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Volevano approdare a Lampedusa ma naufragano a Ustica: storia di due terrapiattisti veneti

Questa dei terrapiattisti veneti partiti in barca per raggiungere la “fine del mondo” a Lampedusa, ma quasi naufragati a Ustica, è una storia vera. Potrebbe sembrare assurda, folle, paradossale ma è autentica ed è assurta alla ribalta nazionale ( La Stampa per prima). Terrapiattisti, sì, di quelli che vorrebbero dimostrare che la terra non è sferica, novelli Don Chisciotte o pionieri della crociata a sostegno della terra piatta.

La coppia è stata salvata dalla Capitaneria del porto di Palermo prima di completare l’impresa, cioè prima di giungere dal Veneto a Lampedusa (nell’immagine in evidenza, N.d.R.), dopo essere salpati da Termini Imerese, e dimostrare il loro teorema. Per i due, Lampedusa avrebbe dovuto essere una sorta di scoperta dell’America, la dimostrazione che lì termina il mondo “piatto”, mentre il sole ci gira intorno.

Loro, i terrapiatttisti, sono infatti “contro”. Contro le restrizioni del lockdown. Contro Galileo Galilei e le sue teorie scientifiche. Contro la scienza ufficiale. Contro la Nasa.

Eppure, per questa impresa degna di un romanzo o di un racconto o di un film tragicomico, da affidare a grandi scrittori o registi, i due terrapiattisti veneti si sono affidati a una bussola, uno strumento scientifico. Tuttavia, non c’è stato nulla da fare. Non sono riusciti a orientarsi e sono arrivati, stremati e sull’orlo del naufragio, sbagliando rotta, a Ustica.

Dopo il salvataggio in mare, i due sono stati scortati a Palermo e posti in quarantena precauzionale (per via del Covid) per quindici giorni, a bordo della loro barca. Chissà che sceneggiatura avrebbero scritto su questa storia i maestri della commedia all’italiana.

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