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Blitz nella notte nel Salento, 23 arresti per droga, estorsioni e tentato omicidio

Un blitz nella notte ha sgominato un pericoloso clan del Basso Salento. Un ragazzo gambizzato, Manuele Cesari, morto dopo pochi giorni di agonia in ospedale, il tentato omicidio, a colpi di arma da fuoco, di due persone, e l’esecuzione di Francesco Luigi Fasano, uno dei due che erano scampati al primo tentativo, ammazzato con un colpo di pistola alla tempia. Spari e sangue, fatti avvenuti tra marzo e luglio del 2018 a Melissano, che non hanno lasciato dubbi sul fatto che, nel basso Salento, fosse in corso una guerra di mafia come non se ne vedevano dagli anni ’90.  Oggi, i carabinieri, con un blitz nella notte, hanno arrestato 23 persone: 8 in carcere, e 15 ai domiciliari. L’operazione si chiama “La svolta 2.0”, perché è la naturale prosecuzione di quella che, appunto alla fine di luglio di due anni fa, portò a 10 fermi, in seguito all’omicidio di Fasano. Daniele Manni e Angelo Rizzo furono ritenuti esecutori dell’omicidio; a Manni, in concorso con altri non identificati, fu contestato anche il precedente duplice tentato omicidio dello stesso Fasano e di Pietro Bevilacqua. Con l’indagine dei carabinieri della Compagnia di Casarano e del Nucleo investigativo del Comando provinciale, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, sono state emesse le 23 ordinanze odierne. I fatti ricostruiti dagli inquirenti che hanno portato al blitz nella notte sono da antologia criminale della scu: tutto nasce dalla frattura interna al clan capeggiato dai gemelli Antonio e Ferdinando Librando. Alla base della scissione, la spartizione del controllo del traffico di droga: eroina, cocaina, hashish e marijuana a Melissano e paesi limitrofi. Manuele Cesari, gambizzato a 37 anni davanti a un chiosco-paninoteca, teneva insieme il gruppo.  Dalla sua morte in poi, la riorganizzazione in due fazioni è stata chiara agli inquirenti: c’era un “gruppo Barbetta”, costituito da Luciano Manni e i figli Daniele e Maicol Andrea, e quello capeggiato da Pietro Bevilacqua e Biagio Manni. A quest’ultimo gruppo era rimasto legato, per un’amicizia che esisteva da quando era bambino, Francesco Fasano. Comunque, spiegano i carabinieri, al vertice dell’associazione criminale c’erano sempre i Librando, ai quali delle spartizioni interne fra gregari, come sempre accade in questi casi, non importava nulla. E l’associazione “è stata particolarmente attenta negli atteggiamenti, nei linguaggi (con tanto di nomi in codice) e negli spostamenti, denotando un’elevata caratura criminale anche dal punto di vista organizzativo”.

Operazione “La Svolta 2.0”, blitz nella notte, i fatti

Il blitz nella notte che ha portato a sgominare il clan nell’ennesima Operazione Antimafia, quindi basa le sue azioni su questi fatti. Le tensioni intestine tra i due gruppi hanno portato a battaglie per il controllo dell’attività di approvvigionamento e distribuzione degli stupefacenti e per la spartizione dei proventi derivanti da queste mansioni. Una guerra in cui le vittime designate erano, in maniera indistinta, gli appartenenti a una o all’altra fazione, entrambe “disposte a uccidere, tanto che da porre in essere un sistema di controllo basato sul pedinamento dell’appartenente al gruppo rivale, con veri e propri servizi di osservazione anche notturna e, alla prima favorevole occasione, si sarebbe proceduto alla soppressione dell’avversario”. In questo clima, il gruppo Barbetta esplose i colpi di pistola contro Francesco Fasano e Pietro Bevilacqua, che scamparono miracolosamente all’agguato riparandosi dietro agli sportelli delle auto; Biagio Manni, per tutta risposta, pianificò, da un località protetta, la controffensiva. E poi ancora, sempre in questo contesto, maturò l’esecuzione di Fasano. Dopo i 10 fermi, prima del blitz nella notte i carabinieri hanno proseguito con intercettazioni, in carcere per chi era stato arrestato e fuori per chi era libero, per azzerare i vertici dei due gruppi che continuavano a portare avanti gli affari di droga. Ed è così che, in questo blitz nella notte, con 120 unità, 70 mezzi, unità cinofile e gli elicotteri dello squadrone “Cacciatori” di Puglia, i militari hanno arrestato, con le accuse, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, concorso in duplice tentato omicidio, porto e detenzione abusiva di armi, detenzione e spaccio di droga, e estorsione e tentata estorsione: Bevilacqua Rocco detto “Fettina”, 30enne, Caputo Salvatore detto “U nanu”,  43enne, Stefanelli Paolo detto “mangone”, 39enne di Tricase, Bevilacqua Antonio detto “fettina”, 62enne di Casarano, Librando Ferdinando 54enne nato a Borgomanero (No), Manni Luciano detto “Barbetta”, 68enne di Melissano, Manni Maicol Andrea 29enne di Casarano, e Rizzo Angelo 25enne di Nardò. Sono finiti invece ai domiciliari, dopo il blitz nella notte, Caputo Diego Antonio, 25enne di Casarano, Caputo Paola, 38enne, Causo Fabio Antonio, 64enne di Melissano, Cazzato Matteo, 29enne di Gagliano del Capo, Cazzato Rosario, 59enne di Melissano, Ciurlia Stefano, 42enne, Micaletto Natashia, 38enne di Casarano, Pizzi Giuliano detto “tigna”, 60enne di Ugento, Pizzolante Gianluca, 45enne di Ugento, Scorrano Ottavio Salvatore, 35enne di Casarano, Spennato Caterina, 28enne di Casarano, Stamerra Beniamino, 36enne, Tarantino Luca detto “quartara”, 28enne, Vacca Vito Paolo, 25enne di Casarano, Venosa Tommasa Isabella, 40enne di Gallipoli.

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