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Mascherina: la popolazione si divide. Domande e comportamenti nel bresciano

Mascherina si, mascherina no. Mascherina forse. La nuova ordinanza di Regione Lombardia è da poco entrata in vigore e nel bresciano la gente si divide: c’è chi grida alla liberazione e chi invece si lamenta per la “troppa libertà”. Due modi di intendere il periodo di emergenza che inevitabilmente dovevano portare a elaborare modelli di interpretazione della realtà e di comportamenti differenti, quasi inconciliabili.

Mascherina si, mascherina no. Mascherina forse. La nuova ordinanza di Regione Lombardia è da poco entrata in vigore e nel bresciano la gente si divide: c’è chi grida alla liberazione e chi invece si lamenta per la “troppa libertà”. Due modi di intendere il periodo di emergenza che inevitabilmente dovevano portare a elaborare modelli di interpretazione della realtà e di comportamenti differenti, quasi inconciliabili. Ma vediamo di andare più a fondo.

L’ordinanza di Regione Lombardia

La nuova ordinanza è semplice, “pulita” in linea di principio anche se presenta delle criticità legate al vivere concreto, reale, a quello insomma che fanno le persone tutti i giorni. Inoltre, un’altra difficoltà arriva dall’arbitrarietà delle interpretazioni legittime e contrarie in certi contesti. Vediamo prima di tutto la novità: in Regione Lombardia, fino al 31 luglio, l’uso della mascherina all’aperto è obbligatorio solo se non c’è distanziamento. Qui potrebbero partire moti di gioia spontanea, ma il tema è interpretare che significa “se non c’è distanziamento”. Soprattutto all’aperto andare a calcolare la distanza interpersonale tra le persone (che rimane di un metro) non è né semplice né ragionevole, e più che vigilantes e forze dell’ordine occorrerebbero geometri particolarmente scaltri e veloci a calcolare traiettorie e perimetri. Si capisce che l’arbitrarietà la farà da padrone. Poi vi è il lato grottesco: passeggiando in città si può immaginare di dover continuamente togliere e mettere la mascherina, con tutte le criticità del caso: primo, occorre ricordarsi di farlo, secondo il continuo togli e metti rischia di diventare non solo stucchevole ma anche antigienico e addirittura veicolo di contagio, visto che la mascherina viene più spesso a contatto con le mani. Sempre fino al 31 luglio, rimane invece l’obbligo di mascherina al chiuso e sui mezzi pubblici. E qui, nessuna novità.

Poca chiarezza

Nemmeno l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è stata particolarmente brillante nella comunicazione sull’uso e sull’utilità delle mascherine. Ha detto tutto e il contrario di tutto, arrivando poi recentemente a un breviario minimo, che ogni persona di buon senso avrebbe potuto suggerire fin dall’inizio. La conseguenza è stata che nel mondo ogni stato ha fatto ciò che ha voluto, in barba a ogni legittima aspettativa di una linea comune in un momento di emergenza. Ciò che dice l’OMS è molto semplice: “le maschere vanno utilizzate sempre nei luoghi chiusi e affollati. E da sole non proteggono dal Covid-19, questo è bene ricordarlo”. È qui che l’OMS inserisce anche un avvertimento sull’uso delle mascherine: “Le persone – evidenzia l’OMS – possono potenzialmente infettarsi se usano le mani contaminate per regolare una mascherina o per rimuoverla e indossarla ripetutamente, senza pulire le mani nel frattempo”. Inoltre, per l’OMS “le mascherine possono anche creare un falso senso di sicurezza, portando le persone a trascurare misure come l’igiene delle mani e l’allontanamento fisico”.
 

Oltre il giusto e lo sbagliato

Dividersi dunque a che pro? Più che guardarsi male, sarebbe importante aiutarsi. Quel che conta è il senso di responsabilità individuale e il rispetto delle scelte altrui. Passeggiando per Brescia, e ancora di più per le città del bresciano che si affacciano sul Lago di Garda, si può vedere di tutto, di più. Un tripudio di comportamenti e, a ben vedere, di incoerenze che convivono sul nostro territorio: c’è chi considera la mascherina come un outfit, da abbinare alla camicia, c’è chi usa per giorni, settimane la stessa mascherina; c’è chi la porta al braccio, c’è chi la mette anche quando guida ed è solo in macchina, c’è chi la tiene in tasca e la usa al bisogno. Va così il mondo, l’Italia soprattutto ed è inutile arrabbiarsi. Nel bresciano in generale la norma viene rispettata, anche se pian piano si notano le incoerenze: perché i turisti la usano meno, e addirittura non vengono invitati a indossarle? Perché ci sono differenze nella popolazione, tali per cui a qualcuno è concesso non indossarla? Domande ingenue forse, ma che denotano che pian piano l’attività cerebrale sta iniziando a tornare agli antichi splendori. Con buona pace di tutti, sono proprio le domande che possono portarci a comportamenti responsabili. E, aldilà delle paure e dei vissuti personali, soltanto la tolleranza e la coesione potranno davvero farci voltare pagina.

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