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Pelè compie 80 anni. Mille gol e 3 Mondiali vinti, è stato forse il più grande del calcio

Al Mondiale di Svezia del 1958 arrivò a 17 anni, fece vedere al mondo come si gioca al calcio e ai colossi del Paese scandinavo, arrivati in finale contro il suo Brasile, come è facile scartarli e segnare una doppietta. Il più giovane giocatore a vincere un Mondiale, il più forte di sempre a detta di molti (ma c’è anche la “corrente” Maradona), compie 80 anni. Ha avuto tutto: una grande classe come calciatore, una magnifica signorilità come uomo.

E’ Waldemar de Brito, uno della Selecao, così viene chiamata la Nazionale brasiliana, che lo scopre a 15 anni (Pelè ha sempre giocato a pallone, è figlio di un ex giocatore) e gli fa fare un provino per il Santos, che sarà la sua squadra per sempre.

Hanno provato tutti a portarlo in Europa, dal Real mitico di Di Stefano e Puskas al Manchester United alla Juventus. Ma chi ce l’aveva fatta era stata l’Inter dell’indimenticato Moratti, il padre di Massimo. Chiusi gli accordi, il presidente del Santos fu aggredito e non se ne fece niente. Non l’ha avuto nessuno, se non i tifosi brasiliani. Pelè è sempre stato di un altro pianeta, come può ancora testimoniare chi lo ha marcato.

Dopo il trionfo in Svezia, vince ancora con i Carioca sia il Mondiale in Cile sia quelli, contro noi in finale, di Messico 1970. Nel 1961 il Governo brasiliano lo dichiara “tesoro nazionale” e lo blinda come fosse un vaso antico dell’Altes Museum di Berlino.

Col Santos vince tutto, inutile dirlo. Il 18 luglio 1971 lascia la Selecao, con 77 gol fatti, miglior realizzatore di sempre, e una media quasi di un gol a partita. Poi va a lanciare il soccer (è il calcio, ma come lo dicono gli americani) nei Cosmos di New York con Carlos Alberto, Beckenbauer e Giorgione Chinaglia. Calciatore del secolo e Pallone d’oro “eterno” per la Fifa, è diventato poi testimonial per i giovani contro droghe e discriminazioni razziali. ‘O Rey è sempre lui.

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