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Lo Spezia in Serie A e quella notte attesa centoquattordici anni

Respira. Guido ha 73 anni e da più di sessanta frequenta il Picco di La Spezia. Lo Spezia per lui è una ragione di vita. Sono le 23.11 di giovedì sera, e Guido è in lacrime. Lo Spezia, il suo Spezia, per la prima volta è stato promosso in Serie A. Ininfluente la sconfitta nella gara di ritorno del playoff contro il Frosinone. La squadra di Italiano, forte dello 0-1 dell’andata (e del terzo posto in regular season), ha la meglio, e può festeggiare quel traguardo atteso centoquattordici anni. Perché mai le Aquile erano arrivate in Serie A. 

C’è tutta Spezia per strada. E c’era già prima del fischio d’inizio, dove più di un migliaio di tifosi avevano “scortato” al Picco il pullman bianconero, partito da un albergo in centro. Fumogeni, canti, urla e tutto il calore che quel popolo bianco ha sempre trasmesso alla squadra, che fosse in Serie D o che si giocasse la A. 

E dire che questa storia qualche mese pareva irrealizzabile. Ad ottobre infatti lo Spezia era sul fondo della classifica di Serie B e, dopo una pesante sconfitta casalinga contro il Trapani il tifo aveva contestato Mister e squadra fuori dai cancelli. Cori contro tutti, contro la dirigenza e contro il Patron Volpi. Già, il patron. Proprietario della Pro Recco, la squadra più forte della storia della pallanuoto, negli anni ha investito tanto nel giocattolo Spezia, senza mai raccogliere i frutti sperati. Le Aquile sono arrivate sì ai playoff per sette anni di fila, ma ad un certo punto si è sempre spento qualcosa, non avvicinando mai la squadra alla Serie A. E quest’anno Volpi è parso più distaccato, si parla di disamoramento, di cambio di proprietà. E infatti sul mercato, stranamente, non si è investito più di tanto. E i risultati si vedono, con una squadra acerba, con un mix di giovani e giocatori più esperti, che però faticano ad ingranare. E con un Mister inesperto, che solo qualche mese prima aveva portato in B proprio il Trapani. E il 5 ottobre lo Spezia perde con il Benevento: è ultimo in classifica.

Ma da quel giorno qualcosa sboccia in casa Spezia. La squadra ingrana, inizia a giocare un bel calcio, porta a casa risultati importanti. A dicembre lo Spezia è un’altra squadra, e inizia a rimontare tantissime posizioni, arrivando ai piedi del podio: ecco lo Spezia da playoff che tutti aspettavano. A febbraio lo Spezia è secondo, e con la vittoria con la Cremonese centra la serie incredibile di undici risultati utili consecutivi, raggiungendo lo storico risultato dello Spezia di Mimmo Di Carlo, forse il più bello della storia delle Aquile. Il dg Angelozzi fiuta il colpaccio, e sul mercato si assicura M’Bala Nzola del Trapani e Antonio Di Gaudio del Verona, un vero e proprio mister promozione. Italiano dal canto suo è un leone, ha dei guizzi da campione e il suo Spezia è solidissimo.

A marzo però si blocca tutto: il Coronavirus investe l’Europa, e il calcio non è una priorità. Lo Spezia è nelle zone alte della classifica, e quando si riprende a giocare bastano diciassette punti per confermare quel terzo posto, che vale i playoff ma che vale, soprattutto, il vantaggio contro tutte le altre partecipanti. La squadra di Italiano rientra in gioco nelle semifinali, in campo al Bentegodi contro un Chievo reduce da una stagione travagliata. Lo Spezia fa la partita ma ha un blackout di sei minuti, in cui i clivensi segnano due volte. Le Aquile hanno la possibilità di riaprirla su rigore, ma sbagliano. Eccolo il solito Spezia, sul più bello si scioglie. Tre giorni dopo si torna al Picco. Lo stadio è vuoto ma il pubblico ha caricato la squadra tutta la settimana, trascinando il pullman allo stadio e facendo sentire tutto il proprio calore. L’impatto dello Spezia è devastante: dopo un minuto e mezzo Galabinov fa l’1-0, all’ora di gioco le Aquile sono avanti 3-0. La rimonta è completata. La gara finisce 3-1, con un rigore nel recupero che fa rabbrividire la Curva Ferrovia, parcheggiata all’esterno delle mura del Picco, che non ha smesso di cantare per un minuto. Lo Spezia, per la prima volta nella sua storia è in finale playoff.

Respira. E’ giovedì sera e Guido è all’esterno del Picco. Non sta capendo nulla. L’arbitro Sacchi ha fischiato tre volte, lo Spezia è in Serie A. Intorno a lui sta succedendo di tutto: padri e figli in lacrime, gente impazzita, caroselli e scooterate in centro città. Partono addirittura i fuochi d’artificio. Guido si asciuga le lacrime e sorride, sono più di sessant’anni che aspetta questo momento, e con lui c’è una generazione di spezzini che ha vissuto solo per questo momento. Guido è felice, è la sua vittoria, è la vittoria di una città che c’è sempre stata, nei momenti più belli e in quelli più bui. E Guido si gode la festa, che va avanti fino alle sei del mattino. E va avanti ancora adesso, perché lo Spezia è in Serie A. 

Niccolò Pasta

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