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Terza domenica di proteste in Bielorussia. 120 arresti. Putin incontrerà Lukashenko a Mosca

Terza domenica di proteste in Bielorussia. 120 arresti. Putin incontrerà Lukashenko a Mosca

​Decine di migliaia di cittadini hanno manifestato per la terza domenica consecutiva per chiedere le dimissioni del “padre padrone” della Bielorussia, Alekander Lukashenko. Il dittatore, al potere da 26 anni, aveva promesso di reprimere le proteste e così è stato: 120 sono stati gli arresti. Ma i manifestanti hanno scelto oggi la via pacifica. Era il 66esimo compleanno di Lukashenko e in modo ironico gli hanno “offerto” doni. Prima di essere massacrati o arrestati dalla tremenda Polizia bielorussa.

Vladimir Putin ha fatto sapere che incontrerà Lukashenko “nelle prossime settimane”. Forse è il momento di un chiarimento, dopo che il presidente russo aveva dichiarato nei giorni scorsi di avere pronte le truppe per invadere la Bielorussia. Ma aveva aggiunto che non sarebbe intervenuto finchè “gli estremisti non cominceranno ad appiccare il fuoco ad auto e case”.

Putin aveva aggiunto di “partire dal presupposto che tutti i problemi in Bielorussia saranno risolti pacificamente”. L’Europa si era di fatto accodata: aveva confermato la solidarietà al popolo bielorusso, il non riconoscimento delle elezioni presidenziali e chiesto l’adozione di sanzioni per i colpevoli delle violenze e nuove elezioni. Ma non aveva infastidito Mosca più di tanto.

“In generale la situazione si sta stabilizzando” aveva chiarito Putin, aggiungendo che rispondente all’eventuale chiamata di Lukashenko è un obbligo nel trattato firmato dai due Paesi. “La Russia adempirà ai suoi obblighi. Non siamo indifferenti a ciò che sta accadendo​, la Bielorussia il Paese a noi più vicino​”.

​Ma, aveva sottolineato in ultimo Putin, Lukashenko deve ascoltare le proteste ​​(“Se la gente è scesa in strada, bisogna tenerne conto, ascoltarla, reagire”) e di fatto trovare, in collaborazione con gli altri “una via d’uscita con calma, senza estremismi”. Finora “la polizia bielorussa si sta comportando in modo piuttosto moderato”.

​​Intanto, in una lunga intervista a El Pais e al Corriere della Sera, la leader dell’opposizione, ​Svetlana Tikhanovskaya​, in esilio a Vilnius aveva dichiarato: “Noi bielorussi non cerchiamo vendetta, pur conoscendo i crimini commessi, che saranno giudicati da un tribunale. Il nostro è un popolo generoso, pertanto se Lukashenko si ferma e rinuncia al potere adesso, sono sicura che i bielorussi lo lasceranno partir​e”​.​

Ma, aveva aggiunto la giovane, “non accetteremo nessun tipo di intervento sul nostro territorio. Non siamo né pro-europei né anti-russi. Ci abitueremo a vivere in un Paese diverso​”.​

Nessun astio contro la Russia. “P​utin, anche lui ha il diritto, come un qualsiasi capo di Stato, di riconoscere i risultati del 9 agosto, come ha fatto. Però so per certo che la gente in Russia ci sta appoggiando. Ben altra cosa è il gioco politico tra i leader, ma in fin dei conti la Russia non è nemmeno l’unico Paese che ha riconosciuto la vittoria a Lukashenko​”.

​”Lukashenko brandendo il fucile in tv ha dimostrato di aver paura. Non sa più​ ​che cosa fare. Capisce che la gente non lo vuole più​”. La Tikhanovskaya aveva detto infine che tornerà in Bielorussia “​q​uando capiremo che ci sono trattative in corso per garantire elezioni trasparenti, giuste e libere​” e una transizione possibile.

Da parte sua il dittatore bielorusso, oggi si è rifatto vedere in tuta mimetica e brandendo un fucile. Esercitazioni militari nella regione di Grodno, ai confini con la Polonia. “Sono loro i sobillatori” aveva gridato ai polacchi.

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