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La musica “Blu” in tournée sulle Eolie e già “prenotata” in tutta Italia

Enfant prodige del basso tuba, lo ha mollato per la chitarra. Compositore e strumentista, Gianluca Rando ha pubblicato da poco il suo 12° album, intitolato ad un colore che esprime profondità, “Blu”. Già ricca di decine di date, il calendario dei suoi concerti è In continuo aggiornamento

“Blu”, il suo 12° album, ha un bel po’ di palcoscenici che lo aspettano. Prodotto a due anni di distanza da “Eoliana”, disco fortunatissimo costruito interamente su tracce live, “Blu” raccoglie e porta a maturazione tutto quello che dal vivo, nei suoi concerti, è successo “senza rete” – improvvisazioni, temi, inediti, dediche … E lo trasforma. Lo ripensa. Lo completa. Uscito un secondo prima del lockdown, “Blu” è stato presentato a febbraio 2020 al Casinò e al Palafiori di Sanremo.

Con “padrino” Marco Masini e prodotto da Gianni Gandi e Mediterraneos Production (Roma), l’album “Blu” è disponibile sulle principali piattaforme streaming nonché su disco “fisico” ed è distribuito in centinaia di Paesi. E il suo autore, Gianluca Rando, è già in tournée. Il brano “Blu” che dà il titolo all’album è anche un video (regia di Valeria Di Brisco, attrice protagonista Serena Costa, riprese effettuate tra Messina e l’isola di Santa Catalina in Colombia).

Recentissima anche la pubblicazione del singolo “The Captain”, che Gianluca Rando ha dedicato al ricordo di “una persona sensibile e profonda”, Giuseppe Sanò, ex consigliere della VI circoscrizione di Messina e candidato alle elezioni europee e comunali del 2019. L’amicizia tra Gianluca e Giuseppe data dai banchi delle scuole medie e a Sanò è dedicato anche il videoclip (regia curata dallo stesso Rando sotto la guida di Valeria Di Brisco, riprese effettuate a Messina all’Hotel Residence Apollo, gestito dagli imprenditori del cinema Loredana Polizzi e Fabrizio La Scala) di “The Captain“, blues in 6/8 composto da Gianluca la sera che Giuseppe è andato via, con il sostegno della compagna del giovane scomparso prematuramente durante un’immersione, Noemi Florio, alla quale si deve anche il titolo.

“Blu” come il colore della profondità e del Mediterraneo

Intitolato ad un colore capace di esprimere profondità, in così tanti sensi che non val nemmeno la pena di elencarli, “Blu” – spiega Gianluca – nasce dalla voglia di andare a fondo dei miei sentimenti più autentici, ma aspira a parlare la lingua dei sentimenti profondi che sono universali, che tutti comprendiamo e siamo capaci di vivere.

Più che di romanticismo – dice – si tratta di rispetto per le emozioni, che è inutile, forse perfino dannoso, sottovalutare e non comprendere. Nella musica, e nella vita.

Con “Blu”, nel quale il musicista ha anche “rispolverato” l’uso di strumenti che utilizza principalmente in qualità di arrangiatore, come sitar o mandolini, Gianluca andrà in concerto a Bologna, Torino, Milano, Genova, Trieste, Padova, Brescia, Roma, Bari … Sono partito con quattro date e ora mi ritrovo con un calendario pazzesco, in continuo aggiornamento. Anche perché le città che l’avevano richiesto prima della pandemia, giorno dopo giorno vanno confermando e concordando i nuovi appuntamenti.

“Blu” già in tournée nelle Eolie, isole “fecondative”

Nel frattempo Gianluca Rando è in mini tournée sulle isole Eolie. Come ogni estate. Mi riservo ogni anno almeno un mese di concerti alle Eolie, perché sono estremamente legato a queste isole, perché molti dei miei brani sono nati lì, perché vi trovo un’atmosfera a cui non intendo rinunciare. Il Mediterraneo, l’insularità sono “fecondivi”, suggeriscono, straniano, rimettono in carreggiata.

Tanto che “Eoliana”, l’album creato a partire da 80 concerti, è stato mixato e “montato” a Stromboli. Il chitarrista aveva tentato di lavorarlo nel suo studio messinese, costruito nella sua casa di residenza, tra i Laghi di Ganzirri e lo Stretto di Messina, ma non riusciva a “chiuderlo”. E così con il tecnico si sono trasferiti a Stromboli dove – tra oggettive difficoltà – il disco è stato completato.

E in “Blu” – ricorda – i brani, da “Punta Lena” a “Mentre aspetto che ritorni” a “La casa dei sette mulini”, rispecchiano “persone e luoghi del mio vissuto” e delle isole Eolie in particolare.

Le due passioni di Gianluca Rando: note e numeri

Gianluca Rando ha una laurea in statistica presa con 110 e lode che gli ha anche fruttato tre anni di dottorato di ricerca con borsa. Alla discussione della tesi di dottorato, a Pescara, contava i minuti perché lo aspettavano sul palco per un concerto jazz. Ha studiato matematica e statistica sui pullman, in aereo, aspettando che si aprisse il sipario … Non ho mai rinunciato alla musica ma ho voluto dare spazio anche alla mia passione per i numeri, almeno per un certo periodo della vita.

E anche se ha coltivato con rigorosa serietà entrambe le sue “anime”, rigetta consapevolmente quella forma di rigidità che impedisce ad una persona, ad un giovane, di esprimersi, quella rigidità che spesso, non sempre ma spesso, si ritrova nelle Accademie e nei Conservatori e che lui stesso ha conosciuto da piccolo, nello studio del basso tuba. Ai miei genitori dicevano: è bravissimo, ma, nei momenti di pausa, improvvisa, non sta nel suo. Un approccio dal quale è fuggito presto.

È vero – dice – io ‘facevo troppe note’. Ma quelle note erano un urlo interiore che cercava la strada per arrivare all’altro, agli altri. Questo urlo va guidato, accompagnato, equilibrato, ma mai, mai, represso. Così, quando insegna chitarra di quell’urlo tiene conto, verso quell’urlo si mette in ascolto. Ciò che “urliamo” – suoniamo, cantiamo, dipingiamo, scriviamo, disegniamo – è parte fondante di ciò che siamo. Rinunciarci significherebbe rinunciare a se stessi.

E, infatti, ancora oggi, nelle sue master class deve avere sempre il tempo di conoscere gli allievi, e di farsi conoscere. La musica e la didattica in generale – dice – sono relazione.

Nonno e zii musicisti e un papà che ascoltava “tutta la musica”

Gianluca Rando, che ha composto colonne sonore – tra l’altro –per produzioni Rai ma anche musiche per pubblicità e video, era già sul palco nei primi Novanta, ancora ragazzino, ad aprire, o ad accompagnare, i concerti del pop italiano, dai Cugini di campagna al Giardino dei semplici a Marcella e Gianni Bella. Dopo lo studio del basso tuba, avviato quando aveva appena 9 anni, ha abbracciato la chitarra a 14 anni e non l’ha mai lasciata. Lo studio del basso tuba, l’esperienza in una banda fin da piccolissimo mi hanno dato molto. Ma ancor di più devo alla mia famiglia. Famiglia di musicisti con nonno e zio chitarristi, un altro zio suonatore di mandolino, genitori appassionati. Una famiglia nella quale le classiche riunioni domenicali sfociavano puntualmente in improvvisazioni musicali. Ho cominciato a girare per concerti molto giovane, tuttavia tutto il tempo che riuscivo a trascorrere con i miei aveva una colonna sonora. A casa mia si ascoltava da Beethoven a De André. Senza dimenticare che è proprio in famiglia, dal padre anzitutto, che ha avuto il primo e più importante sostegno a seguire la sua via.

Una via non sempre facile. Io sono stato fortunato. Perché ci vuole anche questo, ci vogliono, al momento giusto, le pacche sulle spalle che ti spronano ad andare avanti. Puoi essere pieno di talento, ma se non sufficiente volontà e perseveranza e se non trovi il modo di incontrare nel tuo cammino persone in grado di comprenderti, allora rischi di rimanere a fare la tua musica solo per te.

Da Roby Facchinetti a Enrico Montesano

Tra le “pacche sulle spalle”, Gianluca ricorda quelle fondamentali di Roby Facchinetti, un vero amico, una persona sempre pronta ad ascoltarti, o, per dirne un’altra, l’importanza di aver potuto duettare con Dodi Battaglia, o le emozioni provate in orchestra con Enrico Montesano. E il rapporto – professionale e umano – con tanti professionisti e grandi nomi, a partire da Danilo Ballo, arrangiatore e secondo tastierista dei Pooh, con il quale ha scritto e inciso brani.

Tanto studio ma senza diventare “dipendente dalla partitura”

Mix di “tanto studio” e di apprendimento dal contatto con i grandi, il percorso di Gianluca Rando si snoda tra esperienze da “botteghe dell’arte” e scenari contemporanei di specializzazione.

Con trent’anni di frequentazione delle note sulle spalle, il chitarrista afferma che lo studio è necessario al mille per mille, se non hai una perfetta conoscenza della musica e dello strumento, non suoni… Non è sufficiente avere un buon orecchio.

Allo stesso tempo, sottolinea, è opportuno non perdere mai la vocazione all’improvvisazione. Tanto che si stupisce sempre quando perfino jazzisti gli chiedono di fermarsi per poter trascrivere i propri assolo. Ma l’assolo, in particolare nel jazz, è un’alchimia irripetibile, tra musicisti e con il pubblico. Trascriverli significa perderli. Il rischio è diventare dipendenti dalla partitura.

Sicilia e Liguria, due “patrie” amatissime

Ama tantissimo Messina, Gianluca Rando. E ama tantissimo la Liguria, sua seconda “patria” nella quale è in concerto di frequente. Mi spiace solo che a Messina riesco a stare molto poco, dice, perché questa è una città straordinaria, in una posizione strategica e con una storia specialissima. Certo, se nasci a Milano o a Torino, se fai musica hai più probabilità di ritrovarti nei contesti giusti. Ma Messina ha altre qualità tutte sue. Non penso, e non mi andrebbe nemmeno di pensarlo, che essere di Messina sia uno svantaggio. Se credi davvero nel tuo mestiere, qualunque sia, allora sei disposto anche a fare la valigia. E non vale solo per la musica. Vale per tutti i settori e per tutte le città. Nessun centro offre tutte le opportunità possibili. È vero – aggiunge – che Messina è afflitta da tanti problemi e proprio per questo credo che, prima ancora di parlare di cultura e arte, siano necessario un “risanamento” e uno sviluppo più trasversali, di diversi settori. Non perché arte e cultura non siano uno dei fattori possibili di sviluppo, ma perché da sole non bastano. Nessun settore da solo basta a costruire crescita. Il futuro nasce da un equilibrio di diversi fattori.

E tuttavia la consapevolezza delle difficoltà del vivere a Messina non può farci perdere l’amore per la nostra città che, ovviamente, è fatta di bellezze e bruttezze, di energie positive e negative, di persone che ci piacciono e di persone che non ci piacciono. Ma – senza alcun dubbio – è unica.

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