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Confindustria perplessa per la replica di Fratoni alla richiesta di impianti

Pubblicato il 20 Luglio, 2020

Non finisce la querelle tra amministrazione e confindustria Toscana Nord in materia di rifiuti.Confindustria si dice sconcertata per la risposta dell’assessore Fratoni che ha liquidato la richiesta di termovalorizzatori come semplicistica ai fini della risoluzione del problema.

La replica dell’assessore Fratoni alle nostre dichiarazioni è francamente sconcertante. Il nostro appello per una Toscana che voglia e sappia gestire con civiltà ed efficienza gli scarti di lavorazione viene distorto attribuendoci sbrigativamente la convinzione che basterebbe avere termovalorizzatori e discariche per vedere risolto ogni problema.
Noi non abbiamo argomentato nella maniera sommaria e approssimativa che ci attribuisce l’assessore. Abbiamo insistito sulla necessità che i principi dell’economia circolare siano applicati in tutti i loro aspetti: l’adozione di regole e procedure agili che consentano di sottrarre al ciclo dei rifiuti la quota di scarti più alta possibile e la massima quantità di materiali usati; una pianificazione regionale che consenta di utilizzare gli scarti dell’edilizia e del lapideo per riqualificare area degradate; infine, certamente, abbiamo chiesto e chiediamo con forza che in Toscana la materia di scarto che non sia riutilizzabile in quanto tale serva a produrre energia in impianti di prossimità, così come dettano le regole dell’economia circolare.
Una posizione articolata, quindi, all’insegna del senso di responsabilità e della disponibilità delle aziende a mettersi in gioco; rilievi, i nostri, che dichiaratamente investono aspetti di profilo sia nazionale che regionale.
L’assessore Fratoni nel risponderci si concentra sugli impianti di smaltimento perché evidentemente la lingua batte dove il dente duole, o quantomeno dove duole di più.

All’importanza degli impianti di smaltimento credeva fino a qualche tempo fa anche la stessa amministrazione regionale: chi di noi ha partecipato ai tavoli regionali sugli scarti lo può testimoniare. Poi in Regione è passata la linea ‘se voi privati volete gli impianti fateveli, i rifiuti delle attività produttive sono affari vostri’: No, purtroppo non sono solo affari nostri. I privati hanno le mani legate, senza una pianificazione regionale sulle aree che possano ospitare gli impianti, sulle regole per la loro realizzazione e, possibilmente, anche su ragionamenti di sistema di dimensione più vasta che comprendano anche i rifiuti urbani e quindi il livello pubblico. Gli ostacoli che sta incontrando KME ne sono la dimostrazione. Dire ‘fatevi gli impianti’ senza creare un contesto che consenta (non diciamo “favorisca”, anche se sarebbe giusto: ci limitiamo a dire “consenta”) la loro realizzazione significa solo lavarsene le mani e assistere, evidentemente con indifferenza o compiacimento, all’indirivieni dei tir che portano i rifiuti toscani in giro per l’Italia e l’Europa.

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