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Terzo settore partner delle amministrazioni, la Toscana lo tutela con una legge

Terzo settore partner senza appalto delle amministrazioni, la Toscana lo tutela con una legge

Terzo settore partner delle amministrazioni, la Toscana lo tutela con una legge, «É una notizia straordinaria, abbiamo anticipato il dibattito nazionale approvando una legge che permetterà alla nostra regione di attuare un sistema all’avanguardia di stretta collaborazione fra pubblico e terzo settore. Si chiude un percorso articolato avviato un anno e mezzo fa che non può che renderci orgogliosi di questo risultato». Sono le parole del presidente di Cesvot, Federico Gelli, che saluta così la notizia dell’approvazione della legge regionale sul Terzo settore in Consiglio Regionale della Toscana.

Nello specifico, attraverso la nuova legge che disciplina l’attuazione dell’art. 55 del Codice del terzo settore, le amministrazioni regionali e locali, in nome del principio di sussidiarietà (come afferma la Corte costituzionale, un «canale di amministrazione condivisa»), sono legittimate ad affidarsi agli enti di terzo settore in tema di co-programmazione, co-progettazione e convenzioni senza dover più ricorrere ad affidamenti mediante appalti pubblici.

«Si tratta di fatto – continua Gelli – di un riconoscimento normativo che arriva dopo una lunga serie di esperienze positive costruite nel corso degli anni in Toscana che hanno visto il Terzo settore un alleato fondamentale delle amministrazioni pubbliche nella costruzione di risposte immediate e concrete ai bisogni della comunità».

Il disegno di legge conclude un percorso avviato a febbraio 2019 dalla Conferenza regionale del Terzo settore, nato per adeguare la legislazione regionale alle novità della riforma del Terzo settore per coglierne le principali novità. Inoltre, il disegno di legge ha in sostanza anticipato quanto recentemente deciso dalla Corte costituzionale con la sentenza n.131 del 2020, che ha affermato la piena legittimità costituzionale degli istituti della co-programmazione e della co-progettazione.

La legge regionale istituisce inoltre la Consulta regionale del Terzo settore, una sede unitaria di rappresentanza con funzioni di proposta e consultazione nei confronti di Giunta e Consiglio regionale, con l’obiettivo di diventare il luogo di raccordo fra le diverse “anime” del Terzo settore (ODV, APS, cooperazione sociale, fondazioni di origine bancaria, centro servizio per il volontariato, ANCI, Forum Terzo settore, ecc.) per assicurare una regia unitaria e sviluppare, così, politiche per il Terzo settore di sostegno e promozione. Ulteriore novità è pure la disciplina del volontariato individuale.

Anche su questo la Toscana regolamenta e disciplina per la prima volta l’attività di volontariato svolta al di fuori di enti del Terzo settore in rapporto diretto con la pubblica amministrazione. L’obiettivo è riconoscere un fenomeno in larga diffusione, ma all’interno di una cornice di regole che tutelino maggiormente – rispetto al passato – la spontaneità e l’autonomia dei volontari.

«Infine – conclude Gelli – desidero sottolineare la disciplina dedicata al ruolo del Centro di servizio accreditato per la Regione Toscana (CESVOT) riconoscendone una lunga esperienza di servizio al volontariato toscano, svolta non solo nei confronti degli enti del Terzo settore bensì pure della pubblica amministrazione. Dalla legge esce infatti rafforzata la capacità di costruire insieme alla Regione attività di «supporto tecnico, formativo e informativo per promuovere e rafforzare la presenza ed il ruolo dei volontari negli enti del Terzo settore». Voglio quindi ringraziare tutti gli enti e le associazioni che hanno contribuito a portare avanti in questi mesi una discussione costruttiva e virtuosa, l’intero Consiglio Regionale e in particolar modo il suo presidente Eugenio Giani e l’assessora regionale Stefania Saccardi per aver concluso un percorso mai scontato, che deve renderci orgogliosi del traguardo raggiunto ».

Promuovere e sostenere gli Enti del Terzo settore e le altre formazioni sociali, attraverso la definizione delle modalità del loro coinvolgimento attivo nell’esercizio delle funzioni regionali di programmazione, indirizzo e coordinamento e nella realizzazione di specifici progetti di servizio o di intervento finalizzati a soddisfare bisogni della comunità regionale. È l’obiettivo della proposta di legge “Norme di sostegno e promozione degli enti del Terzo settore”, illustrata all’aula dal presidente della commissione Sanità, Stefano Scaramelli (Italia Viva), che è stata approvata a maggioranza dal Consiglio regionale.

Scaramelli ha definito il provvedimento «molto importante, frutto di un percorso di ascolto e audizione molto attento”. Dopo aver ringraziato la Giunta per aver presentato il testo, i gruppi politici per il contributo apportato, gli uffici per il lavoro e le associazioni per i suggerimenti e la collaborazione, spiega che gli “Enti del terzo settore, di fatto, vengono parificati agli enti pubblici, esaltando i principi di solidarietà e sussidiarietà».

Attraverso la legge si intende rendere sistematica, disciplinandone l’ambito di applicazione e le modalità operative, la collaborazione tra Pubbliche Amministrazioni e enti del Terzo settore, prevedendone la regolamentazione con specifico riferimento agli istituti della co-programmazione e della co-progettazione. L’obiettivo, è quello di sostenere le attività degli Enti del Terzo settore, promuovendo lo sviluppo e il consolidamento della rappresentanza di settore e valorizzando il ruolo di questi soggetti come agenti attivi di sviluppo e coesione sociale delle comunità locali.

La norma disciplina anche l’istituzione, il funzionamento e i compiti della Consulta regionale del Terzo settore quale organo preposto a esprimere pareri e formulare proposte alla Giunta regionale e a promuovere, in accordo con quest’ultima, occasioni di confronto e consultazione, anche su specifiche tematiche. «Al Consiglio regionale, aggiunge Scaramelli, si riconosce un ruolo non solo di controllo ma anche di indirizzo». La proposta di legge prevede anche che le pubbliche amministrazioni possano stabilire diverse agevolazioni per il terzo settore, come la concessione per un massimo di trenta anni di beni mobili e immobili, l’utilizzazione non onerosa di beni per iniziative temporanee per attività di interesse generale e forme speciali di partenariato.
Tra gli elementi introdotti con gli emendamenti durante il lavoro in commissione, ha infine ricordato Scaramelli, «è stato rafforzato il principio delle tutele e del sostegno al mondo del volontariato organizzato, senza tuttavia voler scoraggiare le iniziative spontanee individuali. Ma l’esercizio collettivo di mettersi a disposizione degli altri è, secondo noi, un elemento fondante e costitutivo dell’idea di volontariato che abbiamo in testa».

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