è stato, ed è, fortissimo. “Sono stati aperti moltissimi centri per accogliere cani abbandonati, ma soprattutto i volontari hanno lavorato con le persone per far percepire loro il danno che creavano nell’abbandonare i loro amici a quattro zampe”. Oggi il recupero e la messa in sicurezza, la cura e il sostentamento dei randagi è un servizio pubblico senza costi. La legge olandese fa obbligo di sterilizzazione e castrazione gratuite, e ci sono dei giorni in cui si fanno i vaccini gratis, i maltrattamenti agli animali sono seriamente, e severamente, puniti, le tasse sull’acquisto di cani di razza sono altissime e le adozioni sono aumentate di conseguenza, la stampa e l’opinione pubblica seguono la tematica con interesse costante e animo vigile.

Come dire che non c’è nulla da inventare per risolvere il problema. E se alcuni atti sono possibili solo a livello di governo centrale, molte opzioni sono praticabili anche a livello locale.

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