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Con il post lockdown l’economia è a rischio: pil in discesa ed un miliardo in meno per il turismo

Liguria –  In base al rapporto strategico presentato al Forum Ambrosetti, che apre la quarta edizione del Rapporto ‘Liguria 2022’, l’effetto dell’epidemia dovuta al coronavirus sull’economia ligure nel 2020 sarà rilevante, con una riduzione del Pil di -8.7%. Un dato inferiore sia rispetto alla media italiana sia rispetto a quella del Nord ovest (-9.2%).
Il dato è migliore, rispetto alle altre regioni, per il settore delle costruzioni, negativo invece il turismo con un -37% ed una perdita di spesa turistica con un miliardo in meno. Tra i valori positivi, rientranti solo nel primo trimestre 2020, vi è l’export manifatturiero con un più 38%, a fine anno la stima è di un calo del 6.7%. Nel 2021 si prevede invece un rimbalzo del Pil ligure del 4.1%. Negli ultimi 5 anni in Liguria sono migliorati  più del 70% i parametri che il The European House Ambrosetti ha studiato per analizzare l’economia ligure con un gruppo di imprenditori assieme alla Regione al fine di valutare i possibili investimenti e le capacità di crescita.

Questi dati appaiono migliorati nell’ultimo quinquennio anche in modo significativo in quanto è avanzata l’industria del mare ed il tessuto agro-food. Dall’osservatorio emergono anche alcune indicazioni per agganciare la ripresa, con la prosecuzione degli investimenti infrastrutturali, che potranno consentire alla Regione un recupero di 5 punti di Pil da qui al 2030. Il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti commenta così i dati  : -“La Liguria peggiora meno perché si è rimboccata molto le maniche. Siamo stati i primi a chiudere quando era il momento di farlo, siamo stati tra i primi a riaprire e tra coloro che hanno guidato la conferenza delle Regioni per riaprire con linee guida che fossero accettabili dalle categorie e non quelle regole un po’ strampalate che abbiamo visto uscire dal governo subito dopo la riapertura. La Liguria cresce di più – sottolinea – perché ha saputo rimboccarsi le maniche, durante il Covid ha tenuto aperti i suoi cantieri, perché ha seminato tanto. Adesso vogliamo dire forte e chiaro che la cosa peggiore di una pandemia inaspettata sarebbe non imparare nulla da questo e mi pare che, dalla ripresa della politica di queste ore, purtroppo la lezione non sia stata imparata. Un decreto semplificazioni che ancora non si vede, investimenti bloccati, la crisi delle autostrade irrisolta, tanta propaganda e pochissimi fatti. Credo che questo sia il vero male che non debelleremo nel Paese”. Al Forum Ambrosetti interviene anche il professor Matteo Bassetti con i dati dell’epidemia : Difficile fare previsioni ma non rivedremo quanto vissuto a marzo e aprile. Dobbiamo guardare con meno preoccupazione a novembre e dicembre perché il virus è mutato e perché siamo più bravi a curarlo. La letalità del Covid 19 in Italia è la più alta al mondo ma negli ultimi 30 giorni è dell’uno per cento rispetto al 14% dei primi mesi. Oggi gran parte dei casi scoperti sono asintomatici. A marzo avevamo una letalità sui pazienti ricoverati in malattie infettive al San Martino del 10%. Da giugno ad oggi abbiamo avuto un solo decesso”. Per Filippo Ansaldi, l’epidemiologo di Alisa, la chiave nella risposta sanitaria sta nella capacità di adattamento del sistema nel recuperare posti letto in terapia intensiva, dispositivi di protezione individuale e personale dedicato. Bassetti, inoltre,  ha anche parlato della possibile proroga dello stato d’emergenza in Italia per il Covid-19 ed ha commentato:- “Continuare a dire siamo in emergenza semplicemente perché dal punto di vista normativo, burocratico questo facilita alcuni passaggi, non vorrei fosse interpretato all’estero come un fatto negativo, vista l’importanza per un Paese come il nostro della reputazione in termini di turismo e non solo. Io credo che oggi non siamo più in emergenza e, prorogarla di 6 mesi in 6 mesi, mi pare un po’ esagerato”. Dal quadro generale analizzato e discusso si prevede una lenta e al contempo probabile ripresa.

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