« Torna indietro

Cdm Autostrade, una notte passata in salita.

A sorpresa, nella nottata è arrivata sul tavolo delle trattative una nuova proposta di Aspi che ha rimescolato le carte. Si è raggiunta un’intesta fra Governo e Aspi, con l’ingresso della Cassa Depositi e Prestiti e la graduale uscita di Atlantia.

A sorpresa, nella nottata è arrivata sul tavolo delle trattative una nuova proposta di Aspi che ha rimescolato le carte. Si è raggiunta un’intesta fra Governo e Aspi, con l’ingresso della Cassa Depositi e Prestiti e la graduale uscita di Atlantia.


Partito con la premessa del premier “O accettano le nostre condizioni o scatta la revoca” il Consiglio dei ministri, iniziato ieri dopo le 22, si è dovuto interrompere per l’arrivo di una controproposta last minute di Aspi che ha rimesso tutto in gioco. Con l’arrivo di nuovi elementi di discussione i protagonisti sono stati costretti a sospendere la seduta e optare in favore di una riunione ristretta, a cui hanno partecipato solo il premier Giuseppe Conte, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e la titolare del Ministero dei Trasporti Paola De Micheli.


Secondo le notizie filtrate da Palazzo Chigi durante il meeting a tre si sarebbe esaminata proprio quest’ultima proposta, inoltrata da Autostrade per l’Italia nel tentativo di evitare una revoca repentina della concessione autostradale. La mossa di Aspi però non è sembrata incontrare un forte gradimento presso il Presidente del Consiglio che ha lasciato filtrare di voler tenere il punto e ottenere ben di più di quanto offerto. Così le trattative sono continuate a oltranza in una notte agitata da accesi contrasti all’interno della maggioranza. Ma poi, con le luci dell’alba, è arrivato l’accordo.


Dando credito alle indiscrezioni, durante la notte si sarebbe discussa l’ipotesi di fare entrare in partita altri investitori fra cui uno pubblico, la Cassa Depositi e Prestiti e F2i. L’idea sarebbe quella di creare una public company di cui Cdp deterrebbe la quota di maggioranza mentre Atlantia che ora ha l’88% diventerebbe, ameno in un primo momento, un socio di minoranza con una quota residuale per poi uscire del tutto, in modo graduale, nel giro di 6 mesi o un anno. Le tempistiche di uscita della società che fa capo alla famiglia Benetton non sarebbero sembrate convincenti per il M5S che sembrava valutare la nuova offerta come “insufficiente”, alla fine però questo scenario è stato reputato come il più facilmente percorribile.


Alcune ore fa era stata data notizia di una lettera riservata inviata dalla ministra dei Trasporti Paola De Micheli al premier in data 13 marzo in cui si diceva “Considerata la delicatezza e la complessità della questione credo sia opportuno sottoporre al consiglio dei ministri la percorribilità della soluzione transattiva nei termini di cui sopra ovvero nei diversi termini che Tu e il Consiglio dei ministri riterrete individuare”. Nella stessa missiva si faceva menzione della proposta fatta da Aspi, un intervento di 2,9 miliardi e si chiede di rispondere con una controproposta per un aumento fino a 3,4 miliardi e l’ accettazione del profilo tariffario all’1,93% con rinuncia al contenzioso in essere verso l’Art e a gli altri coinvolti.


Sulla spinosa questione era intervenuta lo scorso 19 febbraio anche l‘Avvocatura dello Stato non escludendo che “in sede giudiziaria (nazionale o sovranazionale) possa essere riconosciuto il diritto di Aspi all’integrale risarcimento come effetto di una delibazione negativa della conformità dell’art.35 del decreto legge c.d. ‘milleproroghe’ ” e anche questo parere era stato poi incluso nella nota della ministra De Micheli a Conte, avvertendolo del rischio di trovarsi a pagare 23 miliardi di risarcimento, secondo i calcoli di Mediobanca e come ipotizzato dalla società in caso di revoca della concessione.


In base alla convenzione siglata tra lo Stato e Autostrade per l’Italia infatti, in caso di revoca e anche nell’eventualità questa dipendesse dal grave inadempimento del concessionario, il governo sarebbe in ogni caso tenuto a pagare ad Aspi i ricavi ritenuti come “prevedibili” fino alla scadenza del contratto, al netto delle spese e di alcune correzioni (art. 9 e 9 bis). Inoltre, nel caso di grave inadempimento accertato dai giudici, Autostrade per l’Italia dovrebbe pagare una penale allo Stato pari al 10% dell’indennizzo ricevuto. Dunque, anche nel caso Aspi si trovasse davanti a questo ultimo scenario, il più avverso, lo Stato dovrebbe comunque corrispondere alla società circa il 90 per cento dei guadagni a venire, al netto delle spese, fino al 2038.


Fra le possibili opzioni in campo si era ventilata anche quella del commissariamento, una soluzione ponte per poi arrivare, in un secondo momento, alla revoca della concessione. Parlando di questo scenario, il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Giancarlo Cancelleri (M5S) aveva detto: “E’ l’unico modo per avviare la revoca” e, andando un po’ più nello specifico del meccanismo, aveva spiegato che “Avviene attraverso la revoca di Aspi per cui non si perde neanche un posto di lavoro. La società continuerebbe a lavorare attraverso un commissario governativo. Dopodiché si mette al bando la concessione. Poi c’è il tema dei controlli di sicurezza. Noi come M5s stiamo proponendo che Anas subentri solo nella parte di controlli di sicurezza. Io oggi credo che il consiglio dei Ministri sia chiamato a prendere una decisione politica. Gli atti conseguenziali arriveranno dopo. Non dico che ci sia la revoca se dovessero arrivare delle proposte all’ultimo minuto da parte di Aspi che vanno nella direzione che è stata più volte indicata dal premier Conte. Ma questo deve contemplare la fuoriuscita totale dall’azionariato da parte di Benetton”.

Fonte: ANSA 15/07/20 Ore 00:10 – AGI 14/07/20 Ore 23:49 – Rai News 15/07/20 Ore 5:30

Edizioni