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Incredibile a Barcellona. Per un errore un capo ‘ndrangheta è rimesso in libertà

Dai tempi dell’arresto a Madrid di Tano Badalamenti, era il 1984, i nostri mafiosi, camorristi e ndranghetisti trovano in Spagna un ambiente propizio per i propri affari. Quando in terra iberica li trovano e arrestano, può succedere che ci sia qualche “inconveniente” davvero strano per cui tornano in libertà dopo poco tempo.

Nel caso di Vittorio Raso, 41 anni, che le cronache indicano come uno dei capi più inseguiti, non è stato sufficiente arrestarlo dieci giorni fa a Barcellona perché, così hanno spiegato, la polizia italiana aveva trasmesso ai colleghi spagnoli solo l’accusa di estorsione a carico del ndranghetista. E’ stato liberato, poi ci si è accorti dell’errore (le accuse erano ben più pesanti) e i giudici hanno ordinato di riarrestarlo.

Nel frattempo Raso (“figura importante dell’organizzazione calabrese che svolge principalmente la sua attività criminale attraverso il traffico di droga e armi” così ha scritto la Policia Nacional) è libero.

“E’ un problema transnazionale – non si è mai stancato di ripetere il giornalista Claudio Fava, che nell’84 ha perso il padre Giuseppe per mano dei mafiosi –  E’ una fesseria pensare che la ‘ndrangheta, che è l’organizzazione oggi più estesa al mondo, presente in cinque continenti e con affari che valgono il 3% del Pil italiano, possa investire denaro solo in Calabria. Dove ci sono opportunità, là c’è la mafia. La Spagna è un posto dove la mafia può incontrare i cartelli colombiani o i trafficanti marocchini. E’ un punto nevralgico dove fare affari”.

Raso fino ad oggi ha vissuto nei quartieri bene di Barcellona, di fronte al mare. Forse adesso è già in Brasile: quando la Polizia spagnola stava per arrestarlo si resero conto che teneva un piano minuzioso per fuggire nel Paese sudamericano. Italia, Spagna e poi Brasile, una traiettoria che gli investigatori conoscono molto bene. 

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