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Anpi L’Aquila ricorda Ubaldo Lopardi

Ubaldo Lopardi è stata una delle figure più rilevanti del socialismo abruzzese, deputato, senatore e infine sindaco dell’Aquila, scomparso improvvisamente il 24 luglio del 1980. La commemorazione per i 40 anni dalla morte ha avuto luogo questa mattina, al Cimitero monumentale dell’Aquila, dove riposa.

“Una vita vissuta nella pienezza e che la morte non ha saputo spegnere. Impegno sociale, passione politica, ardore forense, calore umano. Tenerezza familiare, grandezza, comprensione, umiltà. Un uomo”. Queste parole sono scritte su una lapide, ma soltanto incidentalmente. Perché cercare tra i morti colui che è vivo? Basta distrarsi, per rivederlo presente: mentre minacciava con la pistola chi (i fascisti) avrebbe potuto costringere sua madre ad abortire con l’olio di ricino, oppure quando con una scala sulla parete di San Domenico permetteva agli antifascisti di scappare di prigione, scampando alla deportazione e alla morte. Salvato egli stesso dalla deportazione, viene messo al riparo dal pittore Remo Brindisi e si rifugia, sfollato, a San Vittorino. Sempre socialista e sempre attento alle necessità della base, ha cambiato partito, poiché gli scenari cambiavano, senza peraltro cambiare mai la sua linea politica, socialista democratica. Deputato durante la prima e la seconda legislatura della Repubblica democratica italiana (1948-1953, 1953-58), presenta 37 progetti di legge e svolge 120 interventi: per la campagna elettorale della seconda legislatura (Psi, area autonomista), in particolare, svolge più di cento comizi. Come uomo propaganda del partito, viaggia in tutta Italia e visita il territorio abruzzese palmo a palmo. Si identifica nelle correnti dei Giovani Turchi ( dal nome dei dissidenti dell’Impero Ottomano) e dei Cani Sciolti e in un’impasse il suo gruppo mette in forse il Patto atlantico (1949). Era europeista ante litteram, amava dire: “la via della pace non passa per Mosca, né per Washington”. Nella prima legislatura era stato candidato come deputato nel partito socialista democratico, mentre il padre era candidato nel Psi al Senato: entrarono entrambi, ci fu chi scrisse sui muri “due camere e una cucina”. Per aderire alla propria linea e alla linea della propria corrente ha spesso rifiutato incarichi di responsabilità: come il sottosegretariato all’Agricoltura, nella prima legislatura.

In particolare nel carteggio con il socialista Nenni si notano i caratteri di scatola di alcune frasi: sembra di sentirlo parlare, sembra che alzi la sua bella voce. Si occupa da deputato, tra le altre cose: della ricostituzione del Commissariato generale dell’emigrazione, abolito dal fascismo (proposta di legge del 15 ottobre 1948), del terremoto del 25 settembre 1950, di incompatibilità parlamentari (giugno 1950), di maltempo in Abruzzo (1956). Nonostante fosse candidato uscente, non viene ricandidato, ma rivendica il supporto della base e la sua posizione autonoma. Senatore nel 1968 per un breve periodo, parla in favore dell’Isef a L’Aquila (protesta di 270 iscritti perché non è stato ancora emanato il decreto di riconoscimento) e salva, con un intervento, il capoluogo. E’ stato consigliere comunale per tutta la vita, dal 1948 a seguire; è stato assessore e vicesindaco. Era contrario a quella che chiamava “politica della fontanella”: bisognava far progredire la base, istruirla e organizzarla, e non distribuire piccoli favori. E’ stato promotore delle farmacie comunali. E’ stato sindaco dal 1975 al 1980: con la promessa del Partito comunista di non fare opposizione, nel 1975, poi nel 1978 con la Giunta di sinistra, dopo la crisi al buio. L’avallo e completo assenso democristiano è un falso storico. Aggirando la legge Stammati che prevedeva di riassumere soltanto chi fosse andato in pensione, quindi figure di scarso profilo, pensa al lavoro parasubordinato e attua il Sert e determina la medicina scolastica. L’amministrazione ha un’attenzione particolare per gli asili nido. Con un consiglio comunale che si conclude proprio all’inizio del periodo bianco prima delle elezioni conclude con successo il mandato. Muore per le conseguenze di un grave ictus, quando già è stato eletto consigliere comunale, dopo aver chiesto due assessori per il Psdi. Ha combattuto fino all’ultimo. Si invita a non cercarlo dietro una lapide, ma nei documenti che scrisse.

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