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Biffoni consegna il Gigliato d’oro al pluripremiato Sandro Veronesi

E’ stato un momento emozionante, quello durante il quale il sindaco di Prato Matteo Biffoni a fianco dell’assessore alla cultura e Simone Mangani, ha consegnato allo scrittore pratese l’onorificenza cittadina: Il gigliato d’oro.
La serata , nella splendida cornice del Castello dell’imperatore è stata organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune e dalla Provincia di Prato in collaborazione con Kiwanis Club.

Il sindaco, con la fascia delle grandi occasioni, ha accompagnato la consegna del Gigliato con queste parole
“ Questo premio non è mio né della giunta, né di qualcuno ma è il premio di tutti ad un pratese che ha reso lustro alla città. E’ una certificazione che riconosce la straordinaria capacità di racconto , passione e talento di Sandro Veronesi, vincitore per ben due volte del più prestigioso premio letterario italiano. Riconosciamo i meriti letterari di Sandro Veronesi che con il libro “Il colibrì” e non solo, ha rinnovato la tradizione degli scrittori pratesi nel panorama letterario nazionale.”

Sandro Veronesi ha accolto di buon grado il premio “Ringrazio per l’onoreficenza cittadina, la più alta che mi è stata appena consegnata e per le parole che sono state spese.Ringrazio tutta l’amministrazione e kiwanis Club e tutti quelli che hanno voluto questa serata importante in un luogo altrettanto importante ” dichiara Veronesi guardando i merli del castello Svevo e prosegue “mi viene da citare Ennio Flaiano il primo vincitore del premio Strega, e da dire che in un anno per tutti orribile, io sono stato perseguitato dalla fortuna. Flaiano apprezzerebbe questa affermazione.”

Alla consegna del primo è seguita l’intervista di Stefano Coppini per la rassegna Libri d’Italia e interrogato sulla sua scritturua Veronesi non ha esitato ad affermare che tanto deve la sua narrativa alla città dove è vissuto: “ Ho avuto la fortuna di essere cresciuto in questa città che mi ha dato modo di testare la mia vocazione letteraria. Per molto tempo sono stato preso in giro dai miei amici, perché in questa città si lavorava molto concretamente e il mio lavorare scrivendo non era preso sul serio, ma io ho proseguito a schiena dritta e testa alta.” 

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