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E’ trascorso un mese dall’ interogatorio del pm all’ uomo accusato di omicidio volontario: ‘il caso della scomparsa di Barbara Corvi noi lo vogliamo ricordare’

L’ immagine in evidenza ritrae Barbara Corvi

E’ trascorso quasi un mese dall’ interrogatorio del pm all’ uomo dell’ estremo levante ligure sospettato della scomparza di Barbara Corvi, vogliamo ricordare il lavoro svolto. Parliamo dell’ inchiesta sulla sparizione della donna di 35 anni finita nel nulla il 27 ottobre 2009, dopo che il marito l’aveva accompagnata nella casa di Amelia, in provincia di Terni, della quale tempo fa era tornato ad occuparsi la trasmissione televisiva ‘Chi l’ha visto?’ . La svolta eta arrivata circa un mese fa alla Spezia, dove i carabinieri avevano notificato l’invito per un interrogatorio a un pentito di ’ndrangheta che vive da tempo nell’estremo levante ligure. L’uomo, su cui cadono i sospetti, è accusato di omicidio volontario in concorso con qualcuno il cui nome, per motivi investigativi, non è stato indicato nell’atto giudiziario. Da quanto appreso, il pentito è un familiare del marito della donna, una figura che da quasi vent’anni collabora con la giustizia e che, fino a poco tempo fa, era inserito in un programma di protezione. La nostra Redazione proprio per lavoro svolto dalla carabinieri della Spezia riannoveriamo alcuni aspetti, quali la pista familiare: il caso riaperto di Barbara Corvi, un giallo che dopo quasi undici anni, ha tenuto per mesi l’ Italia con il fiato sospeso. Poco dopo i riflettori si abbassarono. All’inizio dell’anno, però, se n’era tornato a parlare alla trasmissione ‘Chi l’ha visto?’ dove le sorelle di Barbara avevano annunciato di aver chiesto alla Procura di riaprire il fascicolo archiviato. E l’inchiesta s’è riaperta partendo dalla ‘pista del familiare’, un uomo che, per ragioni tutte da chiarire, avrebbe rapito la donna per poi ucciderla e far sparire il cadavere.

L’ uomo accompagnato dagli avvocati, Jacopo Memo e Giorgio Colangeli, a fine luglio, circa un mese fa appunto e lo vogliamo ricordare, si era  presentato alla caserma dei carabinieri di Terni per sostenere un interrogatorio davanti al pm Alberto Liguori. Ha rappresentato un passaggio cruciale dell’inchiesta, perché  gli inquirenti si aspettavano  che l’uomo il quale non ha risposto alle domande, mettesse in fila le tessere di un giallo riaperto dopo dieci anni, ad oggi non risolto. Se lo meritano soprattutto i familiari della vittima che hanno lottato in memoria di Barbara e della sua straordinaria voglia di vivere. Il loro avvocato Giulio Vasaturo (che anche il legale dell’associazione antimafia Libera) aveva rilasciato dichiarazioni pesanti lo scorso febbraio: – “Un caso del genere non andava assolutamente archiviato. Noi ci sentiamo di escludere nella maniera più assoluta l’allontanamento volontario perché Barbara non avrebbe mai abbandonato i suoi figli e la sua famiglia”. L’ inchiesta è coperta da segreto istruttorio e noi fiduciosi attendiamo risposte.

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