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Arrivederci tango. Il “pensiero triste che si balla” è rimasto solo online

Arrivederci tango. Il “pensiero triste che si balla” è rimasto solo online

“Stradina cancellata dal tempo/ che un giorno ci hai visto passare/… un’ombra ben presto sarai/ un’ombra come me”. Il “Caminito” di Carlos Gardel oggi racconterebbe le stesse cose, spazi vuoti, distanze, ombre appunto. Di tango a Buenos Aires sono rimaste le impronte di un tempo che fu. Non ci si può stringere. Non si balla più. Le milonghe sono clandestine.

Nella capitale argentina addormentata dal Coronavirus e da una crisi economica infinita, la gente si mette davanti al computer per trovare un “abbraccio”.

I tangueros sono virtuali, si muovono mimando mosse, strette, passioni, ma non c’è il partner. Fanno finta perchè innamorati. Come si lamenta sempre online, un ballerino: “Ma in milonga è tutt’altra cosa. Prima si attende e poi si vede chi c’è. E poi si balla”.

Boca, il quartiere simbolo del tango, il “barrio” con le case colorate da dove sono passati i più grandi artisti, come Maradona che qui giocava alla Bombonera, è lo specchio di una caduta. Strade vuote, ritrovi abbandonati: è troppo lungo questo lockdown economico e sentimentale.

Tv e radio argentine sono piene di racconti della gente del tango. Orchestre che suonano da sole, ballerini che si impomatano inutilmente davanti allo specchio di casa. Sono fermi dall’11 marzo, da quando l’Associazione degli organizzatori delle milongas e dei lavoratori del tango ha sospeso gli eventi e congelato le passioni.

Tutto se ne andrà. “Un’ombra ben presto sarai” oltre che un verso del compositore Gardel è anche uno splendido romanzo dello scrittore Osvaldo Soriano (che molto, vivendo spesso in Italia, ci ha raccontato sul tango), una storia paradossale in cui un uomo che si è perso fa mille cose, incontra personaggi strambi, si innamora e poi si ritrova al punto di partenza. Un po’ come è capitato ai tangueros di questi tempi.

C’è chi prova a rendere le assenze meno dolorose. Alcuni ballerini argentini, italiani, francesi, greci e arabi hanno organizzato una manifestazione online, “Unidos Tango Festival”, con lo scopo di un crowfunding per aiutare tutti i colleghi e le orchestre in difficoltà. Non si suona più a Buenos Aires. “Caminito que el tiempo ha borrado/ que juntos un día nos viste pasar,/…una sombra ya pronto serás,/ una sombra lo mismo que yo”.

L’Argentina aspetta come sempre, sapendo che non tutto è eterno. Adesso ombra, domani di nuovo faccia a faccia ad abbracciarsi in ogni angolo, a “conoscersi” perchè l’abbraccio nel tango significa questo. Il “pensiero triste che si balla”, così l’hanno chiamato, non sarà più un’immagine su uno schermo.

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