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Lockdown: L’estetica a due mesi dalla riapertura

A quasi due mesi dalla riapertura, parrucchieri ed estetisti fanno i calcoli e, sottraendo gli altri due mesi di chiusura a causa dell’emergenza Covid-19, tirano il totale.

A quasi due mesi dalla riapertura, parrucchieri ed estetisti fanno i calcoli e, sottraendo gli altri due mesi di chiusura a causa dell’emergenza Covid-19, tirano il totale.

Lo fa anche Anita, titolare del salone “Enjoy the look” di Rignano Flaminio (RM), avviato sette anni fa con altre due colleghe parrucchiere, che conferma quanto emerso da un’indagine CNA: I costi di gestione sono aumentati (per la messa in sicurezza dei locali, per l’igienizzazione degli stessi e per i dispositivi di protezione individuale), i clienti hanno ridotto la frequenza ( se prima ci si recava anche solo per una piega, oggi lo si evita) mentre i tempi di lavoro si sono dilatati per essere in grado di poter accontentare tutti.

Secondo l’indagine, i costi in più non sono solo legati all’igiene e alla sicurezza: in alcuni casi sono stati rilevati aumenti anche nei prezzi per l’acquisto dei prodotti utilizzati nei saloni, come shampoo e smalti per unghie.

Ora che siamo in due – spiega Anita -, perché una dello staff è in maternità, ci possiamo dedicare ad altrettante persone per volta. Il nostro modo di lavorare non è cambiato molto rispetto al pre-Covid: Le clienti sono sempre state seguite con la massima attenzione per l’igiene. Di diverso ora c’è che siamo costretti tutti a tenere la mascherina e non possiamo tenere persone in attesa. Qundi, non possiamo dedicarci ad una cliente mentre un’altra attende che la tinta attecchisca, per esempio. Ho dovuto comprare una grande fornitura di presidi per la sicurezza nostra e dei clienti, oltre a quelli per adeguare il negozio alle disposizioni. Nelle prime settimane di apertura abbiamo lavorato molto: Tutti sono accorsi per taglio e colore ma, diversamente da prima, è difficile che vengano più volte anche solo per una piega. Questo ha comportato una riduzione degli incassi a fronte di un aumento invece dei costi di gestione che invece restano fissi“.

La cosa più difficoltosa – racconta ancora Anita – è stata quella di interpretare le informazioni che mano a mano uscivano per potersi adeguare alle norme sanitarie. Le prime versioni prevedevano dispositivi usa e getta per ogni cliente. Successivamente le linee guida entrate in vigore hanno, ad esempio, eliminato l’obbligo dei guanti. Poi l’usa e getta è diventato ‘monouso’, quindi, in teoria potrei utilizzare anche le mie mantelline, camici e simili se li uso per un unico cliente e poi li lavo e li igienizzo, come d’altra parte ho già sempre fatto, ma non è così ovvio. Di certo è diventato più complicato lavorare, per fortuna i clienti capiscono la situazione e nessuno si lamenta. Anzi, credo siano addirittura contenti per il nostro rispetto rigoroso delle norme e per l’attenzione che riserviamo loro per garantire la sicurezza di tutti”.

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