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Chiude il Gran Caffè San Marco, 5 nodi da risolvere subito. La preoccupazione di Confesercenti

Chiude il Gran Caffè San Marco, 5 nodi da risolvere subito.. C’è in città amarezza ma c’è preoccupazione da parte di Confesercenti che evidenzia, con Santino Cannamela, presidente Confesercenti città di Firenze come il caso non sia isolato ma ci siano alert in giro. «L’annunciata chiusura del Gran Caffè San Marco, locale storico e conosciutissimo, porta nuovamente all’attenzione di opinione pubblica ed organi di stampa la gravissima crisi che sta vivendo il settore pubblici esercizi e somministrazione, soprattutto, (ma non solo), nel centro cittadino», dice Confesercenti Firenze.

«Purtroppo si sta verificando quanto abbiamo sostenuto sin dai primo giorno di riapertura generalizzata delle attività dopo il lockdown: con i costi di “gestione pre-covid” e i fatturati “post covid” è alquanto arduo trovare un nuovo equilibrio per restare sul mercato».

«Qualcosa, non può essere sottaciuto, è stato fatto a livello locale e nazionale per provare a rendere possibile questo nuovo equilibrio, ma, in assenza dei 15 milioni di turisti pre-covid la forbice tra entrate ed uscite è cosi ampia che anche i cosiddetti “aiuti di stato” lasciano il tempo che trovano».

Occorre, adesso «che è anche finita la campagna elettorale, una vera e propria accelerata, e probabilmente anche un repentino cambio di direzione nelle politiche da adottarsi nel supporto a questa particolare tipologia di imprese».

Intanto «basta con gli aiuti a pioggia e di natura “assistenziale”: occorrono provvedimenti mirati (per esempio sulle città d’arte ad alta densità turistica) e comunque di carattere strutturale (non più  bonus)».

Vediamone alcuni:

Riforma ammortizzatori sociali, destinando risorse solo alle attività davvero in crisi ed in  difficoltà, ed avendo ben presente la necessità di difendere il “lavoro” e non il “posto di lavoro” in quanto tale.

Taglio del costo della manodopera, attraverso taglio contributi personale dipendente e cuneo fiscale 

Prevedere nuove forme di flessibilità mercato del lavoro (voucher?) soprattutto per attività stagionali, turistiche e del commercio.

Infine una duplice considerazione su Smart working e Blocco licenziamenti:

SMART WORKING: il protrarsi di questa misura, soprattutto nel pubblico impiego svuota le città e produce evidenti danni d carattere economico a molte attività.

Noi non vogliamo fare battaglie contro i mulini a vento, ma appare evidente che la misura va ripensata in una ottica di maggiore equilibrio e responsabilità sociale.

CIG e BLOCCO LICENZIAMENTI: bene questi provvedimenti in una fase emergenziale come quella che abbiamo passato negli ultimi mesi, in cui l’obbiettivo principale era quello di “congelare” la situazione in essere evitando gravi tensioni di carattere economico e sociale, ma adesso non possiamo più perpetuare questa situazione di “blocco artificioso” del mercato. 

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