« Torna indietro

L’invenzione della moviola, la madre del Var

La palla tirata di controbalzo da Gianni Rivera colpisce la traversa e rimbalza sulla linea bianca. Silenzio a San Siro. Poi le grida, è pur sempre un derby, gli interisti che negano che la sfera sia entrata del tutto, come richiede il regolamento, e i milanisti che già esultano. Il gol è stato assegnato. I rossoneri si avviano alla conquista del nono scudetto.

Solo una coppia di giornalisti, rinchiusi negli stanze Rai dei montaggi, Carlo Sassi e Heron Vitaletti, capisce che quello del ’67-’68 potrebbe essere il primo campionato falsato (ma quanti ce ne sono stati prima e quanti dopo?) perché nelle immagini si vede chiaramente uno sbuffo di polvere. E’ il segno che il pallone non ha oltrepassato del tutto la linea bianca. 

La sera alla Domenica Sportiva, grazie a un desiderio di giustizia e sportività dei due, nasce la moviola. La gente capisce che le azioni si possono rivedere e commentare. Si può riscrivere la partita. Aldo Biscardi, con le interminabili chiacchierate con i suoi ospiti al Processo del Lunedì è il profeta della partita “che non finisce mai”. Esistono 90 minuti più recupero, quelli in campo, e una settimana per parlare – nei bar, negli uffici, fuori dalle chiese – di gol fantasma e decisioni arbitrali sbagliate.

Sassi e Vitaletti hanno inventato il format, 53 anni fa. A distanza di tanto tempo, ora il padrone lo fa il Var: quattro arbitri seduti in uno sgabuzzino che attraverso migliaia di inquadrature devono decidere cos’è successo prima in campo. Giocatori e spettatori aspettano che quel gruppetto di persone sancisca la Verità assoluta: gol o no, rigore o finta dell’attaccante, fallo da espulsione o solo da cartellino giallo.

Le moviole hanno fatto la storia dell’Italia: il gol valido e annullato di Turone in un Juve-Roma che avrebbe dato la vittoria e lo scudetto ai giallorossi capitolini, il gol non visto di Muntari – ma la palla era entrata di mezzo metro – in un Milan-Juve di qualche anno fa. Moviole che hanno dato ragione a chi si lamentava. E poi? Poi si accettano ancora gli errori degli arbitri. Var o non Var, sono ancora loro che comandano. In fondo le immagini non sono tutte così chiare.

Edizioni

x