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L’orco colpisce ancora, abusi e silenzi

E’ accaduto a La Spezia: un sessantaseienne si spaccia conoscente al fine di abusare su una bambina. Gli episodi risalgono a quando la piccola non  aveva compiuto ancora 10 anni e dagli accorgimenti della mamma per del sangue sugli slip è stato possibile denunciare. L’incubo risalente a circa un anno fa si è finalmente concluso con la sentenza del giudice Mario De Bellis del tribunale di La Spezia, il quale, ha condannato l’uomo alla pena di 5 anni di reclusione per violenza sessuale con l’aggiunta del divieto per un anno di non avvicinarsi a luoghi frequentati da minori e l’obbligo di informare gli organi di polizia su spostamenti e cambi di residenza, tutto ciò per ragioni di sicurezza. La difesa ha puntato sul rito abbreviato, con la riduzione di un terzo della pena altrimenti l’accusato in assenza di precedenti penali avrebbe rischiato fino a 9 anni per la continuazione del reato. Il pm Federica Mariucci aveva chiesto una condanna a 6 anni. L’anziano dovrà, inoltre, riconoscere alla famiglia della vittima una somma provvisionale immediatamente esecutiva di 30 mila euro, oltre alle spese legali. I terribili episodi di violenza sarebbero accaduti tra l’estate 2018 e il febbraio del 2019. L’orco ha approfittato della fiducia riposta dalla famiglia che gli affidava abitualmente la bambina nell’abitazione dei genitori della minore, sita in Val di Magra. Infieriva sulle parti genitali della poverina tanto da procurarle lesioni traumatiche con fuoruscita di sangue e per mezzo dei prelievi citologici dagli indumenti della bambina, messi a confronto nell’indagine della genetista forense Marina Baldi, insieme  all’ incidente probatorio e all’ausilio della perizia psicologica, è stato possibile giungere alla sentenza di condanna. La parte civile è stata rappresentata in tribunale dagli avvocati Massimo Lombardi e Sabrina Romagnoli, mentre la difesa era affidata all’avvocato Riccardo Balatri. Grazie alla comparazione delle tracce di sangue e saliva è stato possibile escludere la possibilità del persistere di responsabilità da parte del padre della piccola vittima.

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