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Disturbo Ossessivo Compulsivo

Come riconoscere il Disturbo Ossessivo Compulsivo da contaminazione, nuova patologia esplosa dopo il Covid-19

Il Covid-19 ha scatenato varie patologie e disturbi mentali, come il Disturbo Ossessivo Compulsivo. Scopriamo cos’è e come affrontarlo con l’aiuto di una psicologa.

La pandemia ed il lockdown hanno incentivato l’aumento di diverse difficoltà psicologiche e la Kaiser Family Foundation ha riferito che a maggio 2020 sono aumentate le persone stressate e che riportano conseguenze negative nel sociale. La stessa OMS fa notare che la paura del contagio ha accentuato fobie e DOC, cioè il Disturbo Ossessivo Compulsivo da contaminazione.

La dottoressa e psicologa Rosa Perfido ci spiega cos’è il DOC.

“Il DOC rientra nei disturbi d’ansia: pensieri e idee sono concentrati a mettere in atto vere e proprie compulsioni, cioè comportamenti ripetuti nel tempo e ossessivi per diminuire l’ansia. In realtà tali idee e comportamenti hanno l’effetto opposto: accentuano fobie e paure. Le persone con DOC vivono nella loro routine quotidiana in cui si crea un circolo vizioso di continui e ripetuti comportamenti che devono mettere in atto per soddisfare pensieri ossessivi. I pensieri fissi sono sempre gli stessi: “Non devo ammalarmi. Devo pulire. Devo alzarmi dal letto da destra e non da sinistra perché porta male. Avrò spento il gas?”.

In un certo senso tutti noi abbiamo vissuto come un ipocondriaco durante il periodo di lockdown, ma quali sono nello specifico le compulsioni di un DOC da contaminazione?

“Paradossalmente le misure finalizzate a limitare il contagio dal Covid-19 sono gli stessi sintomi di un ipocondriaco e cioé:

  • lavarsi ripetutamente le mani ogni qual volta si tocca un oggetto;
  • non toccare gli oggetti o le persone se non si hanno i guanti;
  • stare a debita distanza dagli altri;
  • disinfettare gli oggetti e gli indumenti una volta ritornati in casa;
  • uso di guanti, fazzoletti e mascherine;
  • paura e relativo evitamento di tutti i luoghi o “sanitari” (ospedali, pronto soccorso, laboratori di analisi).

Ovviamente si parla di ossessioni di contaminazione quando i comportamenti sono talmente continuativi da essere esasperanti. Un classico esempio di DOC da contaminazione è il compulsivo e continuo lavaggio delle mani fino a spellarsi letteralmente la pelle e procurarsi arrossamenti e lesioni”.

La persona con DOC da contaminazione è consapevole di avere questo disturbo?

“Certo, perché l’interessato sa di essere eccessivo ed esagerato ma non riesce a smettere, non farlo gli provoca angoscia e paura”.

Cosa ha scatenato il Covid nella mente delle persone?

“Direi una sola cosa: il panico. Le raccomandazioni sanitarie hanno provocato paura e ansia di ammalarsi anche in modo inconsapevole. È da premettere che avere pensieri mirati su cosa fare e metterli in pratica non è un problema, diventa tale quando il quotidiano inizia a ruotare solo ed esclusivamente su tali pensieri. Infatti non sono qui a contestare le disposizioni sanitarie date, anzi in questo caso mettersi nei panni di un DOC è stata la migliore soluzione. Ma è bene precisare che le raccomandazioni sono state un trigger, cioè un fattore attivante, per il DOC.

Per tutte le persone che già soffrivano di DOC da contaminazione la pandemia è stato un incubo diventato realtà. L’ipocondriaco, che è sempre in tensione per paura di contrarre malattie, con il Covid ha raggiunto il picco di ossessioni. La paura del contagio attraverso il contatto con persone, ma anche mediante ambienti chiusi senza l’uso di DPI (Dispositivi di Protezione Individuale), ha portato l’ipocondriaco a chiudersi ancora più in se stesso ma soprattutto ha rafforzato le idee che aveva già: “Non era solo un’illusione o una fissazione come mi dicevano gli altri, la paura del contagio c’è ed è tangibile, quindi io non sbaglio”.

In tale ottica come vanno interpretate le indicazioni delle organizzazioni sanitarie?

“Le indicazioni date dall’OMS (lavarsi le mani, pulire bene e disinfettare tutti gli oggetti provenienti dall’esterno, sanificazione e disinfettazione) hanno accentuato le paure e potremmo anche dire le paranoie che hanno modificato il quotidiano di ognuno di noi e hanno, in alcuni casi, peggiorato anche le relazioni sociali. La prova di quanto fosse importante in questo momento essere un DOC si può notare dall’aumento dei contagi: non appena ci siamo lasciati andare, e abbiamo “dimenticato” cosa fare e cosa non fare, i contagi sono aumentati.

Con questo non voglio dire che avere un DOC da contaminazione sia un bene: è un disturbo che va valutato, diagnosticato e trattato. Vorrei concludere con questa affermazione: ogni medaglia ha 2 facce, guardarle entrambe non fa mai male. Stiamo vivendo un momento in cui il lassismo e l’irrazionalità possono compromettere l’andamento sociale, e non solo, di questa società. Se vogliamo smettere di vivere nell’ansia e nella paura usiamo in modo positivo questa “ossessione sociale” di contaminazione che si è creata per aiutare a risolvere il problema”.

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