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Afghan Taliban fighters and villagers attend a gathering as they celebrate the peace deal signed between US and Taliban in Laghman Province, Alingar district on March 2, 2020. The agreement was signed in Doha, Qatar, by US Special Representative for Afghanistan Reconciliation Zalmay Khalilzad -- the chief US negotiator in the talks with the Taliban -- and Mullah Abdul Ghani Baradar -- the Taliban's chief negotiator. Secretary of State Mike Pompeo witnessed the signing. (Photo by Wali Sabawoon/NurPhoto) (Photo by Wali Sabawoon/NurPhoto)

Afghanistan, il ritorno dei talebani. Pace a rischio dopo l’addio delle truppe Usa

Si erano seduti al tavolo, fumando il calumet di una possibile pace, solo il 12 settembre scorso. A Doha Governo e talebani, a differenza che negli incontri precedenti, avevano deciso di trattare direttamente, senza mediatori. A distanza di un mese appena, tutto sembra essere cambiato.

Le riprese di una sfilata fondamentalista con le bandiere al vento, nel cuore della città di Logar e in pieno giorno, con tanto di scintillanti vetture al seguito, hanno fatto capire subito agli analisti internazionali che i talebani sono pronti a riprendere il controllo del Paese.

Molto ha inciso l’annuncio di Trump, il quale, seguito a ruota dal numero uno della Nato Stoltenberg, aveva annunciato il ritiro completo delle truppe statunitensi dall’Afghanistan entro Natale. Gli integralisti hanno continuato così la loro politica fatta di attentati ai personaggi chiave del Governo e propaganda come quella della sfilata di Logar. A Donald poco importa: essenziale è riportare a casa i suoi e lasciare le diatribe sullo scambio dei prigionieri – vera quaestio tra Governo afgano e talebani – agli attori in gioco.

“Vogliamo tutti mettere fine a 40 anni di spargimento di sangue e ottenere una pace duratura in tutto il paese” aveva detto Abdullah Abdullah, a capo dell’Alto Consiglio per la riconciliazione naziionale. “Spero in una futura vita tranquilla e prospera di tutti in un Afghanistan indipendente, sovrano, unito, libero” gli aveva risposto, conciliante, il mullah Abdul Ghani Baradar per conto talebano.

Gli integralisti hanno avuto ciò che volevano: fine dell’occupazione Usa e dialogo diretto con Trump. Sembrava andasse tutto per il verso giusto. Ma quelle che erano speranze sono forse oggi parole al vento.

Emirato e Repubblica islamica, questo è il vero dilemma, anche costituzionale, del prossimo futuro. Il Governo centrale è indebolito, i talebani controllano distretti del Paese dove impongono la legge coranica. Se sfilano come a Logar, è perché hanno un controllo completo del territorio. I tavoli negoziali possono aspettare o essere ignorati per sempre.

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