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Rsa coronavirus

Rsa, il conteggio dei morti non torna in molti Paesi. E a Bari la “festa dei nonni” fa 90 positivi

E’ da marzo che il vero fronte di guerra, ignorato forse da tutti gli strateghi della lotta al Covid, sono le case di riposo per anziani. E’ là che il corpo a corpo con il virus è più drammatico: forse non abbiamo un piano vero per salvare gli ospiti né vogliamo forse guardare cosa sta succedendo là dentro. E sui dati siamo incerti qua ma anche all’estero non sanno come fare.

Sembra impossibile, ma in Spagna è impossibile sapere quanti “mayores” muoiono di coronavirus negli ospizi. O meglio si sa il numero di quante vittime ci sono state nelle case di riposo (6mila a primavera, 71 in questi due mesi della seconda ondata), ma tutti quelli che vengono portati negli ospedali e muoiono là? Le autorità sostengono di non calcolare ormai da dove arriva il paziente e fanno calcoli diversi anche all’interno del Governo, tra i dipartimenti di Politiche sociali e Sanità.

Il ritorno del virus ha evidenziato come da marzo poca rilevanza – anche statistica – si dia alle Rsa. Anche in Italia abbiamo numerose residenze per anziani che tornano a vivere storie al limite dell’assurdo. Come è successo all’Hotel San Francisco di Triggiano, in Puglia. Il 2 ottobre hanno voluto festeggiare la Festa dei nonni, dipendenti e ospiti senza mascherine né distanziamenti. E infatti la Rsa barese è diventata un grande focolaio con 19 dipendenti e 71 ospiti risultati positivi.

Ha commentato il capo del dipartimento di prevenzione Asl di Bari, Domenico Lagravinese: “Purtroppo il virus sta entrando con facilità nelle comunità chiuse e fragili come le Rsa e ospedali. Quando il virus entra in queste comunità diventa incontenibile”. Prendere provvedimenti più restrittivi ora serve a poco, molti ospizi in tutta Italia sono diventati focolai pericolosissimi.

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