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Partito democratico e Coronavirus: “ecco che cosa, secondo noi, bisogna fare”

Coronavirus: l’Abruzzo non è immune all’emergenza, che tocca in primis il territorio aquilano. Il momento è grave. La Commissione Sanità del Partito democratico, Unione comunale L’Aquila, ha elaborato quanto segue: “La situazione dell’epidemia Covid-19 nel nostro territorio è pressoché fuori controllo. Paghiamo mesi di leggerezza, sottovalutazione del rischio, di tranquillità sparsa a piene mani, di richieste di deroga per lo svolgimento di manifestazioni e di facili ironie su chi richiamava al rispetto delle misure di prevenzione e sicurezza sanitaria”. Si parla di scelte ed atteggiamenti anche ideologici. Si legge ancora: “Regione Abruzzo, Asl n.1, Comune dell’Aquila, nei mesi estivi hanno avuto a disposizione risorse e tempo per predisporsi ad affrontare un possibile ritorno della pandemia, che la comunità scientifica e il Governo avevano segnalato. Nulla è stato fatto. Ci si è cullati sull’andamento dell’epidemia durante il lockdown, quando nel nostro comprensorio non avevamo avuto particolari problemi. Nessuna delle istituzioni sopra citate si è preoccupata del fatto che con l’arrivo massiccio dei turisti, il ritorno di vacanzieri, la riapertura delle attività e delle scuole, si sarebbero create le condizioni per un vero contagio. Questo territorio era stato risparmiato solo grazie ad una nostra marginalità territoriale rispetto ai primi focolai di febbraio del nord Italia. All’inizio dell’epidemia italiana, come sempre in spirito collaborativo, avevamo rivolto 13 domande a Regione e Asl. Eccole, al fine di verificare a quali di questi quesiti sono state date risposte nel corso degli ultimi mesi“.
Le domande sono le seguenti:
1) Che cosa prevedete, e che cosa avete previsto possa accadere in Abruzzo in termini di contagio da Covid-19?
2) La scelta di ulteriori posti di terapia intensiva evidentemente si basa su una previsione di cui vorremo, dovremmo, venire a conoscenza?
3) In particolare su che cosa, quali calcoli, studi, analisi epidemiologiche si basano queste scelte?
4) Quanti posti di terapia intensiva e subintensiva abbiamo alla data di oggi e di quanti posti l’Abruzzo avrebbe ancora bisogno?
5) Quanti ricoveri prevedete nelle prossime settimane e mesi ?
6) Ma soprattutto, che piano e quali metodi sono stati approntati per affrontare la fase 2?
7) A fronte degli 11 milioni impegnati per l’ospedale Covid-19, quante risorse vengono impegnate per allestire e potenziare i laboratori, e nel caso dove, nei diversi territori della Regione Abruzzo?
8) Avete già deciso ed organizzato una campagna di tamponi su tutta la popolazione, a partire dal personale sanitario e coloro che stanno tornando al lavoro; non ritenete che questa sia una priorità? Quanti tamponi pensate di dover fare al giorno?
9) Quando inizia in Abruzzo la fase 2 sanitaria con i test seriologici?

10) Avete intenzione di organizzare una seria medicina del territorio in collaborazione con i medici di base per affrontare questa fase di prevenzione e di prossimità?
10) Quando sarà possibile prevedere, come accade in altre regioni, visite in casa?
11) Avete previsto, alla luce delle osservazioni ormai acclarate degli epidemiologi, come risolvere il problema del contagio domestico per i sospetti costretti in quarantena?
12) Non ritenete che il commissario Albani debba finalmente e quotidianamente riferire i dati riguardanti l’Abruzzo e le azioni conseguenti ai dati rappresentati, assumendosi le sue responsabilità tecniche?
13) Quali sono le scelte riguardanti l’ospedale dell’Aquila, a marzo indicato dall’assessore Liris come ospedale Covid, e quale la sorte degli ospedali della Asl della Provincia dell’Aquila e del resto della Regione?

“Gravi accadimenti coinvolgono la città”

Si aggiunge: “Gli attuali, gravi, accadimenti che coinvolgono la città dell’Aquila e il comprensorio, discendono da precise responsabilità, sottovalutazioni, incapacità. Non è nostro intento fare polemiche. Verrà il tempo per capire chi, dove e perché ha sbagliato. Si dovrà anche considerare se il sindaco dell’Aquila, nella sua qualità di presidente del Comitato ristretto dei sindaci, abbia onorato fino in fondo il suo ruolo. Ora, preoccupati per la nostra gente, richiamiamo all’attenzione delle istituzioni competenti e di tutti gli operatori alcuni punti, obiettivi e proposte“. Seguono le proposte.

L’epidemia si ferma con i tracciamenti, vale a dire facendo tamponi e tracciando i contatti. Contatti che vanno ricostruiti ed analizzati con precisione, sino a creare una vera e propria mappa rivolta anche a disegnare “i contatti dei contatti“, una sorta di “albero genealogico”. Sui tamponi vi è una grande confusione. In particolare: a colui o colei che va in quarantena, dovendo spesso chiudere la propria attività o perdere lo stipendio, i tamponi non vengono fatti con la necessaria rapidità allo scadere dei dieci giorni, né vengono eseguiti sui conviventi. Questo è un problema soprattutto per studenti e scolari. Mettere in quarantena un bambino o un giovanissimo, vuol dire mettere in quarantena almeno un genitore; ma vuol dire anche, paradossalmente, che gli altri membri della famiglia possono andare in giro, divenendo possibili trasmettitori del virus.
Prima proposta. Agli studenti posti in quarantena è necessario eseguire il tampone in sesta giornata dall’ipotetico contatto avuto. Guadagniamo così 4 giorni. Non si stanno facendo i tracciamenti. Lo sappiamo benissimo. Le telefonate, poche, chiedono solo se si ha o meno febbre. I tracciamenti attualmente sono “fai da te”, legati a chi comunica la propria positività sui social o a telefonate tra amici, o ad interventi dei medici di famiglia.
Seconda proposta. Potenziare al massimo le postazioni per il tracciamento, coinvolgendo l’esercito e il volontariato. Realizzare almeno 20 postazioni telefoniche: bastano due giornate per formare i tracciatori.

Le Usca (Unità speciali di continuità assistenziale, ndr) non stanno funzionando – Fino a due giorni fa sono state lasciate lavorare con soli 3 medici. Ridicolo e gravissimo. Regione Abruzzo e Asl numero 1 si sono fatti cogliere assolutamente impreparati. Le misure comunicate ieri dalla Asl sono chiaramente insufficienti. Attualmente le Usca, per visitare un paziente sintomatico anche grave, impiegano più di 24 ore, se non di più: troppe.
Si lasciano passare giorni e giorni per eseguire un tampone in soggetti sospetti per sintomoatologia suggestiva. Questo è il modello lombardo che tanto ci è costato in termini di vite umane.
Terza proposta. Portare ad almeno 30 i sanitari della Asl addetti alle Usca, uno ogni 10.000 abitanti. Reclutare gli infermieri tra i volontari della Croce rossa che hanno svolto il corso e fare appello, per gli autisti, rivolgendosi al sistema del volontariato. I medici vanno reclutati tra li specializzandi in medicina del territorio, medicina d’urgenza, graduatorie medicina generale e guardia medica. Queste cose vanno fatte subito.

Occorre aumentare il numero dei tamponi.
Quarta proposta. Accelerare al massimo i lavori per potenziare il laboratorio della Asl di L’Aquila e chiarire i termini di colaborazione con il laboratorio Dante Labs.
In questo momento può essere una risorsa.

Reperire il personale.
Lo avevamo chiesto mesi fa.
Quante assunzioni sono state fatte? In quali servizi sono stati collocati gli eventuali assunti?

La vaccinazione antinfluenzale è decisiva.
Abbiamo pochissimi vaccini. Perché?
Quinta proposta. Acquisire immediatamente i vaccini necessari e coinvolgere i giovani medici per la loro somministrazione, nel caso in cui i medici di base non dovessero riuscire ad affrontare questa fase di accresciuto lavoro.

La Commissione Sanità del Partito democratico aggiunge: “Vogliamo chiarezza e trasparenza, vogliamo chiarimenti sulle pesanti dichiarazioni attribuite a vertici sanitari regionali circa l’ospedale Covid di Pescara. Vertici sanitari regionali lo hanno definito quale ‘semplice estensione’ dei reparti ospedalieri di rianimazione e malattie infettive di Pescara. Sarebbe una cosa gravissima, visto che la struttura realizzata in tempi record e con le procedure d’emergenza Covid-19 ha assorbito gran parte delle risorse destinate ad affrontare una possibile emergenza e sarebbe dovuto divenire ospedale Covid di riferimento regionale. Le dichiarazioni cui si fa riferimento verranno inviate a Domenico Arcuri, al Dipartimento Protezione Civile e al ministro della Sanità Speranza per segnalare che con oltre 11mln, ad oggi, sono stati attivati, con la collaborazione della rianimazione di Chieti e Pescara, solo 11 posti letto sui 214 previsti; di cui 40 di terapia intensiva. Lo avevamo detto in tempi non sospetti. Non basta avere i posti sulla carta. Serve il personale e un’organizzazione di vera emergenza su base regionale, perché quella struttura accolga eventuali pazienti e sia in grado di operare per l’emergenza Covid-19, emergenza per la quale è stato realizzato con ben, sottolineiamo, 11 milioni di risorse pubbliche destinate a rafforzare le terapie intensive e con donazioni“.

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