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Foto dal set "A prescindere"

Un mito chiamato Totò: il documentario “A prescindere” in anteprima a Palermo

 “A prescindere… Antonio De Curtis”: in anteprima a Palermo il documentario che ricorda Totò e la sua perdita della vista mentre era in cartellone al Teatro Politeama. In primo piano aspetti dell’uomo e dell’artista meno considerati. Giovedì 1 ottobre sarà proiettato a Palermo come anteprima cittadina alla presenza della troupe nei locali del “Re Mida – Casa Cultura” (Via Filippo Angelitti 32), con ingresso previo bigliettamento e inizio alle 20.30. Durante la serata verrà anche presentato il dvd ufficiale del documentario edito da “Ex Libris” e già presente in librerie ed edicole selezionate di Palermo e in tutti gli store online.

Il film.

La regia è del palermitano Gaetano Di Lorenzo, autore di numerosi documentari premiati in diversi festival. La produzione è dell’associazione culturale “Arknoah” di Messina, con produttore esecutivo Francesco Torre, e il lavoro – tratto dal volume di Giuseppe Bagnati “Totò, l’ultimo sipario”, edito Nuova Ipsa, è stato realizzato con il contributo di Sicilia Film Commission e Scalia Group.

Un ritratto inedito del grande Totò, dagli esordi teatrali fino all’abbandono del palcoscenico avvenuto a Palermo per il riacutizzarsi dei problemi alla vista. “A prescindere…Antonio De Curtis” è un viaggio nella memoria di uno dei più grandi artisti del ‘900, con interviste inedite, materiali di repertorio rari e un’originalissima ricostruzione d’epoca.
Il film è stato presentato in diversi contesti festivalieri, raccogliendo ampi consensi di critica e pubblica, culminati nella selezione alla Short List dei Nastri d’Argento del Documentario 2020.

I fatti
Palermo, 3 maggio 1957. La motonave Calabria della Tirrenia, proveniente da Napoli, entra nel porto di Palermo. A bordo della nave c’è Totò con la sua compagnia di rivista. Alle 21.15 sarà al teatro Politeama per la prima delle cinque recite di “A prescindere”. Gli altri spettacoli sono in programma sabato 4, quindi domenica 5 matinée alle 17 e serale alle 21.15, infine lunedì 6 serata in onore e addio a Totò, come recita la pubblicità di quei giorni. Ma questa serata non si farà mai. Totò, quella mattina al porto, non poteva
immaginare che a Palermo avrebbe chiuso la sua carriera teatrale.
Dopo oltre sei anni in cui si dedica al cinema, Totò torna al teatro nel
1956 con A prescindere. L’attore è all’apice della sua popolarità. Le prime
repliche al Sistina di Roma sono un trionfo, e la tournée si prevede lunga e
di inaudito successo. La prima tappa è Salerno, poi Napoli e in seguito
Livorno, Torino, Milano, le grandi e medie città della Lombardia, del
Veneto, dell’Emilia Romagna. Infine, il viaggio in Sicilia, con prima
destinazione Palermo. Totò è molto felice di tornare nel capoluogo
siciliano, città cui è molto legato innanzitutto perché diede i natali alla
madre Anna Clemente, ma anche per un ricordo lontano nel tempo,
risalente al 1922 e collegato al Maestro (e grande amico del nostro)
Eduardo De Filippo.
In quell’anno i due recitavano a Palermo in due teatri diversi: De Curtis al
Politeama, De Filippo all’Olympia. Alloggiavano, però, nella stessa
pensione e quando Eduardo si ammalò e fu costretto a letto per giorni,
Totò gli fece da sostituto e da infermiere, con una generosità e un affetto
che Eduardo gli riconobbe per tutta la vita.
La prima dello spettacolo A prescindere al Politeama di Palermo è un
enorme successo. Mentre in sala scrosciano gli applausi, però, dietro le
quinte si consuma un dramma. Il male agli occhi, già accusato in passato
da Totò e diagnosticato come una pericolosa retinite, si riacutizza. Il
pubblico non percepisce nulla ma alcuni sketch vengono eseguiti
praticamente “alla cieca” e Franca Faldini, all’epoca compagna di Totò,
racconta di pianti e scene di disperazione.
Il giorno dopo il Principe si sottopone ad un’attenta visita medica. Gli
viene intimato il riposo ma Totò decide comunque di andare in scena,
tenendo fede al programma, che per la domenica prevedeva addirittura due spettacoli. Questa volta il pubblico palermitano comincia a capire: l’attore spesso brancola, tende le braccia come per trovare un sostegno. Di fatto, la recita serale del 5 maggio chiuderà per sempre la sua carriera teatrale.
Il giorno dopo, infatti, visitato dal professore Giuseppe Cascio, Totò
riconosce la gravità della propria situazione medica, annulla l’ultima
replica a Palermo e con essa la tournée. La decisione non è certo ben vista
né dalla produzione dello spettacolo né dai teatri che avrebbero dovuto
ospitarlo dopo Palermo. Lo stesso Cascio racconta di un tentativo di
corruzione effettuato da alcuni impresari di Caltagirone, affinché il referto
medico venisse rivisto in forma più lieve. Un altro imprenditore catanese,
Salvatore Mazza, intenta causa allo stesso Totò per i mancati guadagni
(aveva venduto già 14 milioni di vecchie lire in biglietti). La decisione,
però, è irreversibile: «Totò quasi cieco scioglie a Palermo la compagnia»,
titola il giornale L’Ora in prima pagina nell’edizione dell’8 maggio.
La notizia fa ben presto il giro d’Italia. 850 sono i telegrammi con auguri
di pronta guarigione che Totò riceve una volta ritornato a Roma. Circa 60,
come testimonia anche Maurizio Costanzo, le persone che si offrono
disponibili a donare un proprio occhio al Principe della risata. Questi, ai
giornalisti, minimizza, dicendo che si trattava solo di pinzillacchere. Ma
intanto sono tre i progetti cinematografici che deve abbandonare, la
convalescenza dura sette lunghi mesi, accompagnata peraltro da altri
disturbi, e il ritorno sul set non è affatto una passeggiata. Il suono del ciak,
però, sembra sempre avere un effetto miracoloso sulla sua malattia. Ne
darà una commossa testimonianza anche Federico Fellini nel suo libro
Fare un film.

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