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Cassazione: no ai servizi sociali per imprenditore noto agli aquilani

Cassazione: no ai servizi sociali per imprenditore noto agli aquilani

L’imprenditore Francesco De Vito Piscicelli fu intercettato il 7 aprile 2009, il giorno dopo il terremoto dell’Aquila del 2009: in una conversazione telefonica rideva, discutendo in merito alle prospettive relative alla ricostruzione. Dalla Corte di Cassazione arriva la seconda risposta negativa (la prima giunse nel’aprile 2019), in merito alla richiesta di affidare l’imprenditore ai servizi sociali. La sentenza 26033, depositata oggi, parla chiaro. L’uomo è stato in precedenza condannato in via definitiva a due anni e otto mesi per corruzione, nella vicenda della Scuola marescialli di Firenze (vicenda relativa agli appalti del G8, uno dei filoni dell’inchiesta). Sono stati espressi dubbi in merito all’attività lavorativa che Piscicelli sostiene di svolgere presso la sua compagna, la principessa Sofia Borghese.
Si legge nel testo della sentenza degli “Ermellini”: “Resta evanescente, come riscontrato, il tipo di impegno svolto descritto come di consulenza esterna senza che sia precisata la consistenza delle relative mansioni, il luogo di svolgimento, la protrazione dell’impegno tanto che l’atto di affidamento dell’incarico menziona la prestazione di attività presso il punto di vendita(…) e presso l’immobile della Borghese (…) cui il De Vito Piscicelli da detenuto domiciliare non può avere accesso”. Non ci sarebbe nulla “(…) che oggettivizzi il lavoro svolto alle dipendenze della propria compagna”. Fanno da corollario al “no” al beneficio richiesto i comportamenti del costruttore.

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