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I Popolari “rinnegano” Vox sul voto di sfiducia. Cambia la politica in Spagna

Sussulto patriottico o strategia politica, le parole in Parlamento del leader dei Popolari Pablo Casado hanno posto fine a una relazione ambigua e fin troppo lunga per i suoi elettori e restituito potere vero alla democrazia spagnola, messa a dura prova dalla pandemia e da una crisi di cui non si conoscono i confini.

Con il voto contrario dei suoi e le sue forti accuse a Vox, Casado ha detto un no chiaro e rotondo al suo alleato Santiago Abascal, che avrebbe voluto sfiduciare il Governo e contava sull’appoggio dei Popolari. Il leader dell’ultradestra l’ha presa come un’offesa personale. Fino a ieri i rapporti tra Abascal, che non ha mai nascosto le sue simpatie per l’ex Aznar, e Casado sono stati buoni.

Ma il numero uno del PP ha voluto rompere e indicare la strada dei Popolari nei mesi a venire: difensori della pluralità e della tolleranza, europeisti, moderati insomma e sostenitori della democrazia così come uscita dalla Transizione. I valori della Costituzione del 1978, sui quali si “diverte” a giocare Abascal, sono intoccabili.

Una deputata di Vox dopo il discorso ha voluto comparare Casado al croato Slodoban Praljak, che ingerì cianuro di fronte al tribunale che lo giudicava per crimini di guerra. Questo è il clima oggi nel partito di destra, che si trova ora solo, disilluso e con pochi margini di manovra nelle Regioni in cui governa con i Popolari. A Madrid, Murcia o in Andalusia poco potrà fare concretamente, a meno di non mettere in mano il pallino del gioco alla sinistra, cosa che non farà.

Una buona notizia per la democrazia spagnola non è però automaticamente un successo per il Presidente del Governo, Pedro Sanchez: il no (momentaneo) alla riforma di legge del potere giudiziale da parte di Casado è arrivato un minuto dopo il suo divorzio da Abascal. Ma la democrazia spagnola può respirare.

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