« Torna indietro

Coronavirus: arrivano le restrizioni in cinque Comuni

Coronavirus, Abruzzo: saturazione del 150% nelle terapie intensive? Verì smentisce

Terapie intensive. Analizzando quanti dei posti aggiuntivi sono già occupati da pazienti Covid nelle terapie intensive si evidenzia che una Regione ha già esaurito questa capacità. È l’Abruzzo, che ha saturato il 150% dei posti letto aggiuntivi implementati? Lo si afferma nel Rapporto Altems dell’Università Cattolica. Ma Nicoletta Verì smentisce.

 “In Abruzzo, fortunatamente, non c’è alcuna saturazione del 150 per cento delle terapie intensive. Il sistema è perfettamente in equilibrio e sotto controllo: quel numero emerge semplicemente da una diversa prospettiva con cui sono stati analizzati i dati generali”.

Lo precisa l’assessore alla Sanità, Nicoletta Verì, commentando i dati diffusi dal Rapporto Altems dell’Università Cattolica.

Secondo lo stesso rapporto, si avvicinerebbero alla saturazione Piemonte (83%), Marche (67%), Campania (66%), Toscana (65%) e Sardegna (63%).

“Attualmente l’Abruzzo – spiega l’assessore – ha una dotazione complessiva di 123 posti letto di terapia intensiva, che accolgono sia pazienti Covid, sia pazienti non Covid (ovviamente con idonee misure di isolamento). Della dotazione aggiuntiva da istituire per il Covid-19 (per la quale il Commissario Arcuri ha nominato soggetto attuatore il Presidente della Regione solo la scorsa settimana), ne risultano formalmente attivati 7 (ma in realtà ad oggi ne sono stati attivati ulteriori, modulabili secondo le esigenze). Poiché i pazienti positivi ricoverati in terapia intensiva sono 10, ecco come è stato ricavato il dato del 150 per cento di saturazione”.

“In realtà – continua l’assessore – c’è ancora piena capacità del nostro sistema ospedaliero sul fronte dei ricoveri in terapia intensiva e quindi i cittadini abruzzesi non devono allarmarsi. Nelle prossime settimane la struttura commissariale guidata dal Presidente della Regione avvierà tutte le procedure di legge per implementare ulteriormente il nostro sistema sanitario, così da essere pronti ad affrontare anche gli scenari peggiori che dovessero verificarsi”.

Edizioni