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“L’influencer di Cristo”, Carlo Acutis, è il primo beato millenial

Il primo beato millenial, Carlo Acutis, radunò al suo funerale un gruppetto di persone che nessuno dei presenti conosceva. Era un esperto di informatica come tanti: un influencer, ma stavolta a fini di bene. Quelle persone erano immigrati, a cui Carlo portava beni di prima necessità. L’influencer di Cristo, così lo hanno chiamato poi per aver fatto conoscere a molti le verità della fede su internet, in vita non ha mai sbandierato cosa sia l’integrazione. L’ha creata lui, a soli quindici anni.

Da ieri Carlo, morto di leucemia 14 anni fa, è beato, il più giovane, il più rapido ad esserlo, proprio perché esempio per tutti. “Mio figlio non era perfetto, questo voglio ribadirlo: non è nato santo, faceva tanti sforzi per migliorarsi. Ci ha insegnato che con la volontà si possono fare grandi passi avanti. Di speciale aveva sì una grande fede, che viveva concretamente”. La madre Antonia ha sintetizzato in poche parole che anche un giovane in jeans e scarpe da tennis può essere santo.

Acutis, come fece Gesù Cristo attraverso il viaggio, ha redento tante persone con le nuove tecnologie. Papa Francesco ha sottolineato che oggi così “si può trasmettere il Vangelo e comunicare valore e bellezza”.

La Chiesa gli attribuisce un miracolo sette anni fa, quando un giovane brasiliano con una malformazione congenita al pancreas guarì recitando una preghiera in presenza di una reliquia di Carlo, un pezzetto di pigiama. Ci si creda o no, è la normalità di un ragazzo a cui la sorte ha tolto la gioventù che si fa santa.

“Sono indegna di lui, Dio scrive dritto sulle righe storte – ha aggiunto la madre in un’intervista al Corriere – Prima di Carlo sarò andata a Messa tre volte, per la Comunione, la Cresima e il Matrimonio. Carlo è stato per me un salvatore, grazie a lui la mia fede è cresciuta. Oggi è un esempio anche per i miei due figli minori, i gemelli Michele e Francesca, nati quattro anni dopo la sua morte”. 

“E’ stato capace di trasformare una vita ordinaria in straordinaria, mettendo gli altri al centro”.

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