« Torna indietro

Serie B: una Reggina “svogliata” sbatte contro il muro del Cosenza

Il calcio non è uno sport da verdetti definitivi. Bastano pochi minuti per cambiare il volto di una partita, anche di una stagione. Succede che la Reggina, osannata da critica e tifosi dopo le splendide prestazioni fornite contro Pescara e Virtus Entella, per il derby con il Cosenza manda in campo la sorella povera. E così, gli amaranto non vanno oltre quello che una volta veniva definito risultato ad occhiali (0-0), sbattendo il muso contro il muro cosentino.

Eppure la cifra tecnica, sia sulla carta che poi in campo, era ed è di altro livello rispetto a quella dei lupi cosentini. Nonostante questo, la Reggina si è presentata in campo come una donna annoiata dalla propria bellezza, stufa di dover essere all’altezza dei complimenti che riceve. La postura dei giocatori la diceva lunga sulla mancanza di cattiveria che gli uomini di Toscano hanno palesato per tutto l’incontro.

Così, come un pugile che promette di darle, prima o poi, all’avversario, la Reggina getta alle ortiche altri due punti, dopo quelli di Chiavari. La sliding door arriva al minuto 35: Loiacono spedisce in porta un pallone che Tiritiello, prima di mano e poi di piede, prova a respingere. L’arbitro convalida il gol ma poi cambia idea e decide per il rigore più espulsione del giocatore cosentino. Avesse segnato dagli 11 metri, il Tanque Denis, forse staremmo parlando di una vittoria. E invece, Falcone ipnotizza l’argentino, riuscendo a tenere la porta inviolata.

Quasi stancamente, per i restanti 60 minuti, recuperi compresi, gli amaranto tengono palla in attesa che la vittoria arrivi per inerzia, per manifesta superiorità. Senza verve, senza idee chiare, i reggini si sono incaponiti a cercare il pertugio lì dove non c’era, al centro, con i due esterni quasi mai coinvolti nella manovra. La ricerca ossessiva di 1-2 ai 20 metri ha evidentemente facilitato gli uomini di Occhiuzzi, capaci di una difesa ordinata ed efficace. Sono parsi tardivi gli ingressi di Lafferty e Di Chiara, ma questa volta la squadra è sembrata patire fisicamente e mentalmente l’impegno ravvicinato.

Riavvolgendo il nastro, i colori, gli effetti speciali ammirati contro Pescara ed Entella hanno lasciato il posto a giocate leziose, fini a sé stesse, e ad un gioco lento, compassato, affidato per lo più a insistiti spunti personali. Un qualcosa che, in serie C, nei momenti di maggiore difficoltà, ha permesso alla Reggina di portare a casa vittorie sporche ma che in serie B non basterà. Tra i cadetti, le squadre sono molto più organizzate e ognuna ha in rosa giocatori potenzialmente decisivi. Così, l’andamento del campionato dipenderà molto dalla qualità del gioco e dalla continuità di rendimento. E i 4 punti lasciati per strada contro avversari nettamente inferiori, alla lunga potrebbero pesare.

Adesso gli uomini di Toscano affronteranno, in serie, avversari di alto profilo. Si inizierà sabato con il Pordenone, poi a Bologna per la Coppa Italia, quindi Spal in casa ed Empoli in trasferta. Da questo poker di sfide si capirà meglio di che pasta è fatta la Reggina 2020/21.

Edizioni

x