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Curro Romero, una serie tv omaggerà uno dei toreri spagnoli più amati

Il Faraone di Camas, “l’artista sublime, il simbolo, essenza di purezza e grandezza” come hanno scritto i giornali quando fece innamorare Siviglia e la Spagna intera con le sue veroniche, uno dei più grandi rappresentanti della tauromachia del ventesimo secolo, Curro Romero, avrà finalmente anche la sua gloria televisiva.

Sarà Curro Sánchez, figlio di un altro mito andaluso, Paco de Lucia, a firmare il documentario sulla carriera del  torero per conto della Womack Studios di José Carlos Conde, che produrrà anche cinque episodi diretti dal regista José Escudiel: narreranno al mondo (sulle piattaforme on demand, verosimilmente) cos’è il “currismo”.

Il Tribunale Superiore di Giustizia andaluso affermò una volta, a scanso di equivoci, che questa parola significa “la creazione di un desiderio permanente e di una speranza assoluta”. E’ insomma “una forma di intendere la vita”.

A 87 anni, che compirà il primo dicembre, a 20 anni esatti dall’addio alle scene (lo fece in un festival minore, a La Algaba, vicino alla sua amata Siviglia), l’omaggio a Curro Romero voluto dalla sceneggiatrice Casilda Sánchez, già vincitrice del Goya, sarà una sfilata di persone che hanno fatto la storia accanto al torero, dai “picadores” a Espartaco, Pablo Aguado, Diego Urdiales, Pepe Luis Vázquez, Chicuelo, alle 42 Fiere di Aprile consecutive in cui mostrò la sua arte assoluta. 

Sarà in primo luogo un ritratto vero e appassionato dell’Andalusia, del flamenco e della enorme tradizione culturale di questa terra. Curro oggi si è ritirato nella sua nativa Camas: “Sono solo un uomo fortunato”. Molte scene del documentario sono state girate nella Plaza della Real Maestranza, dove Romero trionfò, timido e algido, quasi come se non fosse lui a esaltare le folle con la classe immortale dei suoi movimenti. “L’arte e il sentimento non si imparano e io non ho fatto niente per averle”. 

Pochi mesi fa, a fine febbraio, ha ricevuto l’ambito riconoscimento di “Figlio prediletto dell’Andalusia” conferitogli dal Governo regionale. “Mi piacerebbe essere un pittore. Che si sappia della mia opera ma non di me”.

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