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Esperanto

Esperanto, apre la serata inaugurale del Gezmataz Festival del 22 luglio a Genova: la “prima”del loro disco omonimo

Esperanto, apre la serata inaugurale del Gezmataz Festival

Genova – Serata di “numeri primi”, di nuove produzioni discografiche, nella serata inaugurale della diciassettesima edizione del Gezmataz Festival, nell’ambito della rassegna EstateSpettacolo 2020 al Porto Antico, con le luci della ribalta tutte per la Piazza delle Feste. In prima serata, mercoledì 22 luglio, alle ore 21, in scena Esperanto con il loro primo discoEsperanto’.

Esperanto: non c’è due senza tre

“Esperanto”, il progetto di ricerca sonora e compositiva che accosta il jazz alla world music, nasce nel 2013, da un’idea di Luca Falomi, giovane talentuoso ed eclettico chitarrista acutistico e compositore e dalla sua collaborazione con Riccardo Barbera contrabbassista e compositore poliedrico e creativo con alle spalle diverse collaborazioni con musicisti internazionali dal jazz al rock, dalla musica etnica a quella d’avanguardia. Il legame artistico tra Falomi e Barbera, entrambi compositori di grande sensibilità, da sempre interessati alla ricerca sonora e alle contaminazioni musicali li ha portati, poi, nel 2017, ad un linguaggio musicale a tre.

A completare l’ensemble, Rodolfo Cervetto, in arte “Rudy”, uno dei batteristi jazz più apprezzati in Italia, con importanti collaborazioni internazionali al suo attivo, e capace di coniugare grande propulsione ritmica a sensibilità e creatività, da subito in sintonia con la natura del progetto. E’ direttore artistico di alcune rassegne jazz liguri a livello nazionale e presidente del Louisiana Jazz Club di Genova.

Esperanto: la genesi del progetto ispirato all’omonima lingua

Il nome del progetto è ispirato all’omonima lingua artificiale, inventata un secolo fa da Zamenhof, un medico e linguista polacco con ambizioni pacifiste e internazionaliste, creata a tavolino partendo dalle parole e dalle regole grammaticali di altre lingue, proponendone una sintesi, frutto dell’unione di idiomi di origine latina, romanza, germanica, slava e orientale e la creazione di nuovi vocaboli.

Una lingua che, allora come oggi, persone di diversi paesi possono usare per comunicare tra loro, una lingua capace di favorire le relazioni interpersonali e la pace nel mondo. “Esperanto” significa, infatti, “colui che spera”, la speranza di far dialogare, appunto, i popoli, cercando di creare comprensione, confronto e pace grazie all’uso di una seconda lingua, semplice ed espressiva, di tutta l’umanità e non di un solo popolo, e in grado di valorizzare gli idiomi minori altrimenti destinati dall’estinzione.

Esperanto è tutto questo e, riprendendo la sua radice etimologica, nel cui legame universale e di vicinanza s’identificano e si ritrovano, esprimono, allo stesso modo, un linguaggio e un dialogo musicale di “speranza”, tra atmosfere melodiche e armoniche.

Musica strumentale d’autore, dal jazz alla world music. Melodia e improvvisazione trovano il loro spazio all’interno di composizioni che si distanziano dai cliché e sintetizzano nuovi vocaboli sonori e mondi musicali. Un itinerario fuori dallo spazio, dal luogo e dal tempo, capace di prendere per mano l’ascoltatore e portarlo ad esplorare nuovi mondi e suoni. 

Un caleidoscopio di colori capace di affascinare e coinvolgere emotivamente. Una musica che si delinea nota dopo nota. Ascoltandola, come mi è successo, oltre due anni fa, nel salotto dello Spazio Lomellini 17, nel cuore dei vicoli di Genova, si sente una chiarezza insospettabile, un brivido nervoso, una veloce esaltazione, un senso di nuova ripartenza, ogni volta, come quello di un delicato arrivederci. La musica è l’arte di pensare attraverso i suoni, rotondi e luminosi, carichi di speranza. Non è ciò che dici, ma come lo dici.

Esperanto: è anche il titolo del primo album

Esperanto” è anche il titolo del primo album del trio, uscito il 18 giugno scorso e pubblicato dall’etichetta giapponese DaVinci Publishing, conosciuta sopratutto nel mondo della classica e distribuito da Egea music. Il disco è stato registrato a Sesta Godano, a La Spezia, nello splendido Drum Code Studio, ricavato in un vecchio mulino di fine ‘800 dal famoso sound engenieer Marco Canepa: era l’aprile del 2019, tre giorni in presa diretta live.

Caratterizzato da composizioni ricercate, che lasciano comunque ampio spazio all’improvvisazione, l’album pur avendo una forte matrice jazzistica per scelte armoniche e solistiche, ha un respiro musicale che lo porta tra la world music e la musica d’avanguardia. Il lavoro vanta la presenza di due ospiti di rilievo: Javier Girotto al sax e Fausto Beccalossi alla fisarmonica.

Esperanto: il tour 2020

Dopo la presentazione dell’album, alcune date e altre in divenire. Il 18 agosto a Savignone, il 19 al Festival Combin en Musique, ad Aosta, un ciclo di eventi ideato da genovesi,  il 20 ad Ospedaletti, nell’imperiese, il 5 settembre a Bogliasco “Ombre di jazz”, il 6 a Dronero, nel cuneese, e così fino a dicembre, dal 1 al 15, un tour di 12 concerti con il cantautore corso Stephanie Casalta ed altre in via di definizione.

Esperanto: il racconto a tre voci

“Questa esperienza ha determinato un passaggio importante per ciascuno di noi. Esperanto è una sintesi di noi. In questo progetto ci “mettiamo a nudo”, senza limiti e senza vincoli, condividendo progetti, idee e visioni. Umanamente, poi, siamo molto “vicini” e, anche questo, rafforza il nostro sodalizio rendendo le cose semplici e leggere così da riuscire ad esprimerci reciprocamente. Non è così scontato nel mondo della musica e… nella vita” –  precisa Luca Falomi.

“Una musica nel segno della contaminazione e del dialogo, qual è la nostra, non è stata una scelta, ma la conseguenza dei nostri gusti, dei nostri ascolti e della sinergia che si è creata in modo così naturale tra noi. Il jazz è un modo di pensare la musica che suoniamo, di ‘parlare’ e di ‘dialogare’ – aggiunge Riccardo Barbera.

“L’incontro è stato fondamentale ed è avvenuto nel momento giusto. Probabilmente, tutti e tre, cercavamo una situazione dove poter esprimere, in piena libertà, quello che siamo, di fissare ‘chi siamo’. Oltre alla musica, è nata un’ amicizia di spessore, che ci sta facendo muovere passi in altre importanti direzioni. Certamente, il disco è il primo passo, il primo traguardo. La nostra musica. Progetti importanti, non solo legati alla musica, ma ne parleremo più avanti, ora diamo la giusta visibilità al disco anche se, gli Esperanto, si sa, sono sempre in movimento” – conclude Rodolfo Cervetto.

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