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Maestri e alunni nel bosco, da Gais a Messina

È nordica per nascita e vocazione. È presente in tutto il Nord Europa e nel Nord Italia (con una sede in Toscana). Ma la rete di “Educare nel bosco” da quest’anno è anche a Messina. Che non è certamente la prima città a cui si pensa parlando di boschi

È settentrionale per nascita e vocazione. Dalla Danimarca degli Anni Cinquanta, dove lo si sperimenta per la prima volta a opera di una mamma decisa ad aiutare le altre mamme lavoratrici, l’asilo “nel bosco” s’è diffuso in tutto il Nord Europa, dove ha prodotto – studi decennali alla mano – l’ottimo risultato di una serie di bambini e bambine che apprendono velocemente, hanno ottime capacità motorie, hanno introiettato varie forme di rispetto, anche per se stessi, sanno reagire ai fallimenti e vivono la “giusta” dose di timori, nulla di più nulla di meno.

Nel 2015 “Educare nel bosco” si attiva in Italia. La radice è in Veneto, con la sede storica a Verona, e, sempre nel Veronese, a Valpolicella, San Giorgio in Salici e Caprino, e ancora nella provincia di Vicenza (Fimon, Priabona, Altavilla Vicentina) e in quella di Padova (Rubano). Da qui attecchiscono vari rami, sempre a Nord: in Alto Adige (con la sede più settentrionale, Gais, sopra Brunico, e quella di Ortisei), in Trentino (con Monte Terlago, Riva del Garda, Lago di Ledro), in Emilia Romagna (con Pianoro a Bologna e Pecorile a Reggio Emilia). Unica sede nel Centro Italia a Livorno, in Toscana. Più giù, niente. Almeno fino a che si resta sulla penisola. Attraversando lo Stretto, invece, ecco la sede più a sud di “Educare nel bosco”, Messina. Che non è certamente la prima città italiana a cui si pensa parlando di bosco.

Non sembra questo, d’altronde, il momento giusto per parlarne, con il Paese assediato dal duplice tormento delle alluvioni e degli incendi. Tuttavia il fatto che, giusto in questo 2020 così difficile, si attivi in riva allo Stretto una sede di “Educare nel bosco” – la rete nazionale promossa da “canalescuola” di laboratori permanenti di educazione in natura per bambine e bambini dai 3 ai 6 anni – è una circostanza abbastanza stravagante da suscitare curiosità. E in effetti sta avendo riscontro. Non per caso a Messina si è già approntato – per i giorni dal 16 al 18 ottobre – un corso per insegnanti, educatori, formatori che vogliano diventare “maestre e maestri nel bosco”, o, per meglio dire, che vogliano “imparare a vivere il bosco come ambiente educativo”.

Stare nel bosco secondo il calendario scolastico

“Educare nel Bosco” di Messina comincia a metà settembre e termina a metà giugno, seguendo fedelmente il calendario scolastico: dal lunedì al venerdì dalle ore 8.00 alle ore 15.00. È un percorso a pagamento, iscriversi è una scelta da meditare e su cui farsi i conti. A Messina 18 famiglie hanno aderito da subito. Il lockdown ha stoppato un bel po’ di attività, ma alla riapertura i contatti sono stati ripresi. Il 20 luglio è stato presentato il nuovo anno scolastico nel bosco. Le “lezioni” cominceranno tra un paio di settimane. I tre maestri che le terranno hanno tutti anni di esperienza con il progetto educativo “Naturé”. A giugno di quest’anno, dopo avervi sperimentato alcuni momenti, hanno deciso che il punto-base della “scuola nel bosco” messinese sarebbe stato a Musolino (Colli San Rizzo, Monti Peloritani) che maestri e allievi raggiungono con un servizio navetta.

Nel bosco per imparare a … giocare

Nel sito di riferimento si legge che caratteristica fondamentale dell’asilo nel bosco è l’esperienza diretta, quella che “lascia intatta nel bambino la gioia della scoperta e la libertà d’interpretazione”. C’è scritto anche che “il gioco libero è l’attività principale, i bambini e le bambine decidono come giocare, con chi giocare, dove giocare e con cosa giocare. Fare torte di fango, arrampicarsi sugli alberi, scivolare dai pendii, scavare delle buche, rincorrersi sul prato. I bambini hanno la possibilità di esplorare, sperimentare, piangere, farsi male, oziare, arrabbiarsi, urlare, sporcarsi, scegliere”. Naturalmente, la rete di protezione degli educatori è garantita e costante. Ma i maestri e le maestre sono “accompagnatori” – non sorvegliano, affiancano; non sgridano, spiegano; non programmano attività, ascoltano le proposte dei bambini. “Le attività nascono per assecondare gli interessi mostrati dai bambini, lasciando a ognuno la libertà di partecipare o meno”.

Imparando anche il rispetto per la natura

Che poi i boschi di “Educare nel bosco” sono tutti selvatici, con alberi d’alto fusto e sottobosco non curato. Sono scelti apposta. Tra l’appello d’inizio lezione e la canzone (o filastrocca) finale i bambini hanno a che fare con una natura non addomesticata. Si accorgono di non conoscerla e “fiutano” la scoperta. Da qui domande ed esplorazioni, camminate e raccolta di tesori decisamente fuori commercio, una foglia secca, un sasso dalla forma strana.

La “formula” italiana della scuola nel bosco stressa molto, in effetti, la questione del rispetto della natura. In Italia, probabilmente, ce n’è talmente bisogno che si affida la speranza soprattutto ai futuri cittadini. “Con il bosco – spiega Davide Fattori, pedagogista veronese che coordina la rete – i bambini instaurano una relazione che ha pari dignità di quella che instaurano con i compagni e con i maestri”. Il risultato è una “educazione ambientale” fondata non tanto su precetti e spiegazioni, quanto su conoscenza e affetto. Stando buona parte della giornata all’aperto, i bambini entrano in contatto con piante e animali, un albero che li sfida, una coccinella che gli vola vicino, una sfilata di formiche, un germoglio. “Tendiamo tutti a proteggere ciò che amiamo e per amare qualcosa abbiamo anzitutto bisogno di viverla”.

Se è vero che da adulti facciamo tesoro di ciò che abbiamo conosciuto e amato da bambini, insomma, “a beneficiare di questi anni trascorsi a giocare nella e con la natura non saranno solo i bambini, ma la natura stessa, verso la quale anche da adulti continueranno a nutrire e manifestare attenzione, rispetto e sensibilità”.

Io “maestro nel bosco”, ogni giorno felice di andare al lavoro

“Ciò che ogni giorno mi rende felice di andare al lavoro è la soddisfazione di vedere la gioia dei bambini, e constatare i loro ‘progressi’”, racconta Nicola Marabello, uno dei tre “maestri nel bosco” di Messina.

La sua formazione non nasce nella pedagogia. Laureato in Economia del Turismo e dell’Ambiente, è durante il servizio civile come obiettore di coscienza che Nicola frequenta un corso di formazione in attività motoria per bambini e partecipa ad un progetto ad hoc nelle scuole primarie di Villaggio Aldisio, Villaggio C.e.p. e Santa Lucia sopra contesse. Da lì una serie di passaggi che conducono alla sua attività di oggi: avvia un progetto di recupero di terreni agricoli abbandonati impiantando due orti e un frutteto ancora attivi, studia e sperimenta tecniche di bio-ortocoltura con tecniche di sostenibilità ambientale e si unisce alla rete Permacultura Sicilia partecipando a diversi mutui aiuti; quindi collabora alla realizzazione di laboratori esperienziale per bambini e colonie estive; crea e gestisce con Eleonora Bovo “Grest in Viaggio”, un grest itinerante tra mare, colli e quartieri in cui bambini dai 6 ai 10 anni esplorano la città a piedi e con i mezzi pubblici. Frequenta poi un corso di comunicazione non-violenta con il metodo di Marshall Rosenberg, tenuto da Gianni Sorte a Messina con il quale collaborerà nei due anni successivi. Non è tutto. Si sta formando come operatore Shiatsu A.p.o.s. (metodo armonico vibrazionale, maestro Alfio Leonardi) e ha competenze in sport, danza e musica. E tutto questo bagaglio è messo in gioco quotidianamente con i bambini nel bosco.

Così come succede per Eleonora Bovo, che di suo è anzitutto attrice. Laureata in Tecniche artistiche e dello spettacolo all’università Ca’ Foscari di Venezia, è stata in scena con la  compagnia Via Rosse, andando in tournée in Italia e in America Latina, ha fatto spettacoli per bambini in collaborazione con altri artisti, ha un master triennale di Arte Terapia a indirizzo psicofisiologico integrato della Sapienza, ha frequentato il corso di alta formazione su “Il processo educativo del gesto grafico” all’università Carlo Bo di Urbino, e realizza con regolarità vari laboratori (teatrali, sul gesto grafico associato al movimento, sulla manipolazione tattile, sull’esplorazione sensoriale). Oggi è Iscritta alla laurea magistrale di Scienze Pedagogiche a Messina.

Last but not least, Federica Rizzo, la terza dei “maestri nel bosco” di Messina. Laureata in Scienze della Formazione e dell’Educazione con una tesi sull’Educazione in Natura, attualmente studentessa magistrale di Scienze Pedagogiche, Federica segue laboratori ed escursioni da anni. Nel dna “l’attenzione per la pedagogia spontanea e quella ludica, l’apprendimento e il legame con la Natura”.

Storia del bambino che nel bosco ha superato la sua frustrazione

Ciascuno dei 50 “maestri” italiani di “Educare nel bosco” – prevalentemente laureati in materie umanistiche, scienze dell’educazione o della formazione, pedagogisti o specializzati in ambito scientifico naturalistico – ha mille storie da raccontare.  I tre maestri messinesi ne ricordano una su tutte. È la storia di L., un bambino affetto da lieve ritardo cognitivo e da difficoltà motorie e di equilibrio. Per stare in piedi, L. tendeva a tenere le braccia alzate, trovando a fatica una propria stabilità. E non riuscire là dove gli altri bambini non incontravano ostacoli lo faceva cadere preda di crisi di frustrazione; si buttava a terra, urlando e sbattendo piedi e mani. Dopo dieci giorni, i tre maestri, nonostante la sferzata di motivazione data loro dalla fiducia dei genitori del piccolo, erano sul punto di ammettere il proprio fallimento. È stato il confronto con gli altri educatori della rete a convincerli a darsi ancora qualche giorno prima di decidere. Ed ecco che L. comincia a superare le proprie paure. Ecco che guadagna una postura più equilibrata. Ecco che distende le braccia. Le crisi continuano, ma durano sempre meno e diventano sempre meno frequenti. È l’effetto – anche – della possibilità di sfogarsi in uno spazio ampio, dove L. trova un luogo tutto suo nel quale, con l’accompagnamento degli educatori, può manifestare la propria sofferenza. Ad un mese e mezzo dall’inizio del percorso, L. diventa un bambino che parenti e amici descrivono come “irriconoscibile”.

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