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Riconversione incerta, un 2021 a rischio per La Centrale Enel di Vallegrande

E’ trascorso un anno dall’ ultimo incontro avvenuto nell’ auditorium dell’ Ap riguardante le politiche territoriali ed ambientali del nostro territorio senza risultati, tanto che gli stessi organizzatori di allora accusano di noncuranza coloro che si erano presi l’impegno di confrontarsi sul tema di riconversione dell’area Enel. Su questa situazione fanno leva i sindacati che puntano il dito contro l’azienda e le istituzioni, lanciando l’allarme attraverso un documento ufficiale condiviso che prevede il no stop dell’attività dell’impianto di Vallegrande. La centrale nel mese di giugno ha funzionato per la metà dei giorni disponibili nonostante la crisi energetica, tanto che il Mise ha autorizzato qualche giorno fa la chiusura del gruppo due a carbone di Brindisi, non pronunciandosi, tuttavia, sulla domanda di uscita dalla produzione per l’unità di La Spezia così da preannunciare la continuità dell’impiego del carbone da parte di Vallegrande ancora per il 2021. Le segreterie Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil mettono nel mirino la politica locale ribadendo che ad un anno dal loro convegno nulla è stato fatto, con proposte inascoltate. Ciò ha costituito il crollo delle iniziative attuate a favore della riconversione, in quanto gli enti locali hanno la responsabilità di non aver aperto il confronto con Enel sulla riconversione complessiva dell’intera area, ponendo l’esclusione del turbogas. Enel, nonostante questo, ha continuato imperterrita aggiudicandosi la gara nell’ ambito del ‘capacity market’ per la produzione a gas nel sito di Spezia nell’ anno 2023, con l’avvio della procedura di autorizzazione ordinaria aggiudicando la costruzione del nuovo turbogas ad Ansaldo Energia di Genova.

Difficilmente Enel sarà autorizzata, dunque, a spegnere in via definitiva la produzione in assenza di alternativa in tema di produzione energetica ‘in loco’. I sindacalisti ribadiscono, altresì, che al centro della controversia c’è anche il colosso dell’energia, il quale, non può desumersi dal fatto di non aver mantenuto le promesse, permettendo una più attenta valorizzazione sul territorio di un sistema di lancio di tecnologie più ecosostenibili per la produzione energetica. Senza trascurare la Regione, che avrebbe potuto e dovuto utilizzare la leva dei finanziamenti per le aree di crisi non complesse al fine di favorire la  realizzazione di un progetto di rilancio, tale da attrarre investimenti ad alta innovazione tecnologica. Tutto tace dallo scorso 22 novembre, data in cui era stato previsto il tavolo di confronto fra Regione ed Enel. I sindacati lanciano queste parole: -“Assumete un ruolo attivo, perché, nonostante la grande opportunità, l’area Enel non rientra attualmente in nessun progetto di riconversione oltre a quanto proposto in Regione. L’area di Vallegrande deve divenire la propulsione di un nuovo sviluppo del territorio, da tempo auspicato”. Dall’ inizio della vertenza traspare un dimezzamento dei lavoratori occupati, con un calo dai 400 dipendenti nel 2016 ai 200 attuali. Situazione, quest’ultima, che si contrappone a quella delle gare di appalto, per cui le stesse organizzazioni sindacali ritengono improrogabile la convocazione di un tavolo per monitorare numeri e professionalità, nonché, gli eventuali percorsi di riqualificazione professionale atti ad un nuovo futuro lavorativo nel sito. L’area di Vallegrande deve rappresentare il motore attivo dello scenario territoriale quale fattore aggregante per la città  e per ciò che concerne l’energia, l’occupazione e la tutela dell’ambiente.

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