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'Le donne danno un grande contributo al Pil, ma vige ancora il patriarcato': intervista a Lorenza Patrizia Panei

‘Le donne danno un grande contributo al Pil, ma vige ancora il patriarcato’: intervista a Lorenza Patrizia Panei

Emancipazione delle donne: è una realtà? E’ una domanda da porre, poiché dopo la fine del lockdown non possiamo scacciare dalla memoria immagini di esponenti del genere femminile che vedevano insistere sullo stesso luogo i due ruoli, espletati rispettivamente nel lavoro e in famiglia. La cosa giusta da dire, forse, è che la figura dell’esponente del sesso debole si riconfigura continuamente. E’ uno stato di cose che salta agli occhi nel quotidiano, a un palmo da noi.
Abbiamo interpellato in argomento Lorenza Patrizia Panei, portavoce del coordinamento delle donne del Partito democratico per la Regione Abruzzo. “E’ alla ribalta della cronaca, in questo momento, la crisi economica e sociale: come nel dopoguerra, quando le donne ebbero un ruolo molto attivo, facendo un gran numero di sacrifici. Oggi rischiamo di perdere diritti consolidati, che le madri Costituenti hanno raggiunto in anni e anni di lotte. Dobbiamo mantenere in buone condizioni il patrimonio che ci è stato trasferito. Non dobbiamo lasciare andare questo testimone: è il nostro dovere più grande”.

Donne: rinunciare al lavoro da casa durante il lockdown

Durante il lockdown alcune donne hanno rinunciato al lavoro, e con il trascorrere del tempo il quadro non migliora: a chi giova? “Come è noto, le donne danno un grande contributo al Prodotto interno lordo. Tenere le donne in casa significa assistere a una crisi economica che peggiora. Durante il lockdown ho raccolto lamentele di donne, condividendo il loro punto di vista. Invitate a fare smart working, si trovavano di fronte a un doppio peso: familiare e lavorativo. Spesso hanno dovuto rinunciare alla loro attività produttiva, per occuparsi della cura di minori e anziani: il sostegno morale e materiale degli individui del nucleo familiare, nel nostro Paese, è tuttora delegato al cosiddetto sesso debole. Le attuali condizioni del mercato del lavoro non aiutano l’emancipazione: alla rinuncia si aggiunge la penuria di mezzi, a lungo termine”.

Donne: Abruzzo tra patriarcato e casi di femminicidio

La donna è ormai emancipata nella società del Terzo millennio? “Si può dare una risposta secca: ‘non ancora’. In Italia e negli Stati uniti, i sovranisti in ascesa minacciano la condizione femminile. Il femminicidio? Preferirei dire che in Abruzzo il problema non si pone, ma non è così. Quest’anno, ci sono stati semplicemente troppi casi. Bisogna supportare queste donne, perché denuncino disagi e situazioni insostenibili e si ribellino ai casi di violenza domestica, prima che si arrivi al punto di non ritorno: il danno di una mancata denuncia può essere irreversibile, posto che alla morte non c’è rimedio. Il cammino è in salita, poiché vige ancora il patriarcato e l’impedimento sussiste sul piano culturale”.

Donne: potenziare il rapporto di fiducia

Che fare? “Bisogna potenziare il rapporto di fiducia tra donne. Una donna può capirci meglio, rispetto a una persona di genere diverso”. In questo ambito c’è un solido lavoro intessuto pazientemente, a livello sociale. Che cosa avviene in positivo? “Si nota un avvicinamento delle donne al gruppo della Conferenza delle Donne Democratiche D’Abruzzo. Si tratta di un luogo autonomo di ascolto, che accoglie anche donne non iscritte al partito. Ci stanno cercando, al fine di aderire: il nostro lavoro viene riconosciuto. La sfida per noi donne è diventare compatte e mettere in comune. Bisogna lavorare per sgretolare i limiti che ci contraddistinguono e ci accomunano: abbiamo punti di debolezza importanti, ma dobbiamo agire per cambiare ogni contesto nel quale non ci sia permesso di avere il giusto ruolo. E’ necessario creare un’interazione colorata e duratura, promuovere la solidarietà. Per così dire, determinare una ‘sorellanza’, che permetta di raggiungere, poco a poco, anche quel che sembra impossibile”.

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