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Messina, a Camaro la scommessa di “superare il degrado attraverso la bellezza”

È diventata architetto per imparare a disegnare meglio gli sfondi dei suoi fumetti. Poi ha avuto un dottorato e la cattedra in un liceo. Michela de Domenico, anche autrice del saggio “Architetture fantastiche”, racconta la reinvenzione della piazza di Camaro, quartiere difficile di Messina, e la centralità delle periferie

“È un po’ una scommessa per superare il degrado attraverso la bellezza” quella che la sta impegnando in questi giorni. La rivisitazione, l’arredo, l’abbellimento della piazza di Camaro San Paolo, una zona periferica di Messina. Architettura partecipata, si chiama il settore in cui si muove questo progetto che Michela De Domenico (in alto nella foto di Rita Malta, ndr), fumettista, disegnatrice, architetto e docente, ha sviluppato insieme con l’architetto Giuseppina Vinci e il geometra Emanuele Gerola per Eco-spazi urbani, protocollo d’intesa nato su iniziativa dell’Ordine degli Architetti di Messina e dell’allora assessore Daniele Ialacqua.

Eco-spazi urbani: una “intesa” per le periferie

Eco-spazi urbani prevede la realizzazione di 4 primi interventi di riqualificazione in altrettante aree periferiche degradate: Camaro, appunto, e poi Villa Lina, Villaggio Santo e Pistunina. Il tutto partendo dal dialogo con gli abitanti, che è stato seguito dal sociologo Pierpaolo Zampieri, con l’obiettivo di instaurare processi di trasformazione sociale in cui l’architettura è solo il primo passo.

“Anche se ci sono voluti parecchi anni da allora – racconta De Domenico – le aree sono oggi in fase di completamento, ma il protocollo prevedeva la realizzazione di una ventina di altri ambiti degradati e la preoccupazione è che questa amministrazione non porti avanti gli altri progetti, anche se i finanziamenti ci sono”.

“È un progetto atipico per il panorama cittadino – spiega De Domenico – in cui la scommessa alla base della progettazione è quella di restituire una identità ed una dignità a un luogo abbandonato, interpretando le esigenze dei suoi fruitori, i cittadini”.

La piazza di Camaro San Paolo tra colori vivaci e arredi di design

Un disegno asimmetrico, colori vivaci per il pavimento in resina, panchine collocate ad anfiteatro, arredi di design, lussuosi si direbbero, a segnalare che non esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B, e tutta la prospettiva che riconquista centralità al Forte Gonzaga, presenza architettonica di pregio dell’area …

“Il progetto esecutivo, che è stato consegnato all’inizio del 2018, sta per essere finalmente completato, attualmente mancano solo i pali dell’illuminazione, alcuni arredi e il pezzo forte, che sarà il murales che realizzerò sulla facciata dell’edificio prospicente la piazza, ribaltando verticalmente il disegno colorato della pianta sul prospetto e inserendo il personaggio mitologico di Mata, la gigantessa originaria di Camaro”. Be’, si potrebbe dire, in fondo non è che una piazza. Ma a parte che la piazza è – per definizione – il luogo della socialità e della condivisione, ovunque sia collocata, in questo caso si tratta di una piazza “speciale”, una piazza che ha vissuto praticamente da discarica, una piazza “specialmente bisognosa” di qualcuno che sappia coglierne il valore per gli abitanti del quartiere. Perché quella di Camaro non è una realtà facile.

Incendi, inondazioni, baracche: ultime notizie da Camaro

Camaro è il nome di una vallata che scende dai Peloritani, del torrente che la percorre (ma nella parte finale diventa torrente Zaera) e del quartiere, diviso in superiore e inferiore, che fa parte della circoscrizione n. 3 di Messina. Il nome probabilmente significa “casa dei morti” (sic) a intendere una enorme necropoli in uso per diversi secoli. Camaro, soprattutto, è un luogo complicato; per capirlo basta scorrere le ultime notizie che lo riguardano.

Il 22 gennaio 2020 si segnala un incendio, di possibile matrice dolosa, nella baraccopoli (disabitata) di Camaro. I consiglieri di circoscrizione tornano a chiedere c le demolizioni dei manufatti sgomberati già da più di un anno e la bonifica di rifiuti e materiali di risulta, sottolineando: “Non possiamo rischiare che ci scappi il morto o che gli abitanti limitrofi vivano, oltre che nel degrado, anche nel terrore”. Il 13 febbraio 2020 gli abitanti di Camaro San Paolo accolgono con una protesta e un blocco stradale i parlamentari nazionali (ex ministro Maria Stella Gelmini, Stefania Prestigiacomo e Matilde Siracusano) in visita alle baraccopoli messinesi: ciò che chiedono è che vengano da loro a fare questa visita, e non nell’area di Fondo Fucile dove era programmata. E i parlamentari accettano. Avanti veloce. Il 29 giugno 2020 un vasto incendio distrugge ettari di macchia mediterranea tra Camaro, neanche a dirlo, e le zone di Bordonaro, Messina Due e Forte Petrazza. Indietro veloce. Il 4 ottobre 2019 ci sono le prime piogge invernali a Messina, a ingrossarsi subito è il torrente Camaro che si porta via un bel tratto di strada costringendo i residenti in casa e bloccando i collegamenti con il resto della città. Torniamo all’anno in corso: giorno 8 giugno 2020 l’associazione Asas denuncia che “gli abitanti di Camaro Inferiore e Camaro superiore sono vittimizzati poiché si è deciso di alternare i due unici uffici postali della numerosissima zona (Camaro Superiore e Camaro San Luigi) nella apertura settimanale”. Pochi giorni fa (21 agosto) consiglieri della III circoscrizione, Gioveni e Cacciotto, denunciano: carenza nel servizio di spazzamento del territorio, strade interne dissestate, niente potatura, insufficiente segnaletica, tombini non puliti, degrado della piazzetta. L’elenco potrebbe continuare.

Ma – ovviamente – non è tutto qui. C’è anche l’altra faccia della medaglia. C’è per esempio il Parco sociale di Forte Petrazza dove Fondazione di Comunità di Messina ha fatto sede e svolge numerose attività. C’è il bando per la valorizzazione del bosco di Camaro. E c’è il Parco urbano delle arti realizzato nella stazione ferroviaria dismessa. E, appunto, c’è la riqualificazione – la reinvenzione – della piazza di Camaro San Paolo.

Ripartire dalle periferie come Camaro: un imperativo culturale

“Di base – racconta Michela de Domenico – ho una natura individualista per cui tendo a lavorare da sola o con gruppi di amici già ‘rodati’, inoltre, quando ho iniziato a pubblicare fumetti e, in seguito, la mia ricerca in campo accademico, il mio scenario di riferimento è stato quello nazionale e internazionale. Nonostante ciò, ho sempre cercato di partecipare a Messina a quelle iniziative di sviluppo che reputavo in grado di trasformare culturalmente la città, partendo dalle persone e dai luoghi, in particolare quelli periferici”.

“Ne parlavo con alcuni amici, tra cui Lelio Bonaccorso, non più tardi di qualche giorno fa”, aggiunge. “Credo che in questo momento la totale mancanza di politiche culturali e giovanili serie a Messina, stia mettendo a dura prova il coinvolgimento delle frange meno influenzate dal substrato culturale cittadino. Forse è arrivato il momento per gli artisti, ma anche per gli Ordini e le associazioni culturali, che devo dire stanno tutti cercando di reagire, ma individualmente, di incontrarsi e raccogliersi attorno ad un unico obiettivo mettendo da parte individualismi e posizioni politiche e pianificando un progetto culturale per questa città che parta dalle periferie, prima che sia troppo tardi”.

De Domenico ha dei trascorsi, in questo senso. Uno dei primissimi interventi culturali che ha realizzato assieme ad altri amici nella metà degli anni ’90  è stato il laboratorio di fumetto al centro sociale “Don Puglisi” del villaggio CEP, a cui hanno fatto seguito piccole mostre, riviste digitali, ecc., poi con la società Sciara è stata tra i fondatori del parco Horcynus Orca. A Messina ha partecipato a diversi progetti di street art, tra cui “Distrart”, per cui ha realizzando tre interventi urbani su altrettante pensiline del tram (Le storie di Giufà, I Ferryboat e Tekno Zancle), in seguito “Arte e caffè a cielo aperto”, con un murales dedicato ai migranti, oggi vandalizzato, e il progetto SIAE “Periferiche energie”, per cui ha curato la realizzazione di un murales nella scuola Vittorini.

È stata promotrice di numerose iniziative didattico-artistiche nella sua città, curatrice di mostre di settore, tra cui la tappa messinese di Sulla stessa barca e Felice Canonico – inediti grafici e ha condotto diversi corsi di fumetto (tra gli altri, quelli al parco Horcynus Orca di Capo Peloro, al Liceo Artistico Basile e alla Scuola del Fumetto di Messina).

Sulle trame del disegno verso architetture fantastiche 

Ma Michela De Domenico è conosciuta anche per la sua Architettura fantastica, gli archetipi visionari del fumetto, il libro edito da Interscienze. Non per caso.

“Ricordo di aver intrapreso gli studi di architettura solo per migliorare il disegno degli sfondi nei miei fumetti, non immaginando che, dopo diversi anni, avrei ottenuto un dottorato in disegno dell’architettura presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Messina, dove mi sarei occupata delle architetture visionarie dei fumetti e avrei pubblicato un libro sullo stesso argomento”.

Insomma, il “filo” che connette interessi e attività per Michela è il disegno. “Tutto quello che faccio – spiega De Domenico – è guidato dal disegno che, per il tramite della mano, è diretta emanazione della visione e dell’immaginazione. Attraverso il disegno vediamo luoghi altrimenti invisibili e questa proprietà immaginativa è ciò che sta dietro qualsiasi mio progetto, che sia artistico, architettonico, didattico e persino scritto. Un disegnatore che guarda al mondo che lo circonda, lo descrive in maniera diversa da chiunque altro”.

Il ritorno al fumetto. In nome del Mediterraneo e della letteratura

In questo momento Michela sta scrivendo un contributo sulle innovazioni visive nei graphic novel di Chris Ware in rapporto al linguaggio dell’architettura, per un libro sui linguaggi grafici dell’illustrazione, mentre un altro suo contributo scientifico sull’arch. Indelicato e il cinema Metropol, sta per essere pubblicato negli atti del congresso dell’Unione Italiana Disegnatori. Ma questo è anche il momento del suo ritorno al fumetto. Michela sta infatti realizzando una nuova storia per una casa editrice, “di cui non posso ancora dire nulla”, ma che è “un progetto che parte da lontano rimettendo assieme cose realizzate in passato partendo dal contesto Mediterraneo e della letteratura. Per la serie, tutto torna”.

Torna tutto anche nei suoi altri “mestieri”. Per esempio quello di insegnante del liceo artistico Basile. “L’insegnamento mi ha dato una regola. Essendo una persona intuitiva e molto caotica, basavo il mio lavoro sull’ispirazione o sulla presenza di uno stimolante contesto ambientale. Il lavoro di insegnante mi ha costretta a semplificare e rendere didattico il mio lavoro, farlo comprendere ai ragazzi attraverso strategie educative e didattiche. Inoltre, anche attraverso il Dottorato che ho svolto sotto la guida dell’indimenticato Mario Manganaro, ho imparato che è molto importante la ricerca fatta a monte di una lezione e di ogni progetto. A volte devo dire che esagero con la preparazione ma i risultati poi si vedono”.

“L’Università sia motore di coesione tra le scene culturali messinesi”

Essere a Messina, o in qualunque altra città, non cambia la scelta di operare nel campo dell’arte o della cultura, sostiene Michela de Domenico, “perché se è una scelta consapevole e basata su reale volontà e talento, si può sviluppare in qualunque contesto e anzi può solo rafforzarsi”. Ovviamente, però, vivere a Messina “può influenzare nel bene e nel male questa scelta: renderla più difficile perché il contesto è povero di strutture, una quasi totalità di mancanza di dialogo con la politica e con la società e vi è uno scenario culturale frammentario; viceversa può renderla più facile perché lavoriamo in un contesto ispirante ricco di storia, paesaggi, luce, colori, familiari, amici”.

A Messina d’altronde c’è una ricchezza di talenti e creatività, proposte e scommesse, molte vinte. Solo che, per De Domenico, “non è chiaro se ci sia uno scenario culturale messinese. Ci sono parecchie scene capaci di realizzare cose davvero egregie, personalità conosciute a livello nazionale e internazionale che risiedono e lavorano a Messina, o che, anche da fuori, cercano di intervenire nel dibattito culturale in città, ma tutto questo rimane frammentario. Quello che è assente è un motore di coesione fra i vari aspetti culturali, motore che in questo momento non può certo essere il Comune di Messina, che si sbarazza delle poche personalità in grado di realizzare una vera progettazione culturale, come Enrica Carnazza (la funzionaria del Comune di Messina che ha curato il progetto DISTRART e che, dopo 25 anni, è stata trasferita dall’Ufficio “Giovani Artisti” di cui era responsabile agli uffici amministrativi di una circoscrizione, ndr) ma che potrebbe, anzi dovrebbe essere l’Università, ad esempio, che ha a disposizione risorse strumentali e umane”.

“Solo partendo da questa coesione – conclude De Domenico – secondo me è possibile creare uno slancio che possa essere alla base della creazione di uno scenario culturale consolidato, altrimenti ognuno, pur facendo del proprio meglio, rimarrà isolato. Da architetto, penso che questo non possa accadere se non partendo da un luogo di aggregazione deputato, credo molto nell’influenza dei loci, nelle trasformazioni culturali e sociali”.

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