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borgo trento maternità

Citrobacter, l’incubo continua. Coppia padovana presenta denuncia. Borgo Trento smentisce i dati della stampa.

“In relazione a notizie pubblicate su alcuni organi di stampa, la Direzione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona informa – per opportuna conoscenza – che i decessi correlati alla vicenda Citrobacter Ospedale Donna e Bambino di Borgo Trento sono quattro mentre gli infetti con esiti sono tre. I pazienti colonizzati (cioè che non hanno avuto né infezioni né esiti di malattia, pur sussistendo la presenza del batterio) ad oggi risultano essere ancora 14, seguiti puntualmente dal personale aziendale. Ogni altro dato riportato negli articoli risulta errato e/o superato”.

Lo ha comunicato oggi in una nota l’Azienda Ospedaliera dopo che il Corriere di Verona ha rivelato che una coppia padovana ha presentato denuncia in Procura perché la loro bimba di 5 mesi, nata a Borgo Trento durante il lockdown e infettata dal batterio killer, non potrà né camminare né muoversi. Nell’articolo si indicano 9 bambini con danni cerebrali permanenti su 96 colpiti dal 2018 ad oggi.

“Ad oggi, 30 settembre 2020, i ‘nove neonati con malattia invasiva correlata al Citrobacter’ indicati nella Relazione della Commissione Ispettiva Regionale” – ha sottolineato il dott. Pierantonio Santuz dell’ U.O.C. Pediatria ad Indirizzo Critico – “sono così suddivisi: quattro decessi, tre pazienti con esiti di infezione di malattia di varia entità, due guariti senza esiti di malattia. Infine, i pazienti colonizzati (cioè che non hanno avuto né infezioni né esiti di malattia, pur sussistendo la presenza del batterio) ad oggi risultano essere ancora 14, seguiti puntualmente dal personale aziendale”.

La triste vicenda legata al batterio killer nel reparto pediatrico dell’ospedale di Borgo Trento si trascinerebbe dal 2018. In due anni, a causa del Citrobacter a Verona sono morti 4 neonati e 96 sono stati infettati. Secondo le analisi effettuate dalla commissione d’inchiesta nominata dal Governatore Luca Zaia, il batterio killer si nascondeva nel rubinetto del reparto. Evidenza smentita dalla commissione interna all’ospedale, presieduta dal direttore generale Francesco Cobello, secondo cui in ospedale si usava nei biberon acqua di bottiglia. 

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