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Referendum: a Torino mancano gli scrutatori

Mancano ancora duemila scrutatori solo a Torino per il Referendum di domenica e lunedì. I presidenti dei seggi si renderanno conto della mancanza delle persone e agli uffici elettorali arriveranno le giustificazioni più diverse per evitare di essere bloccati per tre giorni nell’anno delle elezioni con il Covid 19.

Sulle nomine inviate da Palazzo Civico, 2800 a studenti e disoccupati, categorie che hanno la precedenza a Torino, hanno accettato l’incarico solo 811. Il Comune è dovuto ricorrere ai ripari e all’assessore al Bilancio, Sergio Rolando, è venuto in mente di provare a sondare altri giovani, utilizzando la mailing list di Informa Giovani. Che per ora sta funzionando. Nel giro di due giorni si sono presentati all’ufficio elettorale della Città più di 400 persone, universitari, molti anche fuori sede.

Si tratta di un bacino che potrebbe essere vitale in vista della copertura dei buchi di presenza nei seggi. I nominati danno forfait in parte per i timori della pandemia e per la paura che domenica e lunedì sia il caos. E poi c’è anche il fattore economico: di sicuro la partecipazione non è incentivata. Per tre giorni di lavoro, da sabato a lunedì compreso, si guadagnano 104 euro se si è scrutatore e 130 essendo presidente. Compenso definito a livello nazionale. Una cifra che allontana piuttosto che avvicinare al dovere e senso civico di giovani e meno giovani.

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