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Il teatro dei sogni: non si dovrebbe essere mai come il mondo si aspetta (un romanzo)

Il teatro dei sogni: non si dovrebbe essere mai come il mondo si aspetta (un romanzo)

Il teatro dei sogni. Nella società dell’immagine, il sogno sembra uno sfondo, dietro il teatro traslucido di una prosa che dall’immagine, spesso volutamente stridente, lo lascia trasparire. Non si dovrebbe essere mai come il mondo si aspetta da noi. L’universo che sta dietro, incognito, è tutto da scoprire e offre alle parole un’aura di mistero.
Il teatro dei sogni, edito da La nave di Teseo, è uscito in libreria ieri 24 settembre. Fa parte della collana Oceani e conta 426 pagine, per un prezzo pari a 20 euro. L’autore applica le sue capacità di osservazione sociale e di indagine psicologica. Nasce così un romanzo fortemente contemporaneo, polemico ed esilarante, che scava nelle ragioni dei quattro protagonisti e ne fa emergere verità, segreti, ambizioni, paure e sogni sopiti. Andrea De Carlo è nato a Milano, dove si è laureato in Storia contemporanea. Ha vissuto negli Stati Uniti e in Australia, dedicandosi alla musica e alla fotografia. Si è occupato di cinema, come assistente alla regia di Federico Fellini e Michelangelo Antonioni, e come regista del cortometraggio Le facce di Fellini e del film Treno di panna. Ha scritto con Ludovico Einaudi i balletti Time Out e Salgari. Ha registrato due CD di sue musiche, Alcuni nomi e Dentro Giro di vento. I suoi romanzi sono stati tradotti in ventisei paesi e venduti in milioni di copie. Lo abbiamo raggiunto e intervistato. Queste le sue parole.
Personaggi alla ribalta. Quando si prendono in considerazione persone in luce, che salgono all’attenzione della cronaca, la loro verità e la loro falsità vengono messe a fuoco insieme: nel mentre si manifesta simpatia, nasce anche in qualche senso la critica, nei confronti dell’uomo pubblico, della donna in carriera. È un chiaroscuro. È questa la reazione che intendeva suscitare?
“Volevo raccontare i miei personaggi dal di dentro, nelle loro luci e ombre. Scrivere (e leggere) romanzi rende possibile entrare nei panni di un altro o di un’altra, e una volta che questo succede si annulla la distanza da cui nasce il giudizio, e prevalgono le ragioni soggettive, i motivi dietro ogni comportamento”.
Esistono personaggi positivi e negativi? O viceversa, soltanto realtà? Realtà e romanzo possono coincidere?
“Ogni mio romanzo attinge dalla realtà, per poi trasformarne gli elementi in una realtà romanzesca, una specie di ecosistema che provvede alla sua stessa esistenza. Per quanto sia possibile leggere in trasparenza attraverso la finzione, le due realtà non coincidono mai completamente”.
Come deforma la lente dei social? Ognuno è ormai simulacro di se stesso? Ognuno perde di personalità in nome del fatto di essere popolare per un frammento di secondo? Oppure si riesce a ricomporre il puzzle delle identità? C’è un finale possibile?
“I social danno a ognuno l’illusione di essere al centro dell’universo, e generano una costante fame di approvazione, lusinghe, ammirazione. Non per quello che si fa o che si è, ma per come si appare. Un effetto collaterale è un deficit di interesse e di attenzione non solo per gli altri, ma per il mondo nel suo insieme”.
Chi ha la verità è fuori dai giochi, a osservare la società? E la verità obiettiva esiste ancora?
“Se guardo la storia lontana e recente, mi sembra che la verità obiettiva non sia mai esistita. Sono sempre le interpretazioni a prevalere, a seconda dell’angolazione da cui si osservano i fatti. Quello che forse è diverso oggi è che la manipolazione è più facile che mai, quasi istantanea, e moltiplicabile in pochi secondi per milioni di volte“.
Vede mai se stesso nel riflesso di un personaggio? E’ lei il prisma che riflette le personalità che plasma nel romanzo? Ha mai dipinto autoritratti?
“Non ho mai dipinto autoritratti, non mi interessa avere uno specchio in cui riflettermi. Quello che mi interessa è raccontare degli altri, dei loro caratteri, delle loro relazioni. E’ inevitabile che nel farlo, con partecipazione e desiderio di comprensione, finisca per mettere in gioco anche elementi che mi appartengono“.

Il teatro dei sogni: la letteratura e gli autori

“Si” dico io “ho capito. In ciascuna situazione privilegiata vi sono certi atti che bisogna fare, atteggiamenti che bisogna prendere, parole che bisogna dire – e altri atteggiamenti, altre parole, sono strettamente proibiti. E’ così?”
“Se vuoi…”
“Insomma, la situazione è della materia che richiede di essere trattata.”
“E’ così” dice lei “prima bisognava essere tuffati in qualcosa d’eccezionale e sentire che uno ci metteva ordine. Se tutte queste condizioni fossero state realizzate, il momento sarebbe stato perfetto.”
(J. P. Sartre, La nausea)


Se Veronica Del Muciaro dovesse dire qual è la sua paura più grande, direbbe senz’altro quella di perdere il momento. Fino a più o meno venticinque anni è riuscita a perderne milioni, di momenti: saltati fuori dal nulla senza il minimo preavviso e schizzati via senza che lei neanche riuscisse a capire cosa fossero, figuriamoci agguantarli in tempo.
(A. De Carlo, Il teatro dei sogni)
Momenti perfetti, o magari soltanto momenti? Alla fine, parliamo dell’inizio: tra i due autori c’è un collegamento?
“Momenti mai perfetti, ma ciascuno animato da una ricerca di perfezione, o forse di felicità, entrambe così difficili da raggiungere. In fondo c’è un collegamento tra tutti gli autori: è la ragione di scrivere che tende un filo tra loro“.

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