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Suvignano a fuoco l’azienda agricola confiscata alla mafia.

A fuoco l’azienda agricola di Suvignano, confiscata alla mafia. I vigili del fuoco sono intervenuti alle 4 di notte in zona Monteroni d’Arbia in provincia dei Siena.

A fuoco l‘azienda agricola di Suvignano, confiscata alla mafia. I vigili del fuoco sono intervenuti alle 4 di notte in zona Monteroni d’Arbia in provincia dei Siena. L’azienda agricola di Suvignano era un esempio di infiltrazione della mafia in Toscana, poi nel tempo confiscata dallo Stato e assegnata alla Regione Toscana per la gestione. Recentemente nell’azienda è stato in augurato il ‘percorso di legalità’ cammino collegato alla via Francigena.

Ad andare a fuoco è stato un capannone di 2000 metri quadri, 700 rotoballe di fieno e 250 quintali di seme di erba medica e trifoglio. Distrutti anche alcuni macchinari, una macchina operatrice, un rimorchio ed un pick up. 

Danni che secondo le prime stime, comunicate questa mattina durante una conferenza stampa che si è tenuta presso la tenuta e alla quale hanno preso parte l’assessore regionale alla presidenza e alla cultura della legalità, ed il direttore di Ente Terre, ammonterebbero a 800 mila euro. 

Secondo l’assessore i primi rilievi fatti potrebbero far pensare ad un’origine dolosa anche se è presto per arrivare a conclusioni.

Come ha dichiarato il presidente della Regione  Enrico Rossi si tratta di un bene confiscato che negli anni è stato convertito in una significativa attività produttiva. 

In attesa che le indagini appurino cosa è effettivamente successo è possibile affermare che la Regione  continuerà ad impegnarsi perché Suvignano continui a essere ciò che è stato deciso che sia, una realtà di lavoro sano e di economia rispettosa dei diritti e  del territorio. Nessuna regione, ha detto in conclusione il presidente, è immune delle infiltrazioni della mafia, nemmeno la Toscana, ma qui ci sono gli anticorpi per difendersi e reagire.

Come ha spiegato l’assessore regionale alla presidenza, dai primi accertamenti potrebbero esserci elementi che potrebbero far pensare ad un incendio doloso; aggiungendo anche però che è presto per arrivare a conclusioni in tal senso. L’assessore ha poi aggiunto che Suvignano rappresenta un luogo importante e prezioso e che quando accadono eventi del genere occorre prestare grande attenzione e non trascurare niente. Sarebbe un guaio, ha proseguito, se quanto accaduto fosse riconducibile a qualcosa che la Regione si è impegnata a contrastare proprio con la creazione di questo luogo. L’assessore ha quindi assicurato che la Regione seguirà passo passo le indagini portate avanti dalle autorità competenti e che l’impegno profuso in questi anni non verrà scalfito da quanto accaduto la notte scorsa, ma che anzi sarà rafforzato. Per ora, ha concluso, sia alla Regione che a Ente Terre non sono giunti per ora segnali che potessero fare pensare a episodi o elementi preoccupanti. 

Il direttore di Ente Terre ha spiegato che l’incendio ha interessato un capannone oltre 2000 metri quadrati. Sono bruciate 700 rotoballe, oltre al foraggio e a due silos che contenevano semi di girasole e orzo. Sono inoltre andati distrutti un trattore, il rimorchio del trattore utilizzato per il trasporto del fieno, un pickup e la parte esterna al capannone. Da una prima stima il danno si aggira sui 800 mila euro, senza considerare i costi di bonifica e per lo smaltimento dei mezzi distrutti.

L’azienda agricola di Suvignano, conta 700 ettari nei comuni di Monteroni d’Arbia e Murlo in provincia di Siena, è stata confiscata alla mafia e dal 2019 è gestita dalla Regione (attraverso Ente Terre) e diventata il simbolo dei beni in Toscana strappati alla criminalità organizzata e tornati a disposizione della collettività. Lo scorso 29 luglio, in occasione dei festeggiamenti dei due anni dal suo ritorno nella disponibilità dei cittadini, ha inaugurato il ‘Percorso della legalità’, un vero e proprio sentiero, all’interno della proprietà, che racconta quello che sul fronte della cultura della legalità e dell’antimafia ha fatto e fa la Regione, le iniziative con i giovani sui campi strappati alla criminalità organizzata (prima in Sicilia e Calabria ed oggi in Toscana), la storia della tenuta e la sua rinascita anche da un punto di vista aziendale, con le sue culture, i suoi allevamenti e gli alloggi affittati ai turisti.

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