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Ridussero in fin di vita un 32enne, in tre condannati a 8 anni e 10 mesi di carcere

Ridussero in fin di vita un 32enne tunisino al termine di un pestaggio in piazza de’ Ciompi. Stamani il tribunale di Firenze ha condannato tre degli autori a 8 anni e 10 mesi di reclusione.

L’episodio è accaduto a febbraio dello scorso anno e tutto nasce da una discussione molto accesa con spintoni e strattoni in piazza Ghiberti, proprio sotto la copertura del mercato di Sant’Ambrogio.

Erano le 20 circa del 12 febbraio 2019 quando scoppiò la lite tra un gruppo di quattro persone e un quinto soggetto, tutti di origine nordafricana. Il litigio terminò poi in piazza de’ Ciompi con il pestaggio di un 32enne tunisino ridotto in fin di vita, riporterà lesioni giudicate guaribili in 30 giorni. In quella circostanza era spuntata anche una pistola, poi rivelatasi una scacciacani.

A seguito delle indagini condotte dai Carabinieri della stazione di Firenze Uffizi, era stato possibile ricostruire l’esatta dinamica dei fatti nonché identificare gli autori del pestaggio.

Alla base delle indagini c’erano le dichiarazioni dei testimoni e la visione dei filmati degli impianti di videosorveglianza e anche di un filmato amatoriale girato da un residente e acquisito dai social network.

A ridurre in fin di vita il 32enne, i carabinieri avevano accertato essere stata un’azione con la quale uno del gruppo degli aggressori, una volta giunto in piazza de’ Ciompi, afferrò la vittima per impedirgli la fuga in attesa che arrivassero anche gli altri tre.

A questo punto iniziava un pestaggio violentissimo con il solo scopo di uccidere il tunisino. I quattro delinquenti, infatti iniziarono a sferrare calci, pugni e colpi di bastone al torace e al volto della vittima. Nemmeno le grida e l’intervento di alcuni passanti avevano fatto desistere gli aggressori che, anzi, si avventavano attivamente contro i passanti mettendoli in fuga.

I quattro terminare la loro azione soltanto quando la vittima, ormai riversa a terra, non si muoveva più e non dava segni di vita.

Subito dopo il pestaggio, era stato identificato e denunciato a piede libero un 16enne libico, poi affidato ad un centro di accoglienza di Firenze, dal quale si era allontanato poche ore dopo portando via con sé gli oggetti presenti nella stanza che gli era stata assegnata.

Qualche giorno dopo, il 15 febbraio, in largo Annigoni, il minorenne era stato individuato e arrestato con l’accusa di tentato omicidio in concorso, in esecuzione di misura cautelare in carcere emessa dal GIP presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze ed associato presso l’Istituto Penitenziario per i Minorenni.

Tutti gli altri autori del pestaggio si erano invece resi irreperibili e si erano nascosti durante il giorno in un appartamento del centro storico, proprio nelle vicinanze di piazza Santa Croce.

Numerosi sevizi di osservazione, controllo e pedinamento permettevano di individuare il loro nascondiglio, che abbandonavano soltanto con il buio della sera, utilizzando spesso accorgimenti per non incappare in controlli delle forze di polizia.

Durante le attività di ricerca più volte i carabinieri avevano notato un altro loro connazionale che, a bordo di una bicicletta, ‘bonificava’ l’area percorrendo continuamente il tragitto che i tre dovevano effettuare e, contestualmente, scrutavano i movimenti delle persone che percorrevano le vie adiacenti all’appartamento.

Nonostante ciò, nella mattinata del 13 marzo 2019, era toccato anche ai tre complici essere tratti in arresto dai carabinieri della stazione di Firenze Uffizi e del Nucleo Operativo della Compagnia di Firenze, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP presso il Tribunale di Firenze su richiesta dalla Procura della Repubblica del capoluogo toscano.

I tre, individuati in un appartamento in via dei Macci dove si erano rifugiati e nascosti, sono S.M. allora 18enne, A.H, allora 20enne e M.H., allora 30enne, tutti di nazionalità tunisina, clandestini, pregiudicati e senza fissa dimora, Tutti e tre sono stati ritenuti responsabili di “tentato omicidio aggravato in concorso”.

Oggi, a conclusione del processo, i tre maggiorenni sono stati condannati alla pena della reclusione di anni 8 e mesi 10.

Uno dei tre risulta già in carcere mentre per i restanti verrà spiccato un mandato di arresto europeo poiché irreperibili.

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