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Salvatore Biazzo e 90° minuto

Il libro di Salvatore Biazzo dedicato alla storia di 90° minuto

Biazzo e 90° minuto, «Grazie Ameri, a Te Valenti…», una storia lunga 50 anni

Salvatore Biazzo, volto noto della Rai al centro di mille sfide sportive sempre raccontate con puntualità e grande professionalità, ha un grande merito: riporta alla luce, con mille sfaccettature una storia incredibile, quella di “90° minuto”, nota trasmissione della Rai. Firma un libro ricco di sorprendenti testimonianze, legato da una vera grande passione: tracciare gli eventi sportivi, i profili ed anche le storie, spesso inedite, di uomini che hanno reso televisivamente impeccabili quelle imprese.

E’ un libro così prezioso da diventare quasi un cult, nella biblioteca ideale, di chi ama lo sport e tutto quello che ruota intorno. Novantesimo minuto non è solo una trasmissione, in un certo senso, è quell’intervallo settimanale, ritmato dalle imprese pallonare, che traccia una parte della storia degli ultimi 50 anni del nostro Paese. 

Davvero da non perdere, “Grazie Ameri, a Te Valenti – Nel cinquantenario di 90° Minuto, miti, leggende e finanche storie vere”. 416 pagine per dire grazie anche a Salvatore Biazzo che, con la consueta bravura, coglie oltre le storie la stessa anima di questo bellissimo percorso, non solo professionale. (Bruno Guerriero)

La storia e i protagonisti di 90° minuto

«A inventare 90° Minuto fu un napoletano, Maurizio Barendson, uno dei ‘ragazzi di via Chiaia’, frequentatore del lungomare e della casa caprese di Curzio Maltese insieme agli altri ragazzi, Raffaele La Capria, Francesco Rosi, Samy Fayad, Luigi Compagnone, Foà, Antonio Ghirelli, Mimì Rea. Giornalisticamente si mette in evidenza nel ’46 quando, in occasione di Italia – Austria a Milano intervista in esclusiva Vittorio Pozzo, giornalista e vincitore come allenatore dei Mondiali del ’34 e del ’38. Fu, tuttavia, negli studi della Settimana Incom, sulla Nomentana, a Roma, che Barendson intuì quanto diversi fossero il giornalismo scritto e quella della televisione, e quanto racconto ed emozione contenesse un’immagine, un fotogramma. E, difatti, in uno dei suoi primi appuntamenti settimanali, nel ’61, si lascia riprendere nello studio mentre osserva controluce una pellicola fa un commento di quindici secondi e lancia il video delle azioni salienti: è il format di 90° Minuto, che da idea trasformerà in. progetto quando, varcato il portone della Rai, incontra due vecchi amici della redazione del rotocalco romano ‘TotoSei’, Paolo Valenti, romano, e un altro napoletano poco noto, Remo Pascucci. Valenti viene da quindici anni di radio, Pascucci da una lunga militanza nella carta stampata. Chi viene dal cinema, padre putativo della televisione, e dai cinegiornali, modelli cui si ispireranno i telegiornali, è lui, Maurizietto Barendson, il napoletano discendente da una famiglia di orafi olandesi di origine ebraica. Lui e Valenti, sottolineando la sproporzione sul piano informativo tra radio e tv rispetto al campionato di calcio e allo sport in genere, con la collaborazione dell’uomo – macchina Pascucci, ottimo organizzatore e loro caposervizio a ‘RotoSei’, perfezionano il progetto di 90°Minuto, finalmente possibile perché i mezzi della Rai finalmente consentono i collegamenti multiplex. Così, con poche immagini, in pellicola, commenti e qualche timido collegamento nasce la trasmissione più popolare di sempre, il 27 settembre del ’70.

Cinquant’anni dopo un giornalista che fu protagonista e personaggio di quella trasmissione, Salvatore Biazzo, ha pubblicato per Guida Editore il libro ‘Grazie Ameri, a Te Valenti – Nel cinquantenario di 90° Minuto, miti, leggende e finanche storie vere’.  Ameri e Valenti furono assunti insieme, lo stesso mese, ma non si sono passati mai la linea, ma poiché la maggior parte di coloro che hanno contribuito a far grande la trasmissione provenivano dalla radio, il giornalista, ex capo redattore della Rai, ha ricostruito non soltanto la storia di Novantesimo ma anche di Tutto il Calcio Minuto, finalmente dando il dovuto spazio a Nicolò Carosio, da cui sono discesi Ameri, Ciotti, Giobbe, Martellini, i Ferretti padre e figlio, Provenzali, Cucchi, Gentili, Dotto, fino ai nostri giorni e quelli passati alla tivvù come Beppe Viola. L’autore ci rivela particolari inediti della vita di ciascun personaggio raccontato. Roberto Bortoluzzi, quello di “Qui studio centrale, un rapido aggiornamento da tutti i campi, cominciamo da Ameri…a te Ameri”, era napoletano di Portici e non milanese, per quanto si swntiva ‘nato’ a Corso Sempione, ma soltanto perché a costruire la sede rai milanese in quella famosa starada era stata il padre.

Il libro, 416 pagine, che si leggono senza affanno, è una miniera di informazioni e di rivelazioni. Ecco perché nel sottotitolo ‘finanche storie vere’, perché i personaggi che ci trasferivano entusiasmo o delusioni dal tubo catodico erano dei grandi professionisti con alle spalle storie professionali e umane, vere per quanto incredibili.

Luigi Necco, l’inimitabile, straordinario protagonista del teatrino di Valenti scoprì il Tesoro di Troia dopo anni di studio e di splendidi reportage. Ed ecco un’altra rivelazione, l’attuale Governatore della Puglia, Emiliano, decise di fare il magistrato antimafia dopo aver incontrato Luigi Necco a Roccaraso, dove il popolare giornalista si stava riposando dopo l’attentato subito dalla camorra prima di una partita dell’Avellino, a Mercogliano.

La carrellata è strepitosa, pur essendoci un filo conduttore narrativo, i profili dei personaggi, oltre quaranta, sono raccontati in capitoli l’uno indipendente dall’altro. Così salta fuori Sandro Ciotti che recita Trilussa, suo padrino, e scrive canzoni censurate come ‘Veronica’, Ameri che perde un paio di milioni con lui a carte, Ferruccio Gard che dipinge, Strippoli, Vasino, Castellotti, Giannini, Bubba, Maffei, Galeazzi, Volpi, la Scarnati, la Ferrari, Franco Lauro, da poco scomparso come Beppe Barletti e Claudio Ferretti. Molto spazio Salvatore Biazzo ha voluto dedicare a quelli che ritiene gli autentici fuoriclasse, Ciotti, Necco, Viola. Beppe Viola, dice l’autore, fu un grandissimo. Ciotti aveva portato nel calcio la cultura, Necco aveva introdotto la sdrammatizzazione, lo sfottò, Viola l’ironia, un’arte istintiva che lo faceva emergere sempre su tutti. Autore di belle canzoni con Jannacci, e di gag al ‘Derby’, dove tirava giorno con Jannacci, Pozzetto, Abatantuono, Cochi, Teocoli. Di lui scrisse Brera, in morte: “La sua romantica incontinenza era di una patetica follia. Ed io, che soprattutto per questo lo amavo, ora ne provo un rimorso che rende persino goffo il mio dolore.” A 90° Minuto c’era anche Body Bill, ma per sapere chi era…»

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