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Pandemia in Spagna, il crimine perfetto

​​Comunque vada a finire, se mai dovesse finire questo strazio alla quale è impreparata, la Spagna si ripresenterà al mondo con mille ferite e altrettante facce. Ognuno dichiarerà la propria verità: la politica proclamerà quella che non c’è stato coordinamento tra Governo centrale e autonomie, scaricando quindi le responsabilità sull’altro, il nazionale sul locale e le Regioni su Madrid, e l’opinione pubblica continuerà nel gioco sterile di fare classifiche di questa politica che non decide, preferendo un colore a un altro.

Tra le dieci regioni più colpite dal virus nella seconda ondata, nove sono nel Paese iberico, che conta i suoi 32mila, forse 50mila, morti e un indice di letalità altissimo continuando a litigare. Il Ministero della Sanità è un contenitore vuoto perché le competenze sono regionali. Quando hanno aperto uno dei più grandi padiglioni al mondo per la lotta al Covid, l’ormai ex fiera Ifema di Madrid, subito ci si è accorti che mancavano spogliatoi sufficienti per gli operatori e distanze di sicurezza, tanto da far titolare a El Pais: “C’è più rischio di contagio che di cura”.

Manca personale sufficiente per il tracciamento del virus e i controlli alle frontiere sono pochi. La capitale è divisa a zone rosse, la gente bloccata nei quartieri.
E’, inutile aggiungerlo, anche una catastrofe economica, con un Paese fermo sulle gambe e un turismo, principale industria del Paese, che ha perso i suoi pezzi ovunque, a Barcellona, nei Paesi Baschi, in Andalusia. Più di venti milioni di persone non sono passate da Siviglia, Madrid, Granada, Bilbao. Perchè la Spagna è grande e nella pandemia questa dell’estensione del territorio sembra una maledizione perché rende tutti più lontani.

Juan Luis Cebrian, sempre lucido nelle sue analisi su El Pais, commenta senza pietà: “Siamo di fronte a una gestione della crisi deplorevole, frutto dell’incompetenza dei responsabili, dello scontro ideologico tra i leader dei partiti e della debolezza delle istituzioni in un sistema minacciato dall’interno”.​ ​​”​Il presidente del ​G​overno ​Sanchez ​ha deciso di caricarsi sulle spalle tutto il peso della crisi da Covid-19 e ora gli scricchiolano le vertebre​” ha scritto su La Vanguardia ​il collega ​Enric Juliana.

​Se mai questa emergenza perenne dovesse finire, quando finirà, non ci saranno soltanto da calcolare i ​danni, ma risolvere anche ciò che tiene bloccato il Paese da un po’ di tempo, temi che sono già noti al mondo ma sembra irrisolvibili: la fragilità del Governo, la Catalogna che vuole essere libera e indipendente, un Re sempre più delegittimato. “Domani nella battaglia pensa a me” si intitola un gran romanzo di Javier Marias. Domani pensate anche a uno dei Paesi più belli e generosi al mondo.

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