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Come cambierà il calcio dopo la pandemia

Come cambierà il calcio dopo la pandemia. Problemi d’iscrizione, strutture fatiscenti, crediti d’imposta: ci spiega tutto il ds Roberto Conti

“Se rinunceranno a iscriversi metà delle nostre società? Credo che alla fine risponderanno presente quasi tutte. Certo che l’approccio della Lega avrebbe dovuto essere diverso. I club calcistici, per esempio di serie D per parlare di una categoria in cui poco è cambiato, affrontano costi e fidejussioni importanti”.

“La cosa si risolverà accorpando le società, questo è il futuro per molti. Bisogna sin d’ora mettere da parte le logiche di ostilità modello Guelfi e Ghibellini e farsene una ragione. Sarà necessario stare insieme, fondersi, essere sinergici ai massimi livelli”.

Uno tra i più giovani direttori sportivi d’Italia, Roberto Conti, maceratese di 32 anni, ha cominciato la sua carriera nel calcio già da oltre dieci anni grazie a una società, il Montefano, che ha creduto in lui ed è cresciuta sportivamente.

Il presidente Stefano Bonacci e i dirigenti Franco Cionco, Alfredo Camilloni, Stefano Giombetti e Paolo Accattoli gli hanno affidato, sino a qualche mese fa, le chiavi tecniche della squadra e Roberto li ha ripagati portando a Montefano grandi giocatori come Mastronunzio, ma ancora di più a titolo affettivo dichiarando urbi et orbi di aver “vissuto un sogno, ho trovato una società esemplare, dirigenti seri, una cittadina generosa,  insomma un calcio d’altri tempi”.

Un calcio che non esiste quasi più. “Le società – continua Conti – stanno in piedi male, è una cosa notoria. Non ci sono più i Presidenti mecenati, quelli che coprivano le spese con i propri patrimoni personali. Non ci sono non solo perché il calcio costa tanto, ma anche per le responsabilità enormi che devono gestire post-Covid, alcune delle quali sono anche penali”.

“E’ uno sport da ristrutturare e forse il dopo pandemia ce ne darà l’occasione. Siamo indietro a sinergie ma soprattutto a strutture, pochi sono gli stadi di proprietà e moltissimi sono obsoleti. C’è molto da lavorare – continua il direttore sportivo – Molto interessante sarebbe vedere gli effetti del credito d’imposta sulle sponsorizzazioni, anche se la situazione è ancora poco chiara e in evoluzione”.

E Macerata potrebbe avere una squadra “della Provincia” fondendosi con il Matelica che gioca in C e nello stadio del capoluogo di provincia? “Potrebbe essere un’idea vincente, un progetto a lungo termine. Già il fatto che il Matelica giocherà a Macerata consente all’amministrazione di poter ammortizzare i costi di rifacimento dell’impianto (successe anni fa e dopo i biancorossi locali fallirono ndr)”.

Ritornerà il pubblico negli stadi? “Ce n’è sempre di meno per via dei vecchi impianti che non sono confortevoli – conclude Conti – Ma è anche colpa di cervellotiche decisioni. faccio fatica a pensare che in uno stadio da 80mila persone 10mila non possano godersi una partita, ben distanziati e usando tutte le accortezze del caso”.

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