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11 Settembre- Come è cambiato il terrorismo mondiale, da Bin Laden all’Isis

“Illudersi che esista un Islam buono e un Islam cattivo ossia non capire che esiste un Islam e basta, che tutto l’Islam è uno stagno e che di questo passo finiamo con l’affogar dentro lo stagno, è contro Ragione. Non difendere il proprio territorio, la propria casa, i propri figli, la propria dignità, la propria essenza, è contro Ragione. Accettare passivamente le sciocche o ciniche menzogne che ci vengono somministrate come l’arsenico nella minestra è contro Ragione. Assuefarsi, rassegnarsi, arrendersi per viltà o per pigrizia è contro Ragione. Morire di sete e di solitudine in un deserto sul quale il Sole di Allah brilla al posto del Sol dell’Avvenir è contro Ragione.”

Così Oriana Fallaci raccontava l’Islam, il “suo” Islam. Lei, giornalista e scrittrice, prima di altri forse di tutti, in Italia, ha conosciuto e raccontato la forza e potenza distruttiva dell’Islam.

Rimanendo nella letteratura, il Piccolo Principe insegna come l’attesa del piacere sia il vero piacere. E per quanto gli Usa hanno atteso la morte di Bin Laden, confidando fosse la fine dell’incubo attentati?

Ma quando è arrivata, nel maggio 2011, in Pakistan, ha avuto l’effetto opposto: scatenare piccoli grandi focolai di morte e terrore.

Dall’attentato, meditato, ragionato, studiato, geniale nella sua maledetta devastazione, ai simboli del capitalismo, dell’onnipotenza e della difesa degli stessi (Torri, Casa Bianca, Pentagono), si è passati a mille micro cloni di altrettanti morte e terrore.

L’Occidente pensava di aver risolto o quanto meno fiaccato il terrorismo.

Invece, complici le tensioni nel Medioriente sono esplose le proteste, in Egitto e Tunisia, scoppiate guerre civili in Siria, Yemen, Libia, Al Qaeda si è riorganizzata nutrendosi del terrore che generava.

Le Primavere arabe: conflitti che hanno fatto crollare sistemi politici ed economici, creato crisi migratorie, i sistemi si sono chiusi facendo nascere i radicalismi. Qui hanno trovato terreno fertile gli jihadisti e le organizzazioni islamiche, infilatesi con il pretesto di confrontarsi con le potenze straniere presenti là.

Paesi senza guida, dove il terrorismo si è riorganizzato, infiltrandosi in rivolte. Sono arrivati nuovi adepti dello jihadismo violento, della lotta armata che per rigenerarsi hanno usato anche nuove vie di arruolamento come il web.

I foreign fighters, Al Nusra, l’alleanza con Al Qaeda, Al Baghdadi che ha proclamato il ritorno di un nuovo Califfato. L’isis, lo stato arabo. I musulmani con una guida unica, nemmeno Bin Laden aveva osato tanto.

E l’isis ha creato un vero e proprio stato con una strategia precisa, geopolitica nel Medioriente, puntando a diventare il riferimento per tutti i radicalisti.

Così la guerra è diventata globale. Una propaganda passata da artigianale a professionale, penetrante visti i tanti proseliti.

L’isis, che a modo suo combatte tutti, non solo gli occidentali ma anche le altre fazioni islamiche. Una polveriera schiacciata, ritorta su se stessa.

Così, mentre il mondo si sfilaccia tra guerre grandi a guerre piccole, ecco gli attacchi. Il più clamoroso, al Bataclan. Il Cuore della Parigi studentesca e ribelle. Culla culturale e multietnica. Colpita con brutalità, in quel novembre.

Con quello mille altri. Da Charlie Hebdo, l’informazione libera, satirica, sfacciata, sempre a Parigi. Madrid, Barcellona, Nizza. Manchester, un altro concerto. Piccoli pezzi di un puzzle fatto di morte. Paura. Quella che dall’11 Settembre 2001 è filo conduttore delle nostre giornate.

Ma se Bin Laden era un folle “geniale” capace di attaccare le Twin Towers, ora i folli sono tanti, meno geniali, più pericolosi perchè in costante aumento. E sono ovunque. L’occidente è sempre più in scacco, la morte di Bin Laden ha solo aperto le gabbie.

E al grido di qualsiasi cosa che assomigli ad “Allah Akbar”, le piazze diventano centri di morte e follia, leggasi Torino, finale di Champions. Ed era solo un petardo. E’ la legge della paura. Chi ha qualcosa da perdere, ha paura. Chi non ha paura di morire, può fare una strage.

Disturbiamo ancora Oriana Fallaci, per concludere questo viaggio delirante.

“Continua la fandonia dell’Islam «moderato», la commedia della tolleranza, la bugia dell’integrazione, la farsa del pluriculturalismo. E con questa, il tentativo di farci credere che il nemico è costituito da un’esigua minoranza e che quella esigua minoranza vive in Paesi lontani. Be’, il nemico non è affatto un’esigua minoranza. E ce l’abbiamo in casa. Ed è un nemico che a colpo d’occhio non sembra un nemico. Senza la barba, vestito all’occidentale, e secondo i suoi complici in buona o in malafede perfettamente-inserito-nel-nostro-sistema-sociale. Cioè col permesso di soggiorno. Con l’automobile. Con la famiglia. E pazienza se la famiglia è spesso composta da due o tre mogli, pazienza se la moglie o le mogli le fracassa di botte, pazienza se non di rado uccide la figlia in blue jeans, pazienza se ogni tanto suo figlio stupra la quindicenne bolognese che col fidanzato passeggia nel parco. È un nemico che trattiamo da amico. Che tuttavia ci odia e ci disprezza con intensità. Un nemico che in nome dell’umanitarismo e dell’asilo politico accogliamo a migliaia per volta anche se i Centri di accoglienza straripano, scoppiano, e non si sa più dove metterlo”.

E da Bin Laden all’Isis resta una costante. Abbiamo imparato la paura. La diffidenza. La rabbia. Ma non fa per nulla rima con orgoglio, nel nostro caso.

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