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Frode fiscale per oltre 15 milioni di euro, tra gli indagati l’ex presidente della Provincia ed eurodeputato Vernola

Frode fiscale nel settore dell’energia elettrica per oltre 15 milioni di euro

Fatture per operazioni inesistenti per oltre 74 milioni di euro con una conseguente evasione di Iva pari a oltre 15 milioni di euro. E’ quanto è stato accertato dal nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari – su delega della locale Procura della Repubblica – a seguito di una verifica tributaria sulle aziende Cei e Velga, con sedi a Bari e a Modugno. Nelle ultime ore il Gip del Tribunale di Bari, su richiesta della Procura, ha disposto il sequestro preventivo di beni rientranti nel patrimonio delle due società e dei quattro amministratori, di diritto e di fatto, delle stesse, per un valore pari a 15,2 milioni di euro, equivalente all’imposta accertata dalla Finanza ed evasa.

Tra gli indagati c’è anche Marcello Vernola, 59 anni, avvocato, ex presidente della Provincia di Bari ed ex deputato del Partito Popolare Europeo, oggi esponente della Lega dopo un passaggio nel berlusconiano Popolo delle Libertà, nonché figlio di Nicola Vernola, sindaco democristiano di Bari dal 1971 al 1976 e ministro del Governo Fanfani V nei primi anni Ottanta.

Le indagini della Guardia di Finanza, coordinate dall’autorità giudiziaria, hanno portato alla luce un complesso sistema di evasione fiscale messo in atto dalle due società di Bari e di Modugno (poi trasferita a Roma) insieme a una società svizzera riconducibile agli stessi indagati, la Entraco International Sa, tutte operanti nel settore dell’energia elettrica.

Il sistema prevedeva cessioni di energia elettrica da parte di Entraco alla Cei (risultata una mera “cartiera” o società “schermo”, inadempiente a tutti gli obblighi fiscali), ma – di fatto – direttamente alla Velga, che provvedeva poi alla commercializzazione dell’energia all’ingrosso e al dettaglio. Ciò al fine di eludere il versamento dell’Iva, attraverso l’interposizione fittizia della società “cartiera”, costituita al solo scopo di emettere fatture false e su cui è stato fatto ricadere il debito di imposta verso l’erario, in realtà mai onorato.

In conclusione, le attività investigative hanno fatto emergere fatture per operazioni inesistenti emesse dalla Cei nel periodo 2014-2015 per oltre 74 milioni di euro nei confronti della Velga, con una conseguente evasione di IVA pari a oltre 15 milioni di euro.

Al fine di inibire il consolidamento del vantaggio economico derivante dall’evasione, il Gip ha quindi disposto il sequestro preventivo delle disponibilità liquide della società e, per equivalente, dei beni nella disponibilità degli amministratori delle società stesse fino al valore delle imposte complessivamente evase. Sulla base di tale provvedimento il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari ha quindi sottoposto a vincolo cautelare somme di denaro, fabbricati e terreni situati a Roma e in provincia di Bari.

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