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Comunità ungherese, solidarietà e fede

Comunità ungherese, solidarietà e fede. La Chiesa dei Sabbioni a Tolentino è stata restaurata grazie ai fondi provenienti da Budapest

Pochi sanno che dopo il terremoto la Chiesa dei Sacconi, a Tolentino, è stata restaurata grazie a fondi provenienti dall’Ungheria ( sono arrivati in un mese). Sì, perché la religiosità, per questa comunità così numerosa che ha una delle sue sedi più importanti a Civitanova, è base della convivenza.

Ne parliamo con Andrea Porkolab, punto di riferimento organizzativo per le decine di famiglie ungheresi che vivono qui. “Due volte all’anno viene dalla capitale a Loreto il prelato Laszlo Nemeth – ci dice Andrea – È un momento di grande intensità spirituale e in occasioni come queste si celebrano anche i battesimi. Abbiamo 12 comunità in Italia che si riuniscono per tre giorni una volta all’anno. Quest’anno abbiamo posticipato a dicembre per via della pandemia e speriamo ci si possa incontrare come sempre”.

“Non ci fermiamo alle riunione conviviali – continua Andrea – Grazie a padre Laszlo possiamo anche raccogliere fondi per le famiglie più bisognose, com’è accaduto in questo periodo terribile. C’erano persone della nostra comunità che, non potendosi muovere, erano abbandonate a se stesse. Ecco, come compatrioti e amici siamo intervenuti”.

Tutto è cominciato a seguito dei noti fatti del 1956, quando i sovietici hanno represso la rivolta ungherese a Budapest e molti sono stati costretti ad andarsene. La maggior parte si spostò in Austria, altre famiglie si diressero più a nord, poi, per un legame storico che li lega al nostro Paese (basta pensare alla cultura che ci ha sempre accomunato e ai film italiani, ricercatissimi là: tra le varie cose, potremmo citare il monumento che hanno eretto a Bud Spencer a Budapest!), hanno cominciato a trasferirsi in tutta la Penisola.

“E siamo rimasti qui con grande soddisfazione, molti hanno messo su famiglia. Ormai siamo alla terza generazione. Siamo una comunità concreta che segnala ai propri associati anche opportunità e offerte di lavoro. Non abbiamo pregiudizi ideologici o di classe, anche di persone o lavoratrici che magari si sono dovute adattare con umiltà alla nuova realtà. Abbiamo molti professionisti. Molti artisti con noi, siamo la terra della musica”.

“Ciò che manca e che vorremmo – conclude la Porkolab – è che venisse nominato sul territorio delle nostre comunità, Marche e Umbria, un console onorario. Un punto di riferimento che sarebbe indispensabile, dati anche i nostri ottimi rapporti con l’Ambasciata a Roma. Sarebbe un passo in avanti”.

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