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The European House-Ambrosetti

Coronavirus, in Liguria, lo studio Ambrosetti: Pil -8,7%, 13,7% dei lavoratori a rischio e più di 30mila famiglie verso la povertà

Coronavirus, in Liguria, lo studio Ambrosetti, ieri, al Ducale: ecco i dati

Liguria – Quanto hanno inciso le conseguenze del lockdown in Liguria?

I numeri dello studio “Liguria 2022” presentato, ieri, dall’ad di The European House-Ambrosetti, Valerio De Molli, a Palazzo Ducale, parlano di una Liguria che sembra essere sopravvissuta meglio di altre regioni agli effetti del lockdown. Di contro, però, l’impatto sulla vita reale delle persone in termini assoluti è decisamente drammatico a giudicare dalle cifre dello stesso studio: 95mila posti di lavoro a rischio (ma potrebbero essere di più) e 30mila famiglie che finirebbero sotto la soglia della povertà relativa entro la fine del 2020.

Studio Ambrosetti: i dati del report

Una riduzione dell’8,7% del Pil ligure a fine 2020, da 44,1 miliardi di euro a 40,3 miliardi. Un calo pesante, dovuto agli effetti della crisi sanitaria legata alla pandemia di Covid-19, che nel resto d’Italia si prevede ancora più forte (-9,1%), così come nel Nord-Ovest (-9,3%) e nel Nord Est (-10%). Il rimbalzo atteso dallo studio Ambrosetti per il 2021 è del 4,1%, con un picco massimo a Imperia (+4,5%) e un minimo a Savona (+1,1%).

In termini occupazionali, entro il 2020 sarebbero a rischio il 13,7% dei lavoratori liguri, pari a 95 mila occupati. Un calo più sostenuto, secondo il modello previsionale, nelle costruzioni e nel manifatturiero. In Italia la percentuale dei lavoratori a rischio è stimata al 14,2%. Nella peggiore delle ipotesi, significa che quasi un lavoratore su sei potrebbe ritrovarsi disoccupato prima che inizi il 2021.

L’impatto della crisi sanitaria potrebbe riversarsi anche sulla ricchezza delle famiglie, facendo salire al 56% il numero dei cittadini liguri in povertà relativa (dalle 55 mila famiglie del 2019 alle 85 mila nel 2020).

Report Ambrosetti: i settori maggiormente colpiti dagli effetti della Covid-19

Tra i settori maggiormente colpiti , in particolare, il settore manifatturiero (qui rischia il 23% dei lavoratori, quasi un quarto) e quello delle costruzioni (il 29%, praticamente un terzo), per quanto la contrazione sia meno marcata rispetto alla media nazionale. Ma l’impatto maggiore è previsto soprattutto su due punti forti dell’economia ligure. Nel turismo il calo di valore aggiunto è previsto tra il 37% e il 47% con presenze turistiche che potrebbero ridursi, entro fine anno, anche di 5,4 milioni di unità (-35,7%). Da ciò deriverebbe anche un minor gettito di spesa turistica, che il rapporto stima in un intervallo compreso tra lo 0,5 e il miliardo di euro.

Anche l’economia del mare, settore per cui la Liguria è prima in Italia per peso sul totale delle altre attività economiche, ha subito un notevole impatto della crisi sanitaria. Si stima una perdita di valore aggiunto direttamente generato dal settore tra lo 0,7% e il miliardo di euro in Liguria, con Genova la provincia più colpita. La riduzione del valore aggiunto indotto è stimata invece tra l’1,2 e l’1,8 miliardi di euro, per una perdita complessiva del valore aggiunto legato all’economia del mare ligure compresa tra l’1,9 e i 2,8 miliardi di euro.

Il tasso di occupazione: oggi e quando finirà la cassa integrazione

Il tasso di occupazione è calato dello 0,8%. Finora la cassa integrazione ha evitato il tracollo: si stima che in Liguria si passerà da 1 milione di ore nel 2019 a 11,4 milioni a fine 2020.

Il bilancio finale, però, si redigerà, probabilmente, quando finirà il blocco dei licenziamenti, cioè dopo agosto, a meno che non vengano accolte le richieste dei sindacati che vogliono prorogarlo sino a fine anno.

Export è cresciuto a salvare parzialmente la Liguria

Controcorrente il dato sull’export che, grazie alla struttura economica anticiclica del territorio ligure, ha segnato un +40% nel primo trimestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, trainato soprattutto dalla cantieristica navale, così che le previsioni al 2020 evidenzino una contrazione molto più ridotta (-4,7%) contro quello della media italiana (-17,2%).

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